Presentata a Roma la commedia di e con Riccardo Camilli “Peggio per me”, un ritorno al passato per trovare un futuro

di José de Arcangelo

Presentato in anteprima nazionale alla 63.a edizione del Taormina Film Festival (Menzione speciale) e nella selezione ufficiale del Lecce Film Festival, la fantacommedia scritta, diretta e interpretata da Riccardo Camilli “Peggio per me”, sarà in programma il 5 luglio prossimo, in chiusura, alle Giornate Professionali del Cinema di Riccione e uscirà nelle sale il 12 luglio con Distribuzione Indipendente.

Una storia che prende spunto dagli anni Ottanta per raccontare la vita del quarantenne in crisi Francesco che, come tanti altri, ha provato a costruirsi una vita normale, serena, ma che in pochi mesi gli è crollata addosso: la moglie l’ha lasciato ed è tornato a vivere dalla madre, la figlia dodicenne lo vede come un perdente e un immaturo e, come se non bastasse, è stato licenziato dal suo incarico di insegnante di sostegno.

A quel punto ritrova una vecchia videocassetta del 1986, quando con l’amico e compagno di classe Carlo, anziché dedicarsi ai compiti, erano alle prese con dei mangianastri per creare divertenti ‘audio-remix’ di televendite, musica e film per adulti, o giocavano a fare il dj. E proprio ai giorni nostri, quando in un momento di sconforto totale, Francesco posteggia vicino a un ponte di campagna, per compiere il più estremo e disperato dei gesti da lontano arriva la voce di un bambino…

Naturalmente “Peggio per me”, come dichiara il regista alla presentazione romana, è un progetto indipendente e autofinanziato, un film a – quasi – zero budget (6.000 euro totali incluso un piccolo crowfunding di 1.000 euro, raccolto da una quarantina di amici). “E’ stato girato assecondando le disponibilità di tutto il reparto tecnico e artistico (gli attori provengono dal teatro ndr.), con una cadenza media di circa di due giorni di riprese al mese, in cui di volta in volta si faceva un piano di lavorazione sul singolo giorno. In tutto i giorni di riprese sono stati solo 23, più un pomeriggio di drone, col quale sono state effettuate le riprese su Monterotondo per i titoli di testa e alcuni momenti sparsi nel film, compresi quelli girati al Parco del Veio, sulla Braccianense, alle porte di Roma. Ventitré giorni, quindi, ‘diluiti’ in un arco di tempo di un anno esatto”.

“Infatti – aggiunge l’autore -, di solito passano due tre anni dalla sceneggiatura alla produzione finché si trovano i soldi e, spesso, dopo aver concordato l’inizio riprese il progetto salta o viene rinviato. Questa è la mia vera opera prima, ma se continuo a fare cinema è grazie alla mia passione e alla mia costanza, e nel frattempo continuo a fare il montatore televisivo (ha studiato montaggio alla Scuola di Cinema Roberto Rossellini e fatto corti e lungometraggio in video8 e per il web ndr.), ma quando sto preparando un nuovo film è una sorta di dannazione, sempre a pensare cosa fai, dove andrai a parare e, alla fine, decidi  che lo devi fare ad ogni costo, visto che ormai ho 44 anni. Finché fai film indipendenti vieni considerato un regista ‘giovane’, anche se ne hai 60, ma sei libero e non devi  accettare quello che ti impongono gli altri. Oppure ti dicono che non sei abbastanza cattivo, non sei uno squalo né un arrivista”.

“Mi sono trovato la strada talmente spianata – dice il fratello Claudio Camilli, attore – perché abbiamo cominciato a lavorare insieme fin da ragazzini, capisco al volo quello che vuole e abbiamo gli stessi riferimenti. Il mio bambino interiore non lo mollo mai, da ragazzino facevo sempre ridere, mentre lui in cameretta col suo amico Paolo facevano i remix”.

“L’unico fatto autobiografico del film – precisa Riccardo e aggiunge – Claudio è poco sfruttato nella commedia, lui frequenta un gruppo di amici registi che di solito fanno film di genere”.

“Mi ritengo un bambinone – confessa l’autore –, così non ho fatto nessun sforzo a farlo, e mi piace lavorare con i ragazzini, forse dipende da una voglia di paternità latente che c’era anche nel precedente lavoro, di come vorrei essere padre. Quando hai una predisposizione alla favola moderna, ti chiedono qual è il mostro o la fatina, mentre in questo caso c’è un approccio fanciullesco, dove l’elemento fantastico poteva essere un rischio, ma il film nasce da un tentato suicidio, un’idea che è venuta fuori la sera di Santo Stefano 2014. E’ stato costruito su quell’idea là”.

“Rappresento un po’ le donne di Riccardo – afferma Tania Angelosanto, l’ex moglie Anna -, è la seconda volta che interpreto la sua ex, un po’ nevrotica, ma con tutte le sfaccettature del caso, sa molto bene quello che vuole. E poi quando leggo una sceneggiatura se faccio troppe pause so che non funziona, mentre quelle di Riccardo le leggo tutte di un fiato”.

“Lavorare con Riccardo è molto bello – dice Alessandra Ferro che è la madre –, ci siamo incontrati per caso a teatro. E’ un regista sui generis perché non ti dà molte indicazioni, ma poi ti dice un po’ meno patetica o un po’ più rigida, questo lo capisce da quello che scrive”.

“A volte tentando di spettacolarizzare i film – conclude l’attore-regista Riccardo Camilli – e in attesa di un budget più alto, sceneggiatura perde la purezza, oppure se lo devi fare perché per te è un fatto vitale, e alla fine lo fai vedere (affittando un cinema) o lo spedisci, spesso i possibili produttori ti dicono è bellissimo, ma ora non lo puoi più fare perché l’hai già fatto”.

Nel cast anche Marianna Pistille, Angela Ciaburri, Stefano Martinelli, Arianna Bonardi, Simone Destrero, Alessandro Mancini, Laura Nardi, Paolo Galli, Silvio Cafini, Ferruccio Lanza, Elisabetta Ventura e con la partecipazione straordinaria di Angelo Orlando, nel ruolo dello zio. Fotografia di Alessandro Milo con la collaborazione di Jovica Nonkovic, Daniele Misischia, Giordano Gibbon. Musiche originali di Francesco Tresca. Canzoni di Fabio Verzillo eseguite da 16bit e altre musiche su gentile concessione di Charlie Marchino.