“L’albero del vicino”

di José de Arcangelo

Una commedia dark che man mano diventa thriller dei sentimenti e dei rapporti umani per avviarsi verso un tragico finale, duro e crudo, è “L’albero del vicino” (Under the Tree) di Hafsteinn Gunnar Sigurösson, sceneggiato con Huldar Breisfjara, presentato alla 74.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e candidato all’Oscar per il Miglior film straniero dell’Islanda. Ma è anche una metafora della guerra quotidiana che non è che la cellula delle guerre tout court nate da rivalità, intolleranza e odio ideologico e politico, economico e religioso.

Agnes (Lara Johanna Jönsdòttir) e Atli (Steinþór Hróar Steinþórsson) sono una giovane coppia con una bambina, Asa (Sigriaur Sigurpàlsdóttir Scheving). Ma dopo la casuale scoperta di un suo tradimento con Rakel (Dòra Jònsdòttir), la moglie caccia di casa Atli, imponendogli di non vedere più la figlia. L’uomo si trasferisce così a casa degli eccentrici genitori, Inga (Edda Björgvinsdóttir) e Baldvin (Sigurður Sigurjónsson), dove trova però una situazione ancora più tesa. Da una banale disputa su un albero, che fa ombra al giardino dei vicini, Konrad (Porstein Bachmann) e Eybjorg (Selma Jònsdòttir), nasce un clima di crescente tensione e sospetto, che trascina ben presto i protagonisti in un vortice di odio e violenza. E nella guerra vengono coinvolti il gatto dei primi e il cane degli altri.

“Con il co-sceneggiatore Huldar Brei – confessa il regista – abbiamo iniziato a parlare di questo progetto circa dieci anni fa. Eravamo entrambi affascinati dall’idea di fare un film sulle dispute fra vicini di casa. Ciò che trovavo inizialmente interessante era il fatto che questi conflitti potessero essere al tempo stesso assurdamente ridicoli, perché scaturiti da questioni di poca importanza ma che finivano però per assumere, in breve tempo, proporzioni inimmaginabili. A volte sono liti che possono diventare addirittura feroci, violente e si vedono persone normali, rispettabili, perdere completamente sia la dignità, sia l’autocontrollo”.

Quindi, in bilico fra dramma e commedia, “L’albero del vicino” si affida efficacemente all’ironia e alla “banalità” dei fatti quotidiani, partendo da “un soggetto così innocente come quello di un bellissimo albero”, anche se – come dice il regista – le dispute per gli alberi sono molto popolari in Islanda, dove il sole scarseggia. E, infatti, il suo film si ispira a un incidente vero, ovviamente dal finale meno tragico. Non a caso i riferimenti di Sigurösson vanno da Michael Haneke a David Lynch, da Lynne Ramsey a Derek Cianfrance.

La premiata opera prima di Sigurösson, “Either Way”, è stata oggetto di un remake americano, “Prince Avalanche” di David Gordon Green che, al Festival di Berlino, si è aggiudicato l’Orso d’argento per la miglior regia. Sigurösson è stato considerato da Variety come uno dei dieci registi europei ‘da tenere d’occhio’.

Nelle sale italiane dal 28 giugno distribuito da Satine Film