Victor Fleming

di José de Arcangelo

Victor Fleming ovvero la professione di regista, Victor Fleming il sicuro mestiere, Victor Fleming l’anonimo artigiano che diresse i film più famosi di Hollywood. Sì, quel giovane autodidatta nato a Pasadena (La Cañada Flintridge), California, il 23 febbraio 1889 (ma alcuni sostengono nel 1883) e morto a Cottonwood, Arizona, il 6 gennaio 1949 e firmò film mitici come “Via col vento” e “Il mago di Oz”, e altre commedie indimenticabili amate da autori cinefili (non solo) come “Joe il pilota”, soprattutto da Steven Spielberg che ne trasse un remake, “Always” (1989) con Richard Dreyfuss e Holly Hunter.

Ma era anche il tipico professionista cha lavorava nell’ombra come tanti altri colleghi, quando il regista contava poco, almeno quale autore, e veniva considerato un esecutore, o nel migliore dei casi come un direttore d’orchestra che cerca di fondere insieme il meglio possibile il lavoro altrui.

Nel 1910 Fleming inizia una lunga attività di operatore, prima all’American Film Company (Santa Barbara), poi alla Triangle, dove gira tra l’altro alcuni film del grande David W. Griffith e quasi tutti quelli interpretati dal divo Douglas Fairbanks. Nello stesso periodo fu il fotografo ufficiale del presidente Wilson alla conferenza di pace di Versailles, ma complessivamente sono venti i titoli in cui è stato accreditato come operatore, molti dei quali diretti da Allan Dwan (1916-19).

Esordì nella regia, in collaborazione con Ted Reed, con “Douglas il superstizioso” (When the Clouds Roll by – tl. Quando le nuvole se ne vanno) e continuò nel periodo del cinema muto dirigendo una ventina di pellicole avventurose e western.

Dal 1924 diventa, saltuariamente, produttore di se stesso realizzando, tra gli altri, “Mani vuote” e “Lord Jim” (1925). Nel 1929 firma il suo primo film sonoro – ma già “Rosa d’Irlanda”, realizzato un anno prima, era stato post-sonorizzato – “Il virginiano”, il suo primo grande successo, e il western che lanciò definitivamente il divo Gary Cooper.

Ma sono gli anni Trenta a far di lui uno dei più quotati registi del periodo e il rappresentante più prestigioso dello stile Metro Goldwin Mayer: un abile professionista che aveva una minuziosa cura dei film, il classico ‘prodotto’ hollywoodiano. I suoi lavori, non a caso, sono diventati dei classici. Classici di un’industria cinematografica sempre più in espansione: dal celeberrimo “Via col vento” – che ereditò da George Cukor – a “Capitani coraggiosi”, passando per la più famosa favola-musical “Il mago di Oz” anch’essa ereditata da Cukor.

Anche Fleming, come tanti noti colleghi del periodo, lavorò spesso con divi e divine: la coppia Jean Harlow e Clark Gable in “Lo schiaffo”, che diresse anche in “Argento vivo” e “Tentazione bionda”; Clara Bow e Spencer Tracy per il quale firmò ben sei film (da “Il fattore prende moglie” a “Joe il pilota”, ma anche nella seconda versione del romanzo di Stevenson “Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde”); Judy Garland, il già citato Cooper e, infine, Ingrid Bergman. E, come ogni ‘anonimo’ professionista che si rispetti i suoi grandi successi sono stati paradossalmente film rifiutati o tolti di mano a registi-autori di solito in conflitto con la macchina produttiva hollywoodiana.

Oltre al sopracitato Cukor, anche King Vidor e, in un certo senso, Sam Wood. Una responsabilità per niente trascurabile se si pensa che questi film erano dei kolossal di non facile realizzazione, spesso tratti da classici della letteratura universale: appunto “Capitani coraggiosi” (1 Oscar), “Via col vento” (8 premi Oscar) e “Il mago di Oz” (2 statuette) che diventeranno il fiore all’occhiello della major MGM.

Ad oltre sessant’anni dalla sua morte questi tre film continuano a far parlare di sé e, se il suo autore viene spesso messo in secondo piano, il merito è in gran parte suo. Un’inimitabile abilità nel frenare i capricci dei suoi attori tirando fuori il meglio del loro talento e del loro fascino; una cura dei particolari e un’attenzione ai ‘silenzi’, un ottimo uso del colore che, nel “Mago di Oz”, diventa il linguaggio della favola.

Ma Fleming è stato – oltre che ‘specialista dell’azione’ – un regista dei sentimenti, tanto che il cosiddetto sentimentalismo nei suoi film (di ogni genere) non è deteriore, ma serve a tenere lo spettatore attaccato alla poltrona. Impossibile non cedere al fascino di “Via col vento” (fino agli anni ’80 veniva riproposto in sala ogni estate, non solo, addirittura con un nuovo doppiaggio) che in altre mani sarebbe diventato veramente un polpettone melenso e insopportabile. Fleming capì di avere tra le mani non solo una bellissima bambola, ma anche una grande attrice. E Vivien Leigh divenne una diva, ma una diva terrena, con un cuore e un’anima, eclissando anche il bello e amatissimo Clark Gable, sul grande schermo allora molto più famoso di lei.

FILMOGRAFIA

1919  “Douglas il superstizioso – Quando le nuvole volano via”

1920  “Un pulcino nella stoppa”

1921  “Mama’s Affair

          “Woman’s Place”

1922  “The Lane That Had No Turning”

           “Red Hot Romance”

           “Anna Ascends”

1923  “Dark Secrets”

          “Law of the Lawless”

          “To the Last Man”

          “The Call of the Canyon”

1924  “Mani vuote”

           “Code of the Sea”

1925  “The Devil’s Cargo”

          “Adventure”

          “A Son of His Father”

          “Lord Jim”

1926  “The Blind Goddess”

          “Mantrap”

1927  “Nel gorgo del peccato”

          “Hula”

          “Rough Riders”

1928  “Il risveglio”

          “Rosa d’Irlanda”

          “Il virginiano”

1929  “La canzone dei lupi”

1930  “Common Clay”

          “La spia”

1932  “Lo schiaffo”

1933  “Argento vivo”

          “La suora bianca”

1934  “L’isola del tesoro”

1935  “Tentazione bionda”

1936  “Il fattore prende moglie”

1937 “Capitani coraggiosi”

1938  “Arditi dell’aria”

          “Il grande valzer” (non accreditato)

1939  “Il mago di Oz”

          “Via col vento”

1941  “Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde”

          “Otto giorni di vita” (non accreditato)

1942  “Gente allegra”

1943  “Joe il pilota”

1945  “Avventura”

1948  “Giovanna d’Arco”