“Show Dow”, la resa dei conti con l’anagrafe e con la vita

  Lorenzo Stella

Attualmente direttore di Electomag, conduttore di Electoradio, Senior fellow del Nodo di Gordio e direttore scientifico di Vox Populi, è chiaro che il giornalista torinese Augusto Grandi ha inteso il pensionamento dal Sole-24 Ore, dove aveva trascorso 30 anni, come una mera conclusione contrattuale, forse addirittura una liberazione, non certo come una messa a riposo. Del resto, se si coltiva una passione professionale è ben difficile sopirla quando si ha più tempo libero, semmai è più facile accada il contrario.

  Non sappiamo quante e quali altre caratteristiche accomunino l’autore di “Show Down” al protagonista del romanzo appena uscito per Eclettica Edizioni: Dario Lo Gatto, meridionale trapiantato a Torino, faccendiere, ma soprattutto uomo di mezza o terza età alla resa dei conti con l’anagrafe e con la vita. Sono passati ben 55 anni da ‘Il comandante’, uno dei migliori film di Totò (solo la critica politicamente corretta pensa che sia stato Pasolini a salvare il Principe de Curtis dalla risata facile): un mezzo secolo abbondante nel quale il dramma della “pensione” come condizione esistenziale, prima che lavorativa, si è amplificato a dismisura, paradossalmente aggravato dall’allungamento della vita media e delle fasi generazionali (anche se ormai, altrettanto paradossalmente, le norme sul lavoro stanno risolvendo il problema, visto che la quiescenza è un miraggio ormai irraggiungibile).

  L’incipit del romanzo è inequivocabile, sia del contesto di partenza della storia, sia dello stile con cui Grandi la racconta: “Dario Lo Gatto spingeva la carrozzina lungo i viali del parco del Valentino. Orgoglioso di quel suo primo nipote. Quella gran testa di cazzo di suo figlio Fiorenzo aveva finalmente messo la testa a posto. Basta con le nottate ad ubriacarsi con la mignottina di turno. Basta con incidenti in auto e patente ritirata. Aveva trovato una brava ragazza, aveva fatto un figlio e si era persino messo a lavorare con il padre nella società di Lo Gatto per l’amministrazione dei condominii. Per l’esattezza aveva lavorato con il padre per poco più di un anno. Poi Fiorenzo aveva spiegato a Dario che il futuro era dei giovani e che, di conseguenza, era giusto che il padre cedesse il passo e soprattutto l’azienda”.

  In realtà, una rapida evoluzione dei fatti sottrarrà Lo Gatto alle passeggiate con carrozzina, agli involontari quanto sgraditi approcci con le coetanee e lo trascinerà in un’avventura prima politica, una lista che si candida alle elezioni, poi umana, un giro di bisex e transex spesso insospettabili, infine “noir”, poiché i morti ci saranno, eccome. E le norme sul lavoro torneranno anche qui protagoniste. Il  tutto declinato secondo uno storytelling surreale quanto crudo, ironico e semplice, che consente di compensare, anche se non sempre di annullare, i toni più seriosi assunti quando si parla di politica, voto di scambio, “soldi guadagnati affidando incarichi a idraulici e muratori in cambio di mazzette”, dei suicidi per “Iniquitalia”.