Angeli su Bologna Interessante guida ai luoghi musicali della città

Ivana Musiani

  Una guida alla musica che non abbia come fine l’ascolto, vuoi in una poltrona di teatro o sala da concerto, oppure in un’altra comodamente casalinga ad assaporare i cd suggeriti da quelle pagine? Una guida, invece, che intenda far scoprire i luoghi dove la musica ha allogato in una data città, non saprei proprio dire se già ne esistessero. Ecco allora questa “Bologna – Guida turistica ai luoghi della musica” (Ut Orpheus edizioni), dove Antonello Lombardi, in 180 eleganti, patinate e illustrate pagine, con una prosa cordiale e esaustiva – all’occorrenza anche spiritosa – induce il curioso fruitore dei luoghi della musica, col singolare baedeker alla mano, a soffermarsi sugli 88 siti segnalati, anche se alcuni di essi sono affidati soltanto alla memoria, ma non per questo meno interessanti e forse più emozionanti. Anche fatte queste doverose sottrazioni, il numero potrebbe sembrare esagerato, tanto più che l’autore si preoccupa di non affaticare il fruitore e circoscrive il tutto al centro cittadino di una città la cui superficie non è delle più rilevanti.

Copertina LB6

  Il fatto è che, a far prosperare la musica, a richiamare una miriade di compositori e addetti ai lavori, pittori compresi (in obbligo a mettere angeli musicanti e strumenti in ogni loro quadro e affresco),  doveva per forza esistere l’indispensabile collant: i cittadini. Che poi non erano soltanto i nobili in villa con i loro teatri privati, ma cittadini  d’ogni ceto e d’ogni età, senza trascurare i  bambini. Se posso ricorrere a ricordi personali, a cinque anni il nonno mi portava ogni domenica mattina in Piazza (per tutti i bolognesi è quella Maggiore) a sentire la banda e la nonna, figlia d’un trombettista del Comunale che aveva suonato con Toscanini, una volta che in Piazza si dava un concerto sinfonico e  stavo per scoppiare a ridere per le incredibili smorfie d’un orchestrale, mi prevenne additandolo con rispetto: “Guarda come sente la musica”. A otto anni già cantavo un’infinità di romanza d’opera  imparate dalla nonna, ma fu quando  cominciai a frequentare i concerti che  spesso mi trovavo a sobbalzare sulla poltrona,  perché, ad esempio,  quella scheggia concitata della sinfonia del Guglielmo Tell era la stessa di cui si serviva una famosa compagnia di burattinai che agiva in un sotterraneo di via Rizzoli, quando doveva dar corpo a un evento guerresco. E il motivo diffuso dagli altoparlanti della Giôstra ed Sandrein alla Montagnola, non apparteneva forse alla España di Chabrier? Ma ancor più sbalorditiva era la canzoncina imparata dai bambini più grandi, dove i versetti: “Son andato alla marina / c’erano i marinai / ma il povero Lulù / non c’era proprio più” erano ricalcati su un tema, per la verità molto orecchiabile,  del  Concerto n. 1 per violino e orchestra di Paganini.

  Del resto, dalla partecipazione alla musica in quel di Bologna, un tempo neanche gli orbi ne erano esclusi, come risulta da un’annotazione di Charles Burney contenuta nel suo Viaggio in Italia a riportata dalla Guida: “Si parla molto, a Bologna, dei Bravi orbi eccellenti musicisti ciechi (…), tutti i maestri li apprezzano, in particolare Jommelli, che li manda sempre a chiamare perché suonino per lui”. E durante l’estate, questo singolare complesso andava addirittura in tournée!

  L’inglese Charles Burney (1726-1814) è ritenuto l’iniziatore della storiografia musicale. Nel corso del suo Viaggio in Italia, si soffermò parecchio a Bologna, di cui annotò, prima ancora della musica, la dolcezza dei meloni. Fece visita al famoso castrato Farinelli, che a Bologna si era ritirato facendosi costruire una sontuosa dimora, e ai più illustri musicisti del tempo, oltre ad ascoltare tutta la musica che vi si eseguiva. Nel corso della tappa d’obbligo a padre Martini, che in fatto di sintassi musicale dettava legge a tutta Europa, s’imbatté nel giovane Mozart, ivi condotto dal padre per sollecitare la sua iscrizione alla prestigiosa Accademia Filarmonica. Farne parte costituiva il massimo degli onori, ma occorreva sottoporsi a un severo esame. Come si sa, la commissione trovò il ragazzo non sufficientemente preparato in teoria,  ma padre Martini, che della sintassi non si lasciava condizionare, lo promosse a pieni voti per altri maggiori meriti.

  Su Strada Maggiore si può visitare  la casa dove Rossini visse per alcuni anni, ma prima di arrivarci sono d’obbligo diverse tappe, tra chiese e musei. All’Archiginnasio si può entrare nella sala dove Donizetti (anche lui soggiornò a Bologna per perfezionarsi con padre Mattei, il successore di padre Martini), diresse per la prima volta lo Stabat Mater di Rossini. A pochi passi la basilica di San Petronio, una delle più grandi d’Europa, dove tra l’altro si organizzano visite guidate alla torre campanaria. Quello del campanaro era un mestiere di tutto rispetto in città, tant’è che nel 1912 essi decisero di organizzarsi in una Unione Campanari Bolognesi. Altrettanto dicasi dei numerosissimi liutai e organari presenti, le cui opere si possono ammirare nelle chiese e nei musei. Le sale del vicino Palazzo d’Accursio, sede del   Municipio e, prima ancora residenza del Cardinale Legato, pullulano letteralmente di angeli musicanti, riuniti in concerti o solisti dei più disparati strumenti. Del resto, a Bologna si trova anche una via degli Angeli, così come – ricorda la Guida  – oltre cinquanta strade sono dedicate a musicisti.

  Insieme agli angeli, in quasi tutti i dipinti sono presenti strumenti musicali, anche quando il soggetto si direbbe lontanissimo dalla musica, come nella Giuditta con il capo di Oloferne di Lionello Spada, dove insieme alla testa mozzata si vedono un tamburo e una tromba. E, tra le tante Cecilie sparse qua e là, c’è anche quella famosa di Raffaello, nell’atto di reggere un organo portativo: si trova nella Pinacoteca Nazionale.  E ancora tanti e tanti altri luoghi, in una full immersion totale.