“Abracadabra”

di José de Arcangelo

Presentato in anteprima all’ultima Festa del Cinema di Roma, “Abracadabra” è un mix esplosivo di generi sui toni della commedia, sceneggiato e diretto dallo spagnolo Pablo Berger (pluripremiato autore di “Blancanieves”, nomination all’Oscar). E tutto ha inizio proprio a una seduta di ipnosi durante una festa di matrimonio.

“Abracadabra” usa gli stereotipi che riguardano la gente comune, i ciarlatani e il thriller paranormale per sviscerare una storia d’amore, tra machismo e routine, femminismo e psicosi, grottesco e fantastico. E per farlo s’ispira a personaggi presi dalla strada interpretati da attori di tutto rispetto (Berger ha richiamato la stessa squadra e troupe del suo celebre film), quindi, una commedia che mescola i generi, divertente e esasperata, che sfiora con leggerezza l’horror quotidiano. Ma non solo. Il tutto accompagnato dalla musica popolare anni Ottanta (lo ‘spirito’ è di quelli anni) che torna anche nelle suonerie dei cellulari (è il ‘Ballo del qua qua’ che fa scattare nel protagonista il ‘cambiamento’).

Carmen (Maribel Verdú) vive alla periferia di Madrid con suo marito Carlos (Antonio de la Torre) e la figlia adolescente. E’ una casalinga qualunque devota alla famiglia, mentre lui è un operaio edile e tifoso di calcio che vede solo il Real Madrid e trascura la moglie. Un giorno la loro monotona esistenza cambia per sempre.

A un matrimonio il cugino di Carmen, Pepe (José Mota) – da sempre infatuato di lei -, un ipnotizzatore amatoriale, improvvisa un’esibizione. Chiede se tra il pubblico ci sia un volontario e Carlos, sebbene scettico, si fa avanti soprattutto per metterlo in ridicolo. L’indomani Carlos comincia a comportarsi in modo strano – qualcosa è andato storto e ora è posseduto da uno spirito. I due cugini iniziano insieme una surreale e comica ricerca, aiutati dal cialtrone dottor Fumetti,  per riportarlo alla normalità, mentre Carmen comincia a sentirsi stranamente attratta dal suo ‘nuovo’ marito ma… chi è l’anima, apparentemente gentile, però in realtà nera, che lo domina?

Un’originale e coinvolgente miscela di generi che ci travolge in un vertiginoso viaggio fra equivoci e passioni, dubbi e incertezze, verità e menzogne, sogno e incubo fino a un ‘ipnotico’ finale tutto da scoprire. Una più che efficace cornice coloratissima e kitsch che ricorda, ma non plagia, quelle di Pedro Almodovar e Alex de la Iglesia.

“Ho visto il mio primo spettacolo di ipnosi – afferma Berger – in un piccolo locale più di trent’anni fa. Ci ero andato con un amico assolutamente scettico, che però si offrì volontario per partecipare. Con mia sorpresa, e soprattutto con la sua, venne ipnotizzato all’istante, come un fulmine. Da quel momento ci credo (I’m a believer), proprio come la canzone dei Monkees”.

La colonna sonora è doc, con hit famosissime degli anni Ottanta, da Mike Oldfield a Steve Miller Band, da 10cc a Camilo Sesto, e da musica trap di La Zowi, accanto a musica originale sinfonica composta da Alfonso de Vilallonga.

Nelle sale italiane dal 17 maggio distribuito da Movies Inspired