“Mary Shelley”

di José de Arcangelo

Un altro film dedicato ai grandi scrittori, anzi ad una scrittrice che rivoluzionò la letteratura fantastica trasformandola in racconto di fantascienza (ma anche riflessione sull’esistenza e sui rapporti), agli inizi dell’Ottocento, “Mary Shelley” firmato dalla regista saudita Haifa Al-Mansour, già autrice del pluripremiato “La bicicletta verde” (2012), e sceneggiato da lei con Emma Jensen.

Un dramma biografico, sobrio e al tempo stesso sulfureo, che sfugge le regole del genere per mettere in risalto il genio femminile e femminista, in un periodo in cui la donna era ancora considerata un essere inferiore, pressoché un oggetto in una società di uomini per gli uomini, e costretta a mantenere anonimo il suo talento.

Mary Wollstonecraft Godwin (una sempre intensa Elle Pfanning) è una sedicenne ribelle e per niente sottomessa a regole e pregiudizi, proibizioni e divieti. Figlia del comprensivo filosofo William Godwin (Stephen Dillane) e di una scrittrice femminista ante litteram, Mary non può fare a meno di innamorarsi del poeta ‘romantico’ Percy Shelley (Douglas Booth, da “Jupiter” a “PPZ – Pride & Prejudice & Zombies”) quando lo incontra durante il suo soggiorno in Scozia: egoista e outsider, Percy parla di libertà sessuale e ha idee progressiste che vanno ben oltre i confini della sua età (21 anni). Scoperto che è sposato e ha una figlia, Mary – nonostante il parere contrario di tutti – fugge con lui portandosi dietro la sorella minore, Claire Clairmont (Bel Powley), provocando uno ‘scandalo’.

Poco a poco scoprirà che in realtà lui non è sincero e la sua vita si trasforma in un susseguirsi di sofferenze e tradimenti. La giovane cerca di trovare la sua voce, la sua vera identità per superare anche il lutto (la morte della piccola figlia). Incuriosita dagli esperimenti di Galvani sulla rianimazione elettrica dei cadaveri e dalle teorie di Erasmus Darwin sull’attivazione della materia inerme, durante un soggiorno a Ginevra nella villa di Lord Byron (Tom Sturridge) e spinta da lui che incita i suoi ospiti a scrivere una storia di fantasmi, Mary immagina un moderno Prometeo e il mostruoso prodotto del suo genio scientifico, “Frankenstein”, a soli 18 anni. Ma tra loro c’è anche John Polidori (Ben Hardy) a cui Byron ‘ruberà’ il meno celebre “Il vampiro”, pubblicandolo come suo.

Infatti, in passato Ken Russell in “Gothic” aveva ricostruito solo questo lungo soggiorno svizzero, teatro della gestazione del romanzo. La regista Al-Mansour mette in risalto l’intera vicenda del suo tormentato rapporto con Shelley, fino alla pubblicazione del libro in forma anonima (tutti gli editori rifiutano il romanzo di una donna, per di più compagna del celebre poeta) e la conseguente ammissione di lui e la riedizione a firma Mary Shelly, da parte del padre.

Nel cast Joanne Froggatt (Mary Jane Clairmont, la matrigna), da “Downton Abbey” ad “A spasso con Bob”; Maisie Williams (Isabel Baxter), Derek Riddell (William Baxter), Hugh O’Conor (Samuel Taylor Coleridge) e Clara Charteris (Harriet Shelley).

Nelle sale italiane dal 29 agosto distribuito da Notorious Pictures