Angelica e l’occhio che camminava per strada

  Tornando a casa da scuola, Angelica incontrò un occhio. Camminava svelto rasente i muri, per non farsi calpestare, ma quando Angelica si accorse che un gatto stava prendendo lo slancio per saltargli addosso e mangiarlo, fu lesta ad acchiapparlo al volo e metterselo in tasca, ma subito dalla tasca si alzò una voce stizzosa: “Ehi, tu, chi sei, come ti permetti. Fammi uscire immediatamente, non sopporto il buio”.

 “Porta un po’ di pazienza, ti tirerò fuori dalla tasca quando saremo al sicuro”.
“Al sicuro, dove?”.
“A casa, oramai ci siamo quasi”.
“Vabbè”, borbottò l’occhio, e non parlò più sino a quando Angelica, arrivata a casa, lo tolse dalla tasca e lo collocò su un cuscino di velluto.
“Per favore, qui no. Sono allergico al velluto”.
“Preferisci un cuscino di seta?”.
“Se ci fosse un contenitore di vetro – pulitissimo, veh – potrei persino mettermi a dormire. Sono molto stanco”.
“Credo che il mio babbo faccia al caso tuo. E’ un oculista, molto bravo. Vuoi che lo chiami?”.
“Non ce n’è bisogno, non sono né miope né presbite e tanto meno astigmatico. Sono un occhio sanissimo. Vorrei solo dormire, perché ho camminato tanto”.
“Non potresti, prima,  dirmi cosa ci facevi tutto solo per strada? Forse il tuo proprietario, nello strofinarsi troppo energicamente gli occhi, ti ha fatto cadere per terra?”.
“Da quel tanghero me ne sono andato io, volontariamente”.
“Cosa ti aveva fatto di così grave?”.
“Mi teneva sempre al buio. Anche di giorno”.
“Non posso crederci.  Chi ha  la vista buona, non fa il cieco per finta.
“La ragione è che lui è un cacciatore. Appena si sveglia, prende il fucile e corre a cacciare. E, per prendere la mira, deve per forza chiudere un occhio”.
“Dunque, tu se un occhio sinistro”.
“Per mia disgrazia”.
“E tuo fratello? Voglio dire, l’occhio destro?”.
“Si capisce che l’occhio destro è mio fratello”, confermò irritato l’occhio sinistro. “Lui non poteva far altro che assistere impotente all’uccisione di tanti animali innocenti. Passava tutte le notti a piangere. Però, prima che me ne andassi, mi ha confidato che voleva mettere in esecuzione un’idea che gli era saltata in testa”.

  In quel momento si udirono delle voci in corridoio: era un nuovo paziente.
L’occhio sinistro entrò in agitazione: “Conosco quella voce! E di quel tanghero del mio…”.
Lo interruppe Angelica: “Zitto, non fari sentire. Potrebbe reclamarti. Mettiamoci dentro la porta dello studio del babbo e sentiamo cos’ha da dire”.

Da fuori, Angelica e l’occhio sinistro ascoltarono questo colloquio: “Professore, ho un problema all’occhio destro. Mi fa vedere tutto storto”.
“E l’occhio sinistro, come mai non è al suo posto? Dove l’ha messo?”.
“Oh, quello. Se ne è andato, ma tanto non mi serviva. Io sono un cacciatore”.
“Capisco”, rispose meditabondo l’oculista: “Beh, vediamo  cosa ha quest’occhio destro”.
Nello studio si fece silenzio.
“Gli sta facendo gli esami di routine”, spiegò Angelica all’occhio sinistro: “Lo so perché guardo sempre dal buco della serratura il babbo mentre visita i pazienti”.
Di nuovo si sentì la voce del professore: “Il suo occhio è sanissimo”
“Com’è, allora, che ci vedo tutto storto?”.
“Sentiamo cosa ha da dirci lui”.

  Come se non avesse atteso altro che quel momento, l’occhio destro cominciò a parlare a rotta di collo, con voce altissima, accusando il cacciatore di crudeltà verso gli animali e proclamando che avrebbe continuato a fargli vedere tutto storto sino a quando non avesse smesso di uccidere quaglie, caprioli e pernici”.

  Il professore allargò la braccia e disse al cacciatore: “Come vede, io non posso farci niente. Sta a lei decidere”.

Di nuovo ci fu silenzio nello studio.

  “Fammi entrare, fammi entrare!”, gridò l’occhio sinistro a Angelica.

  Angelica bussò, aprì la porta e disse: “Babbo, tornando a casa da scuola ho trovato l’occhio sinistro del signore”.
“Fratello!”, urlò a gran voce l’occhio destro.
“Fratello!”, gli rispose l’occhio sinistro, aggiungendo: “Sono disposto a tornare al mio posto, ma dietro formale rinuncia alla caccia”.
“E io, se la proposta viene accettata,  m’impegno a non fargli più vedere tutto storto”.

  Il cacciatore accondiscese, un po’ a malincuore, alla richiesta dei suoi occhi. Immediatamente quello di sinistra andò a occupare il posto che aveva lasciato vuoto, mentre quello di destra si scrollava via la cortina che s’era messo davanti per disturbare la mira del cacciatore.

  “Ora dovrò cercarmi un’altra occupazione”, disse andandosene l’ex cacciatore, mentre i suoi due occhi ringraziavano calorosamente Angelica.

Mamma Oca