Al Lido il nuovo film di Roberto Andò, una “commedia beffarda” fra realtà, finzione e cinema nel cinema: “Una storia senza nome” dell’Italia di ieri e di oggi

Presentato oggi – fuori concorso – alla 75.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il nuovo film di Roberto Andò “Una storia senza nome” con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, il regista Jerzy Skolimowski e la partecipazione di Alessandro Gassmann. Un mix tra thriller, “commedia beffarda” e melodramma, realtà e finzione, cinema nel cinema, lontano dai suoi precedenti lavori: “Viva la libertà” e “Le confessioni”.

“E’ un film sul cinema – afferma l’autore -, un atto di fede, ironico e paradossale, sulle sue capacità di investigare la realtà e di trascenderla. Si è sempre sostenuto che l’immaginazione, anche la più potente e visionaria, paghi il prezzo di una impotenza a priori: l’impossibilità di provocare effetti reali. Il mio film, in modo giocoso, e mi auguro divertente, mostra il contrario”.

“Con Angelo Pasquini e Giacomo Bendotti (gli sceneggiatori ndr.) – spiega Andò – abbiamo scelto una vicenda leggendaria degli annali criminali italiani, il furto della Natività di Caravaggio, avvenuto a Palermo nel 1969, un tempo in cui la città era preda del crimine organizzato, cioè della mafia, e anche della più completa indifferenza civile. Quell’anno i ladri prelevarono il quadro dallo splendido Oratorio di San Lorenzo, scolpito dal grande scultore Giacomo Serpotta, e in una notte di pioggia lo portarono via con un’Ape”.

La ‘storia senza nome’ è quella di Valeria (Ramazzotti), segretaria di un produttore che vive sullo stesso pianerottolo della madre Amalia (Morante), donna eccentrica e nevrotica, e scrive in incognito per lo sceneggiatore di successo, Alessandro (Gassmann). Ma un giorno, Valeria riceve in regalo da uno sconosciuto (Carpentieri), la trama di un film, però il plot è pericoloso: racconta il misterioso furto (vero), avvenuto a Palermo nel 1969, della ‘Natività’ di Caravaggio. Da quel momento la ‘ghost writer’, anzi prima lo ‘sceneggiatore’, si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco, in cui sembrano coinvolti tutti, mafia, funzionari e politici.

“Con questo film – conclude – avevo voglia di ritornare a un tono leggero, e di ritrovare i temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dell’impostura, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto, gli equivoci che fanno d’improvviso deragliare la vita lasciandone esplodere il lato comico e imprevisto”.

Tra alti e bassi un buon film sul cinema nel cinema, anche se non raggiunge il giusto ritmo e qualche situazione (sentimental-familiare) è prevedibile. Ne riparleremo successivamente, all’uscita nelle sale il 20 settembre 2018.

L’ultimo film in concorso, il giapponese “Zan” (Killing) di Shinya Tsukamoto, autore in passato dei celebri, da “Tetsuo” e “Bullet Ballet” ad “A Snake of June”, che torna alla tradizione con una storia classica e rurale, ambientata nell’800, quella di un giovane samurai che deve affrontare un problema molto grave, soprattutto per lui: l’incapacità di uccidere. Cambiano i tempi e l’ambientazione ma lo stile di Tsukamoto è quello frenetico e parossistico, rarefatto e violento. Ma per l’autore, innovativo e rivoluzionario negli anni ‘80/’90, il cinema ‘digitale’ non gli si addice.

Proclamati oggi i vincitori del premio La Pellicola d’Oro presente per il secondo anno consecutivo, tra i riconoscimenti collaterali della 75.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia con l’obiettivo di portare alla ribalta quei “mestieri” il cui ruolo è fondamentale per la realizzazione di un film ma che, allo stesso tempo, sono praticamente “sconosciuti” o non correttamente valutati dal pubblico che frequenta le sale cinematografiche o guarda i film sui canali televisivi.

A vincere quest’anno l’ambito premio sono: Franco Ragusa per i Migliori effetti speciali del film “Suspiria” di Luca Guadagnino, Katia Schweiggl come Miglior Sarta di scena per il film “Capri – Revolution” di Mario Martone e, infine, Premio alla Carriera per la sua attività artistica e artigianale, come eccellenza professionale nel mondo alla sartoria Atelier Nicolao di Stefano Nicolao. Attiva dal 1983, la sartoria Atelier Nicolao nel cuore di Venezia, è un abile ed esperta mano artigianale creando capi unici.

La ricerca iconografica unita alla profonda conoscenza del taglio d’epoca e dei materiali, nonché la sapienza nell’usarli, fusi con la ricerca del costume e con la storia, garantiscono un prodotto artistico che rende le sue creazioni apprezzate in tutto il mondo, diventando un punto di riferimento di Teatri di prosa, teatri lirici, film e cortei storici.  Ricordiamo la realizzazione di importanti costumisti di film candidati all’Oscar come: “Farinelli” ed “Elizabeth”,  “The Wings of the Dove”, “Merchant of Venice”, “Casanova”.

A decretare i vincitori è stata una giuria di qualità composta dal Presidente Francesco Martino de Carles (Produttore esecutivo), Paolo Masini (MIBAC), Gianluca Leurini (Produttore esecutivo), Umberto Carretti (As.For.Cinema), Enzo De Camillis (Presidente de La Pellicola d’Oro). Presente alla cerimonia di Premiazione il Sottosegretario del Mibac Sen. Lucia Borgonzoni che ha, inoltre, consegnato il Premio alla Carriera alla Sartoria Atelier Nicolao.

Il prestigioso premio cinematografico è promosso ed organizzato dall’Ass.ne Culturale “Articolo 9 Cultura & Spettacolo” e dalla “S.A.S. Cinema” di cui è Presidente lo scenografo e regista Enzo De Camillis.

La presenza di questo premio alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia segna nuovamente un grande traguardo per far conoscere sempre di più al pubblico un premio dedicato a chi fa il cinema con competenze indispensabili ma non conosciute.

Si ringraziano per la collaborazione ed il patrocinio: l’Anica, l’APT, l’As.For. Cinema e il Mibac Direzione Cinema, e i Media Partner Coming Soon, Voce Spettacolo, ZerkaloSpettacolo.

E’ stato consegnato oggi anche il Leoncino d’Oro Agiscuola 2018 al film tedesco “Werk ohne Autor” (Opera senza autore) di Florian Henckel von Donnersmarck, con la seguente motivazione: “un potente affresco di ideologie che non si pongono domande, mette in luce la più intima essenza dell’arte, strumento di libertà e verità. L’amore pervade ogni nota di questa sinfonia destabilizzante che si solleva tra le macerie di un secolo spezzato, fino a raggiungere le anime del pubblico contemporaneo”.

Il premio è stato ritirato da Paolo Del Brocco,  Amministratore Delegato di Rai Cinema, da Nicola Claudio, Presidente Rai Cinema e da Luigi Lonigro, Direttore 01 Distribution. Il film, diretto dal regista già Premio Oscar per “Le vite degli altri” e ispirato a fatti realmente accaduti, attraversa tre epoche della storia tedesca narrando le vicende di Kurt, giovane studente d’arte che si innamora di Ellie, sua compagna di corso. Il padre della ragazza, il professor Seeband, rinomato medico, disapprova la scelta della figlia e promette di porre fine alla relazione. Nessuno sa però che le loro vite sono già legate da un orrendo crimine, commesso da Seeband decenni prima.

I giovani giurati del “Leoncino d’oro” – in seguito ad un accordo siglato con il Comitato Italiano per l’UNICEF – assegnano inoltre la prestigiosa  Segnalazione Cinema For Unicef, riconoscimento istituito presso la Mostra sin dal 1980. Il Premio è andato a “What You Gonna Do When The World’s On Fire?” (t.l. Che cosa fare quando il mondo è in fiamme?) di Roberto Minervini, con questa motivazione: “Un mondo in bianco e nero costringe ad affrontare gli sguardi nei volti stremati dall’odio. Immerso in quello che sembra un romanzo distopico, lo spettatore rimane interdetto nell’apprendere che tutto è reale, spaventosamente attuale, e che la lotta per la giustizia e l’uguaglianza continua, oggi come ieri”.

Il premio è stato ritirato da Dario Zonta produttore creativo del film, che affronta il fenomeno del razzismo negli Stati Uniti d’America prendendo spunto dagli eventi violenti che, nell’estate del 2017, videro coinvolta un’intera comunità afroamericana di Baton Rouge, in Louisiana. Roberto Minervini, già vincitore del David di Donatello come miglior documentario nel 2014 con “Ferma il tuo cuore in affanno”, presentato nella  Selezione ufficiale del Festival di Cannes, nel 2015 ha realizzato “Louisiana (The Other Side)”, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes e ha fatto parte della Giuria della sezione “Orizzonti” del Festival di Venezia nel 2014.

LA GIURIA DEL LEONCINO D’ORO

Ad assegnare il premio, una giuria di giovani studenti e studentesse rappresentanti di tutte le regioni d’Italia, accomunati dalla grande passione per il cinema. I giovani giurati vengono selezionati, ogni anno, fra gli oltre 6.000 ragazzi che compongono le giurie del David Giovani, l’iniziativa rivolta agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di secondo grado. Gli studenti e le studentesse che aderiscono all’iniziativa hanno la possibilità di assistere alle proiezioni gratuite dei film italiani scelti dall’Ente David di Donatello e a votarne il migliore e, successivamente di partecipare al concorso tramite la recensione di uno dei film visionati. I vincitori di ogni regione, scelti da un’apposita commissione composta da Agiscuola, hanno la possibilità di partecipare, in qualità di giurati, all’assegnazione del premio.

Per informazioni

https://agiscuola.it/