Fritz Lang a 42 anni dalla morte

di José de Arcangelo

Fritz Lang il genio, Fritz Lang il maestro, Fritz Lang l’anticipatore. Uno dei più grandi registi della storia, uno dei nomi di punta dell’asse Vienna-Berlino-Hollywood era nato proprio nella capitale austriaca (allora austro-ungarica) il 5 dicembre 1890.

La sua carriera cinematografica iniziò dopo venticinque anni, anche perché il giovane Fritz, dopo aver studiato architettura e pittura, lasciò Vienna per Monaco nel 1910, dove frequentò altri corsi, poi si trasferì a Parigi e infine girò il mondo. Infatti, nel 1913 dovette lasciare Parigi per tornare in Austria allo scoppio della Grande guerra: combattè e fu ferito più volte. E proprio durante la convalescenza cominciò a scrivere e venne scoperto dal regista Joe May che lo scritturò subito come sceneggiatore.

Nel 1918 era già assunto dalla Decla come montatore e il passo dietro la macchina da presa non si fece aspettare molto, tanto che debuttò nella regia l’anno dopo con “Die Halbblut” e divenne famoso con “Destino”, seguito da titoli sempre più famosi e indimenticabili quali “Il sepolcro indiano” (1921), che rifarà a colori negli ultimi anni Cinquanta in due parti, “La tigre di Eshnapur” e “Il sepolcro indiano”, appunto; “Il dottor Mabuse” (1922), in due parti, anche questo rivisitato ne “Il diabolico dottor Mabuse” (1960), ‘rielaborato e rivisitato’ nel 2018 dal regista Dominik Kuhn; “I nibelunghi” (1924), per finire con il suo intramontabile capolavoro “Metropolis” (1927), ancora oggi attualissimo e per niente invecchiato, che ha ritrovato una nuova vita nella riedizione ‘virata e musicata’ da Giorgio Moroder nel 1985 (da allora ha realizzato oltre 300 colonne sonore per cinema e tv) e un dvd/Blu-Ray del 2011 in “The Complete Metropolis”.

Tutta una serie di film fantastici e/o esotici realizzati in modo innovativo e in collaborazione con la moglie Thea von Harbou, bravissima e attivissima sceneggiatrice lasciata dal regista quando aderì al nazismo e rimase in Germania a lavorare per la cinematografia di Hitler-Goebbels.

E infatti, il nazismo mise al bando “M. Il mostro di Dusseldorf” (1931), la sua lucida analisi della società di allora attraverso le vicende di un ‘mostro’ (oggi sarebbe definito un serial killer pedofilo) che si aggira per le strade della città, ma allo stesso tempo gli offrì di diventare di direttore della cinematografia nazista (in qualche modo impedendogli di continuare a fare l’autore indipendente). Ma Lang anziché rispondere fuggì prima in Francia, poi negli Stati Uniti.

Infatti, anche “Il testamento del dottor Mabuse” (1933) era stato bandito da Goebbels per la sua natura sovversiva e per la sua capacità di “incitare il popolo a un comportamento antisociale e al terrorismo contro lo Stato”. Il suo trasferimento in America non gli impedì di continuare a sfornare capolavori che, tra alti e bassi (mai bassissimi), hanno un posto importantissimo nella storia del cinema mondiale.

“Furia”, “Sono innocente” e “Il grande caldo” sono il raro esempio della sua lucidità d’autore contemporaneo, ma anche del suo grande talento registico. Sono drammi contemporanei che a distanza di anni (alcuni hanno oltre settant’anni e il suo primo film ha compiuto 100) hanno ancora la grande capacità di coinvolgere lo spettatore e possiedono una forza drammatica inimitabile.

Un regista instancabile che non disdegnò il cinema di genere passando dall’avventuroso al dramma sociale, dal poliziesco al noir, dal western alla spy story e all’esotico. Verso la fine degli anni Cinquanta tornò in Germania dove realizzò, come accennavamo più su, dei remake dei suoi vecchi film muti: “Il sepolcro indiano” e “Il diabolico dottor Mabuse”. Dopo si ritirò e divenne, ancora in vita, oggetto di omaggi e celebrazioni. Da ricordare l’interpretazione (nel ruolo di se stesso) ne “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard (1963), la romanzo di Alberto Moravia. Così come Stanley Kubrick cita “Mabuse” attraverso uno dei personaggi minori de “Il Dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” (1964).

La sua opera vastissima (e validissima) è ancora oggi studiata e forse meno proposta in televisione, ma continua a conquistare il pubblico di tutto il mondo attraverso le versioni restaurate dei suoi film e attraverso i dvd e i canali tematici.

Tanto per fare un nome, l’intramontabile “Metropolis” che viene presentato in giro per il mondo con musica dal vivo affidata a grandi orchestre e musicisti, in una nuova ‘veste’ adatta alle nuove generazioni che ottiene sempre un discreto successo sia in America che in Europa. Non solo.

Un autore che fondeva il gusto dello spettacolo con quello dell’arte, l’impegno civile e politico con l’inquietudine dell’uomo moderno, quello che guarda sempre al futuro e spesso lo anticipa. Fritz Lang morì a Beverly Hills, Los Angeles, il 2 agosto 1976 – proprio 42 anni fa – a oltre 85 anni, lasciando un vuoto non solo sul grande schermo.

FILMOGRAFIA

1919 Halbblut

         Der Herr der Liebe

         Il lago d’oro, ovvero i ragni

         Harakiri

1920 Die Spinnen, 2. Teil – Das Brillantenschiff

         Das Warndernde Bild

1921 Vier um die Frau

         Destino

1922 Il dottor Mabuse

1924 I Nibelunghi: Sigfrido

         I Nibelunghi: La vendetta di Crimilde

1927 Metropolis

1928 L’inafferrabile

1929 Una donna sulla luna

1931 M. Il mostro di Dusseldorf

1933 Il testamento del dottor Mabuse (anche versione francese)

1934 La leggenda di Liliom

1936 Furia

1937 Sono innocente

1938 You and Me

1940 Il vendicatore di Jess il bandito

1941 Fred il ribelle

         Confirm or Deny (non accreditato)

         Duello mortale

1942 Ondata d’amore (non accreditato)

1943 Anche i boia muoiono

1944 Il prigioniero del terrore

         La donna del ritratto

1945 La strada scarlatta

1946 Maschere e pugnali

1947 Dietro la porta chiusa

1950 Bassa marea

         I guerriglieri delle Filippine

1952 La confessione della signora Doyle

         Rancho Notorious

1953 Gardenia Blu

         Il grande caldo

1954 La bestia umana

1955 Il covo dei contrabbandieri

1956 Quando la città dorme

          L’alibi era perfetto

1959 La tigre di Eschnapur

         Il sepolcro indiano

1960 Il diabolico dottor Mabuse

         Journey to the Lost City (‘riassunto’ di “La tigre di Eschnapur”

         e “Il sepolcro indiano” rieditato nel 1960 dall’American

         International Pictures di Roger Corman e Samuel Z. Arkoff