Due donne e due Manhattan

di Gladis Alicia Pereyra

  -Ehi! Ehi! Calmati!-
-Sta zitta! Tu sei l’amante di mio marito! Tu, tu stai tentando di distruggere il mio matrimonio e mi chiedi di calmarmi? Io ti…- la donna, rossa in viso e con gli occhi che sembrava volessero scappare dalle orbite, urlava puntando un dito minaccioso contro la sconcertata Ilaria. La ragazza, dopo il primo momento di sorpresa, tentava di prendere il controllo della situazione prima che quella furia passasse all’aggressione fisica.
-Senti, o ti calmi e ti siedi e parli come una persona normale o io me ne vado. Intesi? Ci stanno guardando tutti-.
-E che ci guardino, sai quanto mi frega!- Urlò ancora più forte la donna.

  Ilaria si alzò e prese la borsa decisa a mettere fine a quella scena imbarazzante. Il suo movimento ebbe il potere di mutare, come per incanto, il forsennato comportamento dell’altra. Lo sguardo furibondo fu cancellato all’istante e al suo posto comparve qualcosa che molto somigliava alla paura.

  -Mi calmo, mi calmo, non te ne andare- e si lasciò cadere sulla sedia.

  Ilaria la guardò perplessa. Che la donna stesse passando un brutto momento lo aveva capito non appena l’aveva vista entrare nel bar; anzi, lo aveva capito dalla telefonata in cui si era presentata come la moglie di Antonio e le aveva chiesto un appuntamento dicendo che doveva assolutamente parlare con lei. Aveva accettato d’incontrarla perché era la moglie di Antonio, anche se non immaginava cosa potesse avere di tanto urgente da comunicarle. Si conoscevano appena, si erano viste per la prima e unica volta durante il compleanno di un collega e avevano scambiato sì e no due parole. Le era sembrata una richiesta strana, tuttavia, non si sognava un’accusa così ridicola e tanto meno un comportamento del genere. Posò la borsa e sedette.

  -Bene, ora che ti sei calmata possiamo parlare. Anzitutto ti voglio informare che io non sono l’amante di tuo marito. Non so se lui ne abbia una, non lo credo, in ogni caso non sono io. Ora che è stato chiarito questo, abbiamo qualcos’altro da dirci?-
-Non è stato chiarito niente, tu non capisci. Siamo sposati da dodici anni e io non voglio che mi lasci per un’altra più giovane-.

  La ragazza era ogni volta più incuriosita, che voleva da lei quella donna? La megera scatenata di poco prima adesso appariva stanca, le spalle sembravano piegate da un peso invisibile, come se tutta l’energia del suo corpo fosse stata bruciata in quella scenata assurda. Ilaria ebbe un moto di pietà.

  -Non so che stia succedendo tra di voi, Antonio non parla mai dei suoi rapporti con te. Siamo colleghi e anche un po’ amici. Sì, posso dire che siamo amici, ma ti assicuro che mai è passata per la mente di nessuno dei due che la nostra amicizia potesse diventare qualcos’altro. Mai-.

  Con sorpresa di Ilaria, le sue parole non sortirono nell’altra l’effetto sperato. Anzi, sembrava addirittura delusa e alquanto disorientata. Era, sicuramente, arrivata con la certezza di dover affrontare l’amante del marito; la quale avrebbe reagito alla sua accusa, si sarebbe difesa, avrebbe contrattaccato e sarebbe stata costretta a misurarsi con lei. Ora il copione era stato improvvisamente cambiato e non sapeva come comportarsi. Ilaria cercò di venirle incontro.

  -Vuoi prendere qualcosa? Se ti va possiamo parlare. Mi piacerebbe sapere cosa ti ha fatto pensare che io sia l’amante di tuo marito. Ma prima dimmi come ti chiami. Come vedi, so così poco di te che non conosco neppure il tuo nome. Credi che, se Antonio e io avessimo una relazione, non avremmo parlato di te?-
-Anna. Mi chiamo Anna e vorrei prendere qualcosa di forte, ne ho bisogno, un Manhattan mi andrebbe bene-.

Ilaria chiamò il cameriere e ordinò due Manhattan, anche lei aveva bisogno di qualcosa di forte.

-Tu sei così bella, giovane, con quelli occhi scuri, intensi, passionali, sei il tipo di donna per cui qualsiasi uomo perderebbe la testa. Io invece ho già quarantacinque anni e non sono una bellezza calda, mediterranea come te, sono una bionda sbiadita del nord-.

  Ilaria la considerò con attenzione. Anna era una donna elegante, alta, bionda con degli occhi grigioverdi chiarissimi, luminosi. Niente in lei era sbiadito, tutto il contrario, era proprio una gran bella donna.

  -Balle. Una balla la storia che ti sei raccontata sulla relazione di Antonio con me. Un’altra balla è questa che mi stai dicendo, tu sei decisamente bella e credo che tu lo sappia. Allora perché ti racconti balle?-

Il cameriere portò i cocktail, lasciò lo scontrino accanto a Ilaria e si allontanò.

  Anna guardava il suo bicchiere pensierosa, senza decidersi a bere. -Mi sembrava una cosa naturale, tutti gli uomini arrivati a una certa età lasciano la vecchia moglie per una più giovane. Come fanno con le camicie: questa l’ho usata abbastanza, è un po’ logora, non mi serve più e vanno a comprarsi una nuova. E’ una cosa terribilmente squallida. Ho pensato che la nuova camicia probabilmente eri tu. Ti ho vista una volta sola e mi è bastato per capire quanto potevi apparire affascinante agli occhi di un uomo sposato da dodici anni-
-Il paragone con la camicia usata è molto appropriato in certi casi; non so dirti, però, se Antonio sia stanco del vostro matrimonio, delle nostre vite private non parliamo mai, si parla quasi esclusivamente di lavoro, a volte si accenna a qualche progetto personale ma si tratta sempre di cose che non toccano la vita sentimentale o i rapporti familiari. Che ti fa pensare che lui sia stanco di te e vada in cerca di avventure? In ogni caso mi sembra evidente che il tuo sospetto su di me non si basi su niente di concreto e sia piuttosto una tua fantasia-.
-Non mi sorprende che parliate solo di lavoro, lui non è capace di pensare ad altro. Di quali progetti ti ha parlato?-
-Non saprei… di viaggiare, vorrebbe andare all’Antartide- Anna scoppiò a ridere.
-Dimmene un altro-.
-Vorrebbe avere più tempo per dedicarsi seriamente alla pittura-.
-Seriamente. Ti ha detto proprio così? Sei sicura?-
-Sì, ne sono sicura perché è qualcosa che ripete spesso. Sembra che la pittura sia un suo sogno mai realizzato-.
-Si dedica seriamente alla pittura o almeno così crede lui. Ha persino preso lezioni private da un maestro dell’Accademia-. Anna sorseggiò il Manhattan, poi fissò Ilaria sporgendosi in avanti e, abbozzando un sorriso maligno, parlò lentamente rimarcando le parole. -Antonio passa tutto il tempo libero chiuso in soffitta imbrattando tele. Non ha idea né del colore né della forma, i suoi cosiddetti quadri sono abominevoli. E’ completamente negato per la pittura, ma lui s’illude che con sforzo e dedizione riuscirà a produrre capolavori. Artisti si nasce e lui è nato per fare soldi e basta, ma non si rassegna-.
C’era una tale cattiveria nell’espressione del viso e della voce, da far intuire a Ilaria che la passione per la pittura di Antonio fosse un punto di grande attrito e frustrazione per la moglie.
Anna continuò a sfogarsi -Anche a me parlava del suo sogno di diventare un vero pittore quando ci siamo conosciuti. Era una tattica per rendersi interessante ai miei occhi e confesso che ci riuscì. Fu abbastanza furbo, tuttavia, da non mostrarmi un suo lavoro prima di essere sicuro di avermi conquistata. Devo essere stata molto innamorata perché i primi quadri che mi fece vedere mi sembrarono molto intriganti. Ero convinta che dietro a quel marasma di colori ci fosse un messaggio importante che io non ero in grado di decifrare. Più tardi capii che dietro quei colori c’era l’imprimitura della tela fatta male, perché lui si vantava di preparare da sé le sue tele, e nient’altro-.
-Non sei generosa con tuo marito-.
-Questo che dici mi conferma che tu non sei la sua amante e, se lo sei, ancora non lo conosci abbastanza, perché altrimenti saresti completamente d’accordo con me. Penso che un artista vero dovrebbe possedere una certa grandezza, mentre Antonio è piccolo e gretto, non immagini quanto. Per lui contano solo i soldi-.
-Ma i soldi che guadagna fanno comodo anche a te. Se non sbaglio-.
-Invece sbagli. I suoi soldi mi hanno fregata ben bene. Ogni volta che esprimevo il desiderio di lavorare anch’io, lui si metteva di traverso: perché vuoi lavorare? che ti manca? Dedicati a fare qualcosa che ti piaccia veramente senza pensare di dover guadagnare!-
-E ci hai pensato?-
-No. Perché il mio tempo l’ho impiegato a occuparmi di lui. Non immagini quanto possa essere bisognoso di cure il grande uomo d’affari. Io sono sempre stata il premuroso pianeta che gira attorno a lui. Mi è mancato il tempo per pensare a cosa volevo fare della mia vita-.
-Ho capito: state attraversando la solita crisi di coppia. Riuscite almeno a parlare?-
-Ti sbagli ancora, non stiamo attraversando nessuna crisi, questo è lo stato normale dei nostri rapporti. In quanto a parlare, tra di noi la parola non è necessaria, ci detestiamo in silenzio-.
-Non avete mai pensato a separarvi?-
-E no, separarci non è possibile perché ci amiamo profondamente-.
L’altra la guardò incredula. -Allora qual è il problema?-
-Il problema è che io non sopporto più di vivere in queste condizioni-.
-Beh, cerca di cambiarle, parla con lui-.
-Non è possibile. Mi sono stancata di provarci, niente da fare. Ormai non ci provo più-.
-Ma sei sicura di amarlo così profondamente come dici?-
– Antonio ha i capelli grassi, li deve lavare tutti i giorni con lo shampoo che gli ha dato il dermatologo. Io l’ho costretto ad andare dal dermatologo e io gli compro lo shampoo e lo costringo a lavarsi i capelli tutti i giorni. Hai visto come sono belli e lucenti i suoi capelli? Bene, sono così grazie a me. E non lo faccio solo perché sia presentabile davanti ai clienti, ma perché i suoi capelli se non sono lavati tutti i giorni puzzano e non sai quanto. Sabato e domenica no se li lava e durante la notte la camera si riempie del disgustoso odore di sebo che emanano i suoi capelli. Al mattino devo correre a spalancare le finestre per cambiare l’aria e poter respirare liberamente. Sabato e domenica i capelli devono riposare altrimenti si stressano e cadono, così dice, e non si fa neppure la doccia. Suda, sì non mi guardare così, il tuo amico suda-.
-Mi sembra naturale-.
-Tu non sai quanto suda e quanto puzza il suo sudore. Nel week end, l’aria nella nostra camera da letto diventa irrespirabile. Ho provato a usare delle mascherine di carta ma non sono sufficienti e con un altro tipo di maschera non sarebbe possibile dormire-.

  A Ilaria non scoppiare a ridere le costava un notevole sforzo.

  -Il corpo di Antonio è una sinfonia di puzze differenti, dalla testa ai piedi è un concerto di cattivi odori e io che possiedo un naso spasmodicamente sensibile, dormo con lui tutte le notti da dodici anni. Ti sembra che come prova d’amore non sia sufficiente?-
-Mi hai parlato dei suoi difetti, ma avrà anche dei pregi che compensano i difetti, altrimenti non capisco perché sei rimasta accanto a lui per tutti questi anni, o no?-
-Certo che ha dei pregi e sono quasi tutti palesi. E’ un bell’uomo, non sei d’accordo?-

  Ilaria fece un gesto come per dire è evidente.

  -Vedi? Anche tu hai notato che è un bell’uomo, è anche un ottimo parlatore, se aggiungi che è veramente simpatico si può affermare che sia un uomo di grande fascino. Credo che tu abbia notato anche questo. Quello che forse tu non hai notato ancora è che a letto ci sa proprio fare. E’ un ottimo amante. O hai notato anche questo?-
-Ah! Ci risiamo! Allora hai fatto soltanto finta di credere quel che ti ho detto-.
-No, no, ti credo. In realtà ti credo a metà. Voglio dire: non sei ancora la sua amante ma potresti esserlo in un futuro non tanto lontano-.
-E per scoraggiarmi mi hai raccontato quanto può essere disgustoso Antonio quando non si lava?-

  Anna fissò Ilaria con uno strano sorriso, poi prese il bicchiere che sembrava avesse dimenticato, bevette un altro sorso del Manhattan senza smettere di guardarla è ribadì.

  -Quando non si lava-.
-Bene, credo di aver sentito abbastanza-. Ilaria tirò fuori il portafoglio e prese lo scontrino.
-Nei primi tempi lui era sempre pulito e profumato, ora che la nostra coppia è vecchia non gli importa più che la sua vicinanza mi risulti disgustosa, con te sarebbe diverso, almeno all’inizio. Non ti ho raccontato dei suoi difetti per scoraggiarti, ma perché tu sia preparata e possa correre ai ripari fin da subito. Potrei darti il nome dello shampoo, anzi ci sono diverse case farmaceutiche che lo producono, il principio attivo è sempre lo stesso e sono tutti efficaci-.

  Ilaria mise il portafoglio sul tavolo. A quel punto non poteva andarsene prima di capire le intenzioni dell’altra. A che gioco giocava? Non era pazza. Che diavolo voleva da lei? Le stava suggerendo di diventare l’amante del marito. All’improvviso ebbe una sorta di illuminazione.

  -Tu ti sei convinta che io fossi l’amante di Antonio perché desideravi che lo fossi. Tu vuoi separarti da tuo marito ma non vuoi prendere l’iniziativa. Vuoi che la vostra separazione avvenga per colpa sua, e quale colpa è più colpa del tradimento? Tu vuoi essere la vittima, ancora una volta vuoi essere la vittima di tuo marito, si vede che il ruolo ti appartiene. Secondo te, non sai che fare della tua vita per colpa sua, è comodo pensarla così. Per dodici anni hai fatto la bella vita con i suoi soldi, disprezzandolo in fondo perché non sa fare altro che guadagnare soldi. Soldi che, però, ti permettono di avere la bella casa, la colf, la macchina, i vestiti eleganti, i viaggi. Ora tutto questo non ti basta più, hai paura d’invecchiare, sei in crisi e vuoi cambiare. Non sai ancora che farai una volta libera, però, sai che il tuo matrimonio è finito e vuoi riavere la libertà. Allora devi avere il coraggio di dirglielo. Parla con lui, digli la verità, smette di fare la vittima, prenditi la responsabilità della tua scelta. Ti sentirai molto meglio dopo e, forse, troverai la tua strada-.

  Durante la lunga tirata della ragazza, Anna la guardava e sorrideva in quel suo modo particolare tra maligno e burlone. Ilaria tacque. Ci fu una pausa che entrambe approfittarono per bere un altro sorso di Manhattan, poi Anna esordì in tono basso seduttore:

  -Antonio sa essere molto generoso è il suo pregio maggiore. Non volevi che ti parlasse dei suoi pregi? Questo è solo uno, ne ha molti altri-.
-Ok, e con ciò?-
-Niente, dicevo così, nel caso potesse interessarti…-
-Ok, senti, basta. Questa conversazione diventa sempre più folle, io vado- e riprese il portafoglio. Anna la fermò con un gesto della mano, la sua espressione era cambiata di nuovo, ora diventava implorante.
-Ti prego, ascoltami, da donna a donna, mi devi aiutare. Prenditi mio marito, liberami da lui, ti prego, t’imploro. Mica devi sposarlo, devi solo avere una relazione, anche una breve relazione a me basterebbe. Ti prego, ti prego-.

  Ilaria si alzò. -Tu sei pazza, è dell’aiuto di uno psichiatra che hai bisogno-. Tirò fuori dal portafoglio una banconota da venti euro, la buttò sul tavolo, agguantò la borsa e se ne andò.

  Anna la seguì con lo sguardo sorridendo sempre -fuggi, fuggi, non andrai lontano, non sai che quando io voglio una cosa non demordo mai, mai-. Prese con calma scontrino e banconota, poi fece segno al cameriere di avvicinarsi.