Arriva “Rabbia Furiosa”, l’altra versione ‘der Canaro’ firmata Sergio Stivaletti

di José de Arcangelo

Dopo il “Dogman” di Matteo Garrone approda nelle sale italiane il 7 giugno, “Rabbia Furiosa – Er Canaro” scritto (con Antonio Lusci e Antonio Tentori) e diretto da Sergio Stivaletti, maestro degli effetti speciali e trucco, al suo terzo lungometraggio da regista. L’ispirazione viene dallo stesso fatto di cronaca, in una sobria versione thriller dal finale, ovviamente, horror.

“La vicenda l’avevo vissuta dai giornali e nelle chiacchiere nei bar – esordisce Stivaletti alla presentazione stampa romana -, e mi era rimasta un po’ dentro, nel tempo ho immaginato di farne qualcosa. Garrone mi chiamò ai tempi de ‘L’imbalsamatore’, già c’era in me l’idea di un film indipendente, ma il produttore non veniva fuori”.

“E quando Garrone ha detto che pensava di farne un film – prosegue il regista – ho deciso di farlo anch’io perché avevo già la sceneggiatura pronta. A quel punto ho pensato, visto che i produttori mi avevano sempre chiuso le porte, ‘si può fare’ e ho deciso di fare il produttore io stesso. Era il momento giusto per un film fatto in casa, ma un vero film perciò ho preteso attori veri”.

“Sapevamo che al momento della tortura lui pensava alla moglie (che viene stuprata dall’amico-nemico davanti a lui ndr.) – prosegue -, è una vendetta proprio per lei. E’ vero lui ama così tanto gli animali, ma penso fosse vero anche questo. In fondo è un Canaro ideale. Rispetto al tempo non volevamo la Magliana di quelli anni, ma abbiamo fatto delle scelte scenografiche e contenutistiche senza un’epoca precisa”.

“Abbiamo girato alla Mandriana – precisa – e il ristoratore è vero, un quartiere popolare ma non squallido, con della poesia e delle piazzette fuori dal tempo, era il posto ideale mentre la Magliana non aveva più quell’atmosfera perché era stata rifatta. Tutto il cinema di genere spesso pecca sugli attori, ma se non ci sono una storia né un’interpretazione giusta si rischia di non conquistare l’attenzione dello spettatore”

“Quando ho letto la sceneggiatura – dice il protagonista Riccardo de Filippis, già Scrocchiazeppi in “Romanzo criminale” la serie – mi sono chiesto da dove venisse questa sua rabbia, e ho capito che era nata da una sofferenza, dalla frustrazione di una schiavitù morale e sociale imposta – un personaggio da tragedia greca – che lo porta a una escalation fino all’ultimo atto forte e turpe, non per giustificarlo ma perché serviva a qualcos’altro”.

“Ero l’attrice ideale per Sergio – afferma Romina Mondello, nel ruolo della moglie Anna -, perché c’ero anche nel suo primo film ‘MDC – La maschera di cera’. E’ un grande professionista e una bellissima persona. Ero preoccupatissima per la scena dello stupro, poi avevo tanta paura di girarla, ma alla fine è stata fatta in totale armonia”.

“Oltre ad essere una bravissima attrice – spiega Stivaletti -, Romina ha collaborato in modo fondamentale al suo personaggio aiutandoci a scriverlo meglio, a renderlo più vero, credibile, attraverso il punto di vista femminile, perché noi maschi capiamo davvero poco delle donne”.

“Per me tutte le scene sono state disturbanti – dichiara Virgilio Olivari che è Claudio Renzi, Er pugile, il vero cattivo della storia – tanto che quella della tortura, girata al terzo giorno di riprese, era la più impegnativa, c’era molta pressione, ma anziché disturbante l’ho vissuta come liberatoria. Dato che il mio personaggio, in ogni momento, incombe sul protagonista. E l’ultimo giorno è stato bellissimo perché si era creato fra noi due un feeling, non abbiamo seguito nessuna sceneggiatura, ci siamo divertiti perché c’era una stima reciproca, lontana dalla bipolarità del mio personaggio”.

“E’ stato un lavoro intenso, d’equipe – chiosa lo sceneggiatore Tentori –, e alla cronaca ci siamo ispirati fino a un certo punto, dovevamo pensare allo stile del regista e al suo modo di vedere la storia, a parte la scena della tortura (che dura un quarto d’ora circa, l’unica davvero splatter ndr), ora visionaria ora onirica, che abbiamo deciso di spargere qua e là”.

“Prima di cominciare Sergio mi disse voglio la descrizione totale della tortura – dichiara Lusci -, così mi sono andato a cercare i verbali ‘der Canaro’, tanto che dopo averla scritta mi dissi ‘spero che non la giri tutta”.

Nel cast anche Eleonora Gentileschi che è Silvia, la figlia; Gianni Franco, nel ruolo del commissario Ferri, dice “il fatto disturbante è che lo conoscevo da piccolo perciò il mio personaggio afferma che non era un criminale”; Romuald Klos è lo Sceriffo, Rosario Petix l’ispettore Lo Russo, Luis Molteni il Boss, Ottaviano Dell’Acqua nella parte di Spartaco, Marco Ferri Er Cencio, Eugen Neagu è Ilie, “sono la belva rumena – dice -, ma nel film di Mel Gibson (“La Passione” ndr.) ho torturato addirittura Gesù Cristo”.

Nelle sale italiane dal 7 giugno distribuito da Apocalypsis