“Il colpo degli uomini d’oro – Il furto del secolo alle Poste di Torino” di Bruno Gambarotta

di José de Arcangelo

“Il colpo degli uomini d’oro – Il furto del secolo alle Poste di Torino” di Bruno Gambarotta (Manni editore) è un coinvolgente giallo tratto da un fatto realmente accaduto, ma non è un vero romanzo. Come dice a un certo punto lo stesso autore è “una cronaca vera che si sforza di essere aderente ai fatti fino ai dettagli minimi e in apparenza insignificanti. Diciamo questo perché, se fosse un romanzo, l’autore, giunto a questo punto della storia, non oserebbe tirare fuori dal cappello altri personaggi”. Se gli uomini d’oro sono in realtà 4 su 6 c’è una galleria di personaggi che gira loro intorno allargando le piste e svelando misteri.

Infatti, il libro segue le indagini della polizia, iniziate il giorno dopo, il 27 giugno 1996, quando viene scoperto che dentro due sacchi che dovevano contenere i soldi raccolti nel giorno della scadenza pagamento dell’Ici, ci sono invece pagine di Topolino, libri scolastici e persino una busta paga di un dipendente delle Poste ritagliate a misura delle banconote di 50 e 100 mila lire.

Il racconto parte da “una sveglia al muro trafitta da un coltello” e viene costruito attraverso rapporti di polizia, testimonianze, resoconti e interviste dei media, soprattutto dai servizi e interviste apparse su “La Stampa” – come era più che naturale – in questo modo pian piano si delinea il profilo di (presunti) colpevoli, famigliari, amici e conoscenti, oltre che delle persone coinvolte nel ‘grande colpo’. Un giallo che ci tiene col fiato sospeso come accadde oltre vent’anni fa, durante l’estate del ’96, anche quando i più informati – e gli ultra quarantenni – se lo ricorderanno, ma nessuno con il lusso di particolari del libro.

Quindi la narrazione parte dal giorno dopo, ovvero dalle 8 del mattino di giovedì 27 giugno di quell’anno e si conclude alla fine del processo, il 3 febbraio 1998 con la sentenza, e una pena di 28 anni e 8 mesi ai due principali indiziati. Ma seguono il Riepilogo, che ricostruisce l’intera ‘cronaca’ del colpo grosso, e i Colpi di coda, con fatti ed eventi legati alla vicenda, dal 1999 al 2002, e si chiude con la morte di uno (Domenico Cante) e il rilascio dell’altro (Ivan Cella).

Quello che più colpisce di questa stupefacente intera vicenda è la storia di questi sei personaggi (non “7 uomini d’oro” come l’omonimo film del 1966 di Marco Vicario) che potrebbero essere considerati una sorta di “Soliti ignoti” di fine millennio, ma più vicini a quelli raccontati dai fratelli Coen nei loro film, soprattutto in “Fargo” e simili: da una parte ingenui e improvvisati, dall’altra si rivelano feroci assassini, autori di un colpo del secolo riuscito (come quello celebre alla Banca d’Inghilterra) ma che loro stessi rendono ridicolo e inutile. Tutti tranne uno dipendenti delle Poste, tra play boy, doppio lavoro, amanti fedeli e mogli gelose, amicizia e tradimenti.

E l’intera, inquietante, storia svela, senza proporselo, come allora venissero poco o niente rispettate le regole di sicurezza e i ‘normali’ controlli dal personale di Poste Italiane. Il fatto più assurdo è che dei 2 miliardi e passa di lire (1miliardo e 300 milioni in banconote, il resto in assegni), sono stati recuperati circa 175 milioni di lire, quelli usati subito come ‘rimborsi spesa’ di alcuni collaboratori dei principali indiziati. I miliardi sono finiti in Albania, secondo uno dei colpevoli – prima fuggito in Albania con la compagna ma poi catturati in Bolivia – e mai più rintracciati.

Merito di Gambarotta è quello di raccontare la loro storia in modo esaustivo, con lusso di particolari, ma non trascurando fatti importanti ed evitando inutili orpelli e dettagli che non c’entrano niente con la vicenda e avrebbero, forse, annoiato il lettore.

Bruno Gambarotta

“Il colpo degli uomini d’oro”

Il furto del secolo alle Poste di Torino

Manni Editore

PRETESTI Collana a cura di Anna Grazia D’Oria

254 pagine – 16 euro

In copertina: Foto di Enea Gambarotta

Progetto grafico di Giancarlo Greco