Gli ‘anni azzurri’ dei giovani messicani e le utopie del maestro Fernando Birri

dall’inviato José de Arcangelo

PESARO, 18 giugno – Partito il concorso della 54.a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema con l’opera prima della messicana Sofia Gomez Cordova “Los años azules”, ovvero gli anni ‘azzurri’ tra i venti e i trenta, in cui ancora non è decisa la vita che vivremo, un periodo in cui i giovani devono fare la scelta definitiva sulla propria esistenza, il loro futuro di persone adulte. Vocazione o lavoro, famiglia o liberi rapporti, amicizie e conoscenza, compromessi o ideali?

Infatti, i cinque protagonisti – 3 ragazze e due ragazzi – più una nuova arrivata, forse, più libera e spregiudicata, vivono in una vecchia casa del centro storico di Guadalajara, bisticciano e si amano, si rinfacciano colpe e pigrizia, ma sono accomunati dall’incertezza. Qualcuno vuol fare l’attore, l’altra la ballerina, un’altra ancora studia. Ma l’unica certezza è che la casa cade a pezzi, mentre il gatto Schroedinger alias Chobi, osserva tutto con perplessità, e si fida solo della neo-arrivata. Forse.

Una commedia corale sentimental-brillante, dolce-amara, plupremiata in patria e all’estero, che punta l’obiettivo sui ‘giovani vecchi’ di oggi e ce li mostra dal loro punto di vista, anzi da quello del grigio, diffidente e curioso felino domestico che vede tutto ma non giudica.

Nel pomeriggio è partito anche ‘Lezioni di storia 3 – Sperimentare il ‘68’ con un omaggio al maestro argentino, anzi latino-americano Fernando Birri con il suo film-monstre “Org” (1967-78) della durata di quasi tre ore, ispirato a un’antica leggenda indiana su cui si era basato anche Thomas Mann per “Le teste scambiate”. Un visionario fiume di immagini e slogan, effetti ottici e sonori (tutti ovviamente artigianali), fra Rossellini e Godard, sugli anni della contestazione e dell’esilio, fra esperienza e visione, arte e politica. E rivederlo dopo quarant’anni – era stato presentato al Festival di Venezia nel 1979 e successivamente in qualche rassegna ma non era più uscito in sala – si ripresenta come un documento storico e artistico degli anni Settanta. Mistero svelato Terence Hill, produttore e protagonista, acquisì i diritti. Forse per la sua carriera allora a tutta ascesa?

“Il film – diceva lo stesso Birri – è un incubo ad occhi chiusi avendo coinciso con uno di periodi più terribili della mia vita, ovvero il mio secondo lunghissimo esilio”.

A seguire il bello e commovente documentario di Carmen Guarini a lui dedicato “Ata tu arado a una estrella” (t.l. Lega il tuo aratro a una stella), realizzato con materiale realizzato dall’attrice vent’anni prima, nel 1997, quando Birri era rientrato in Argentina per girare un documentario per il 30° anniversario della morte del Che Guevara, ma anche per verificare l’attualità delle utopie dell’epoca, non solo. Completano le immagini, un ultimo incontro-intervista a Birri nella sua casa romana, a pochi mesi prima della sua scomparsa. Ma se molte delle sue utopie sono rimaste tali, quelle del/sul cinema sono state realizzate. Non solo i suoi documentari e film, ma anche le scuole di cinema da lui fondate o dove ha insegnato. Dall’Argentina a Cuba, dal Messico alla Germania passando per il Venezuela.