Arriverà il 14 agosto “The end? L’inferno fuori”, l’horror di Daniele Misischia prodotto dai Manetti Bros.

di José de Arcangelo

Uscirà il 14 agosto 2018 il primo film prodotto dalla Mompracem dei premiati Manetti Bros., già presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e al Fright Fest 2017 di Londra, “The End? L’inferno fuori”, opera prima horror di Daniele Misischia, sceneggiata con Cristiano Ciccotti e interpretata da Alessandro Roja, il Dandi di “Romanzo Criminale” la serie di Stefano Sollima.

“La nostra – esordisce Marco Manetti a proposito della loro casa di produzione – è una sorta d’isola dei pirati in un mondo straniero perché vogliamo fare un cinema nostro, diverso. Quando insieme ai nostri compagni di avventura, la Beta e Carlo Macchitella, abbiamo creato Mompracem abbiamo seguito il motto di Spiderman: ‘a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità’. E dato che produrre è una grande responsabilità, la scelta del nostro primo film assumeva una particolare importanza”.

“Avevamo conosciuto Daniele Misischia ad un festival diversi anni fa dove abbiamo premiato un suo corto horror e poi ha lavorato con noi come operatore e regista di seconda unità per oltre tre anni. L’anno scorso ci ha portato una sceneggiatura che ci ha subito convinto. Ci siamo innamorati dell’idea e siamo intervenuti poco sullo script. Insieme a Rai Cinema lo abbiamo prodotto senza coraggio ma con la certezza di che era la cosa giusta e, crediamo che ‘The End? L’inferno fuori’ risponda alla nostra scommessa produttiva: un horror di qualità”.

“Ci piace la fantasia – ribatte Antonio – e i nostri film saranno simili a questo perché il genere non è di nicchia ma è cinema tout court. Cos’è il cinema d’autore? Un film fatto per se stessi ma che piace, in questo senso siamo cinema d’autore aperto a tutti”.

Lo spunto è quello che ha dato film come il noir di Louis Malle “Ascensore per il patibolo”, “L’ascensore” di Dick Maas e pochi altri, e in qualche modo imparentato con “Piano 17” degli stessi fratelli Manetti.

In una Roma frenetica e più congestionata del solito, Claudio Verona (Roja, da “1992” a “Tutto può succedere 2”), importante uomo d’affari cinico e narcisista, resta bloccato in ascensore a causa di un guasto. Ma quel fastidioso inconveniente è solo l’inizio di un incubo. Intrappolato fra due piani in una gabbia di metallo, Claudio dovrà fare i conti con qualcosa di disumano e aberrante di cui la città è stata vittima: un virus letale che sta trasformando le persone. E solo l’istinto di sopravvivenza potrà contrastare l’apocalisse ormai inevitabile.

“Solo a livello inconscio avevo in mente altri film – confessa il regista -, è un esperimento, quello di riuscire a raccontare una storia di tensione, paura e suspense rimanendo chiusi tra le quattro pareti metalliche di un ascensore. Un progetto complicato e a volte ostico ma sicuramente divertente e stimolante. I film con un’unica location mi sono sempre piaciuti, darsi un enorme limite per poter creare qualcosa di originale. L’idea era quella di rinchiudere un personaggio in un piccolo ambiente per poi far dimenticare al pubblico che il film è solo lì”.

“In fase di scrittura – prosegue – è necessario mantenere alta la concentrazione sul personaggio e sulle disgrazie che gli capitano, quindi con buona fantasia, creare una serie di situazioni sempre più pericolose e di conflitto, andando a sfociare in momenti puramente d’azione. Alessandro è stato in grado di mettere in scena un personaggio all’inizio odioso e narcisista che, dopo un susseguirsi di disavventure, si trasforma in una persona più umana e sensibile disposta a tutto per risolvere da solo la situazione e cercare di salvare chi gli sta vicino”.

“Cercare solo ruoli simpatici mi ha sempre dato fastidio – chiosa Roja -, faccio questo mestiere per divertirmi e finché non trovo un ruolo diverso non sono soddisfatto. Ho letto tre volte la sceneggiatura e ho capito che si trattava di un personaggio bravissimo e che era necessario giocarlo seriamente. Ho faticato più fisicamente perché a volte questi ‘attacchi’ erano improvvisi e non sapevo neanche quando sarebbero arrivati. Ho passato tantissimo tempo lì dentro, ma non dovevo prendere in giro lo spettatore, Claudio è reale, non è Bruce Willis, non è simpatico ma dovevo creare un corto circuito ed essere onesto rispetto al pubblico. E la coerenza del gruppo è stata costante e ciò che mi ha attirato più di tutto”.

“In questo caso devi stare molto attento ai dettagli – riprende Misischia -, Claudio è un uomo comune in una situazione molto singolare, non poteva essere un eroe, inizia in modo negativo e si trasforma pian piano mentre scopre quanto sta accadendo fuori, ma con un minimo di normalità. Sin dall’inizio volevo che questo horror non fosse il classico film splatter di nicchia, quindi era importante dare rilievo al lato psicologico della storia. Mi affascinava pensare che il protagonista fosse impotente a ciò che gli capitava a pochi metri da lui e che cercasse di fare qualsiasi cosa per aiutare i suoi colleghi o i propri cari fuori dall’ascensore. Ovviamente non potevano mancare scene d’azione che vanno a sottolineare il ‘genere puro’. Il film vuole essere una disturbante e divertente corsa sulle montagne russe… ovvero sul sistema nervoso del protagonista che, di scene in scena viene messo sempre più a dura prova”.

Sul finale nel centro storico (Castel Sant’Angelo) “era importante si vedesse che è stato girato a Roma – affermano i Manetti Bros. – perché inizia nel centro ma si passa poi alla periferia sulla Tiburtina (il palazzo in cui si trova l’ascensore ndr.). In tutto abbiamo avuto 4 settimane di riprese più una quinta per migliorare alcune scene in cui abbiamo avuto la possibilità di tornare sul set”.

Nel cast, in ruoli cameo, Euridice Axen (Marta), Claudio Camilli (Marcello), visto recentemente in “Peggio per me”; Carolina Crescentini (voce al telefono di Lorena), Benedetta Cimatti (Silvia), Roberto Scotto Pagliare (Riccardo), Massimo Triggiani (Stefano), Giada Caruso (giornalista) e lo stesso Marco Manetti (voce al citofono). La fotografia è di Angelo Sorrentino, il montaggio di Federico Maria Maneschi e le musiche di Isac Roitn.