“Tito e gli alieni” di Paola Randi, una fantacommedia fra emozioni e poesia

Una nuova commedia scritta (con Massimo Gaudioso) e diretta da una donna “Tito e gli alieni” di Paola Randi – alla sua opera seconda, dopo “Into Paradiso” -, con Valerio Mastandrea, che fonde favola (contemporanea) e fantascienza, realtà e fantasia, emozioni e sentimenti, con intelligenza e originalità senza dimenticare i drammi esistenziali reali. Presentato in anteprima al Torino Film Festival, il film è stato presentato alla stampa romana, alla Casa del Cinema, in attesa dell’uscita il 7 giugno, distribuito da Lucky Red in 100 copie.

“Tutto è nato dall’immagine di mio padre – esordisce la regista – che nell’ultima parte della sua vita aveva iniziato a perdere la memoria. Una persona intelligente, positiva, fantasiosa, che a un certo punto ho visto seduta a guardare una fotografia di mia madre morta da molti anni, cercando di conservare il ricordo. Da ciò mi è venuta in mente l’idea di un uomo sdraiato su un divano nel deserto, che cercava sua moglie fra i suoni dello Spazio. Come se avesse trovato un antidoto al dolore della perdita. Uno di quegli eventi che rivoluzionano la vita delle persone, costringendole a reinventarsi”.

Nel deserto del Nevada, un professore napoletano passa la vita ad ascoltare i ‘rumori’ dello Spazio alla ricerca di una voce. La voce cara è quella della moglie morta diversi anni prima. Scienziato mesto a un passo dall’Area 51, segue un progetto – almeno sembra – per conto del governo degli Usa. Il suo torpore esistenziale viene interrotto quotidianamente da Stella, giovane wedding planner per turisti che credono ancora agli alieni…

“La memoria va coltivata – ribatte Mastandrea -, quella della propria esistenza, ma anche storica e sociale, basta che non si trasformi in zavorra, un legame da cui non si riesce più a liberarsi per proseguire verso la conoscenza del presente e del futuro”.

“Avevo lavorato al primo corto della regista – prosegue -, ‘Giulietta nella spazzatura’, che già aveva qualcosa di poetico, fuori dai canoni del cinema, e leggendo la sceneggiatura di ‘Tito e gli alieni’ mi ha colpito soprattutto l’aspetto poetico del personaggio, che va al di là della fantascienza, e offre delle emozioni. Paola è un’artista vera, pura, con tutte le cose meravigliose e difficilissime del caso. Il mio personaggio è un po’ orso e mantiene in vita il ricordo di una persona che non c’è più, impedendosi non solo di elaborare il lutto, ma anche una nuova esistenza.”

“Dorme ma viene svegliato da due ‘mosche’ (i nipoti ndr.) che prova a schiacciare – afferma – ma saranno i bambini a insegnargli il coraggio di amare e di essere amati”.

I bambini: Luca Esposito, 8 anni, è Tito e dice “Quando ho saputo che dovevo fare il film, ho cercato di capire la trama, poi l’ho capita e sono rimasto colpito, anche se non c’era il finale e ogni giorno lo chiedevo. Però sono stato tanto fortunato e visto che sono stato anche a Las Vegas, adesso posso dire di aver fatto qualcosa di grande. Soddisfatto di quello che ho fatto”. Mentre la sedicenne Chiara Stella Riccio è la sorella. “Tutto è cominciato come un gioco – dichiara -, ho fatto il provino grazie al Laboratorio teatrale che frequento a Napoli e, alla fine ne ho fatto sette, inclusi quelli per trovare il personaggio di Tito. E’ stato fantastico”.