“Una luna chiamata Europa”

di José de Arcangelo

Un sorprendente dramma surreal-esistenziale per parlare e riflettere su immigrazione e rapporti umani in Ungheria (non solo): “Una luna chiamata Europa” (Jupiter’s Moon) dell’attore-regista Kornel Mundruczo, già autore di “White God – Sinfonia per Hagen”, un suggestivo horror animalista. Un riuscito e coinvolgente film in concorso al Festival di Cannes 2027 e acclamato dalla critica che arriva in piena estate nelle sale italiane.

Sceneggiato da Mundruczo con Kata Weber, narra la storia del giovane Aryan (Zsombor Jéger) che viene ferito da un poliziotto mentre cerca di attraversare illegalmente la frontiera ungherese. Miracolosamente sopravvissuto, il ragazzo scopre che ha ricevuto in dono la capacità di levitare. Rinchiuso in un campo di rifugiati, riesce a scappare dall’ospedale con l’aiuto del dottor Stern (Merab Ninidze) – a volte lo fa dietro pagamento -, che stavolta vuole sfruttarne lo straordinario (super) potere. Ma pian piano il loro legame diventa sempre più forte e finisce in una sorta di rapporto padre-figlio (si scoprirà che il padre vero è morto), in lotta contro tutto e tutti.

Un dramma sulla scia della fantascienza in cui vengono fuori tutte le contraddizioni del caso, tra sfruttamento e sentimenti, corruzione e solidarietà, ingiustizia e abuso di potere, terrorismo e rifugiati. Infatti, se il giovane Aryan Rashnid diventa una sorta di angelo intrappolato in una società più vicina all’inferno che al paradiso (ovviamente ci sono riferimenti alla religione), c’è il terrorista fanatico che fa il kamikaze in metropolitana. Così come il chirurgo Stern per un fatale errore del suo passato è stato condannato alla solitudine e alla disperazione.

“Una delle lune del pianeta Giove, scoperte da Galileo – afferma l’autore ., si chiama Europa. Per me era importante considerare questo film come una storia europea, radicata in un’Europa in crisi, inclusa l’Ungheria. Allo stesso tempo, cercavo di dargli un’aria da fantascienza contemporanea. Sono appassionato di questo genere fin dall’infanzia e penso che ciò si percepisca in certi miei film precedenti, come ‘White God’ o ‘Tender Son – The Frankenstein Project’. Abbiamo inoltre lavorato attorno all’idea di straniero domandandoci chi sia il vero straniero. E’ una questione di punti di vista. Giove è sufficientemente lontano da noi perché ci si possa porre nuovi interrogativi sulla fede, i miracoli, la diversità”.

Nell’ottimo cast anche Gyorgy Cserhalmi (Laszlo, l’ispettore), che ricordiamo (allora giovanissimo) in “Il cuore del tiranno” di Miklos Janso e “Mephisto” di Istvan Szabò, entrambi dell’81; Moni Balsal (Vera), Lajos Vàlazsik (Musi), Péter Haumann (Zentai). Il film ha vinto 6 premi internazionali, tra i quali quelli per la fotografia di Marcell Rév e al Miglior film fantastico.

Nelle sale italiane dal 12 luglio 2018 distribuito da Movies Inspired