Un organo ironico al festival di ArteScienza

di Ivana Musiani

  Chi, questo pomeriggio alle 19, si presentasse a Villa Medici, la sede dell’Accademia di Francia, con l’intenzione di fare la conoscenza del compositore praghese Ondrej Adamek attraverso le sue parole e la sua musica, sarà forse un po’ frastornato dalla visione di palloncini che si gonfiano e sgonfiano, giocattoli, mantici di aspirapolvere… Niente paura, questo è ArteScienza, interessante, divertente ma anche serissimo Festival, avendo tra l’altro ricevuto un premio speciale dalla ancor più seria Associazione Nazionale dei Critici Musicali. Come spiegano i curatori, Michelangelo Lupone e Laura Bianchini “ArteScienza 2018 indaga sulle questioni attuali della vita sociale, caratterizzata da una profonda instabilità degli eventi e delle relazioni, da mutamenti improvvisi e imprevedibili di una società che Bauman ha definito ‘liquida’ e che coincidono sulla identità delle persone. Ecco che le arti e la musica in particolare, attraverso forme espressive innovative e integrate, e la valorizzazione di spazi non convenzionali per la fruizione artistica, possono essere elementi propulsivi in grado di veicolare contenuti e suggerire nuovi modi di relazione”.

  Per tornare a Adamek, la sua composizione, eseguita sullo strumento di sua invenzione che ha  chiamato  Air Machine, si avvale anche di un organo, però, come c’era da aspettarsi, insolito, animato, ironico, e lo spiega col fatto di aver “sempre preferito i suoni e la loro poesia, e sperimentare con strumenti piuttosto che suonare o analizzare partiture esistenti”.

  Il Festival prosegue venerdì 14 al Parco della Musica, nel Museo degli strumenti dell’Accademia di Santa Cecilia, dove Air Machine viene ancora presentato come un’installazione sonora dal titolo Hand cry, con intervento del percussionista Romeo Monteiro, alle prese con tubi, valvole e altri insoliti e divertenti oggetti (ore 18,30).

  Ancora ironia e leggerezza nel concerto che segue (ore 21), una a prima assoluta dal titolo Feedback  for two di Silvia Lanzalone, duello a due voci femminili su elaborazioni elettroniche in senso reale della stessa autrice.

  Una prima assoluta anche per la chiusura del 23 settembre al Teatro Studio del Parco della Musica con NDOKI (Mio figlio è un feticcio), “cantata per i bambini accusati di stregoneria”, da un racconto di Sandro Cappelletto, per la musica di Michelangelo Lupone, con Silvia Schiavoni mezzosoprano, Michele Rabbia multi percussioni, cori di voci bianche e giovanili di Santa Cecilia, voce narrante lo stesso Cappelletto che spiega: “Gli Ndoki sono i bambini e le bambine più deboli, resi orfani da una guerra, malati, colpiti da un handicap, i più poveri, vittime innocenti di errori e di interessi altrui. Diventano un problema, considerati feticci, diversi, altri, è un modo spiccio e sicuro per raggiungere un duplice risultato: liberarsi di un peso e incanalare la rabbia. Il testo ricostruirà le diverse fasi del ‘processo’ che viene istituito contro il bambino accusato di essere un feticcio, di stregoneria, e che sempre si conclude con la sua eliminazione. Alla voce degli strumenti e dell’elettronica, della cantante e delle voci bianche, è affidato un contrappunto di sgomento, di compianti, di speranza. Sono loro le voci che queste piccole vittime non hanno mai potuto avere, per rivendicare il loro diritto alla vita”.

Biglietti: Parco della Musica – Teatro Studio 15 euro, giovani e anziani 12. Tutte le altre manifestazioni sono a ingresso gratuito.