La 75.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia punta su autori, generi, format e giovani registi

di José de Arcangelo

Presentata ieri a Roma la 75.a edizione della Mostra Internazionale d‘Arte Cinematografica di Venezia  – dal 29 agosto all’8 settembre 2018 – che, secondo il direttore Alberto Barbera,  sarà “ricca in tanti sensi, curiosa, con tanto cinema di genere figlio degli autori, con grandi registi, alcuni per la prima volta al Lido, ma anche tante scoperte: opere prime, giovani talenti, giovani registe”, afferma, come di consueto, prima di iniziare a elencare, film per film, il programma completo del Festival 2018.

Un programma forte e variegato perché ha aperto le porte a un’importante presenza di grandi e attesi titoli targati Netflix trascurati dal collega francese Thierry Fremaux che, per ragioni ideali e legislative, ha chiuso l’accesso alla sua Cannes ai film prodotti dai colossi dello streaming e della televisione, ma anche di un accurato lavoro di selezione visto che il programma del Festival sembra – sulla carta – pressoché perfetto nella sua attenta selezione che fonde cinefilia, impegno socio-politico, intrattenimento, esigenze mediatiche, divertimento e piacere della scoperta e della sorpresa.

Ecco i titoli – in concorso e fuori – che vedremo al Lido dal prossimo 29 agosto: “First Man”, il nuovo film di Damien Chazelle (“La La Land”); in apertura “The Ballad of Buster Scruggs” dei fratelli Coen, sorta di pilot del nuovo serial; il ritorno di Alfonson Cuaròn con “Roma”, a cinque anni dal premiato “Gravity”; “Double vie” del francese Oliver Assayas; il nuovo film del greco Yorgos Lanthimos “The Favourite”, su Anna d’Inghilterra; “Peterloo” dell’inglese Mike Leigh (“Turner); “Sunset” di Laszlo Nemes (“Il figlio di Saul”); “Nuestro tiempo” (t.l. Nostro tempo) del messicano Carlos Reygadas; “Killing” di Shinya Tsukamoto, su un samurai che scopre di essere incapace di uccidere; un western europeo al femminile firmato Jacques Audiard “The Sisters Brothers”, che a Cannes non ce l’ha fatta; “22 July” dell’irlandese Paul Greengrass, che torna alle storie realmente accadute con la ricostruzione della strage di Utova; “Opera senza autore” di Florian Henckel von Donnersmarkc, già autore del celebre “Le vite degli altri”; “A Eternity’s Gate” che segna il ritorno di Julian Schnabel alla regia con un film sugli anni che Van Gogh passò nel sud della Francia prima di finire in manicomio; “The Mountain” di Rick Alverson; l’argentino “Acusada” (t.l. Accusata) di Gonzalo Tobal; “Vox Lux” di Brady Corbet (“L’infanzia di un capo”); poi gli italiani, il remake di “Suspiria” di Luca Guadagnino, dall’omonimo di Dario Argento, progettato prima di “Chiamami col tuo nome”, con l’attrice feticcio Tilda Swinton, Dakota Johnson (figlia di Melanie Griffith e Don Johnson, diventata famosa con le “Cinquanta sfumature di grigio, rosso e nero”), Chloé Grace Moretz e tante vecchie glorie del cinema tedesco ed europeo; “Capri Revolution” che segna l’atteso ritorno di Mario Martone, e l’italo-americano Roberto Minervini con il documentario “What you gonna do When the World’s on Fire?”.

Fuori concorso: “The Other Side of the Wind”, il film ‘perduto’ di Orson Welles che, grazie al finanziamento di Netflix, ha permesso a Frank Marshall di completare “un’opera in sospeso da 40 anni”, rifiutata da Cannes; “They’ll Love Me When I’m Dead” un documentario proprio sul film di Welles; le prime due ‘puntate’ di “L’amica geniale” di Saverio Costanzo; “A Letter to a Friend in Gaza” dell’israeliano Amos Gitai; “Una storia senza nome” di Roberto Andò; l’autobiografico “Les estivants” di Valeria Bruni Tedeschi; “Il diario di Angela – Noi due cineasti” di Yevant Gianikian, un film di montaggio in omaggio alla grande artista Angela Ricci Lucchi; “El Pepe, una vida suprema” di Emir Kusturica, documentario su Pepe Mujica. Nella sezione Orizzonti: “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, sul caso Cucchi; “Un giorno all’improvviso” di Ciro D’Emilio; “La profezia dell’armadillo” di Emanuele Scaringi, dall’omonimo fumetto di Zero Calcare; “A Star is born”, ennesimo remake stavolta firmato dall’attore Bradley Cooper con Lady Gaga, nel ruolo che fu di Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand, e reduce dell’ottima performance in “American Horror Story”.

Oltre la cantante-attrice tra gli ospiti più attesi Ryan Gosling, Jake Gyllenhaal, Emma Stone, Natalie Portman, Jude Law e il veterano Mel Gibson. Nella giuria, presieduta dal regista e produttore Guillermo del Toro, l’italiano Paolo Genovese, Sylvia Chang, Trine Dyrholm, l’attrice e regista Nicole Garcia, Malgorzata Szumowska, Christoph Waltz e Naomi Watts.

Ma ovviamente non è tutto né ci sono tutti, e qualcuno lo scopriremo giorno per giorno.