“Il dubbio – Un caso di coscienza”

di José de Arcangelo

Un dramma coinvolgente e toccante, è “Il dubbio – Un caso di coscienza” (No Date, No signature) dell’iraniano Vahid Jalilvand – già autore di “Un mercoledì di maggio” -, scritto con Alì Zarnegar. Presentato, in concorso, nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia 2017, il film ha vinto due premi, per la Miglior Regia e la Migliore interpretazione maschile (Navid Mohammadzadeh), e successivamente altri 11 premi internazionali.

Il dottor Kaved Nariman (Amir Agha’ce), anatomo-patologo, un uomo virtuoso e di solidi principi, ha un incidente con un motociclista e la sua famiglia, in cui resta ferito un bambino di otto anni. Si offre di portare il ragazzino in una clinica vicina, ma il padre, Moosa (Mohammadzadeh), rifiuta tanto il suo aiuto quanto il suo denaro.

Un paio di giorni dopo, Nariman scopre che lo stesso bambino è stato portato nell’ospedale in cui lavora per un’autopsia per morte sospetta. Nariman, non rivela nemmeno alla moglie Leila (Zakiyeh Behbahani), anche lei medico, l’incidente, ma a quel punto deve affrontare un dilemma: è lui il responsabile della morte del piccolo, causa l’incidente, oppure la morte è dovuta a un avvelenamento da cibo – un virus, se non scoperto subito, letale -, come sostiene la diagnosi degli altri medici?

Un dramma sul dubbio, sulla leggerezza con cui a volte affrontiamo fatti e situazioni apparentemente innocui, sul nascondere la verità per evitare problemi burocratici, per non perdere tempo o evitare complicazioni. Quindi, una riflessione sul comportamento umano fra paura e coraggio, complesso di colpa e pentimento, rimorso e redenzione.

“Una volta ho letto questa citazione di Rolf Dobelli: ‘I coraggiosi e gli audaci sono stati uccisi prima che potessero trasmettere i propri geni alle generazioni successive. Gli altri, i vigliacchi e gli assennati, sono sopravvissuti. Noi siamo la loro progenie’. Ci siamo fatti una strana idea dei vigliacchi, ma essi sono esattamente come noi”.

Forse riproducono persino il nostro comportamento – prosegue -. Un comportamento crudele che giustifichiamo in nome della saggezza. Quante volte la paura e l’incapacità di esprimere la semplice verità ha provocato disastri nelle vite altrui? Non so cosa avrei fatto al posto del dottore protagonista, ma ricordo esattamente momenti semplici in cui ho saggiamente perso contro le mie paure e i miei dubbi. Questo film potrebbe essere un’elegia sulla tomba dell’uomo che una volta ho sognato di essere”.

Nelle sale italiane dal 10 maggio distribuito da 102 Distribution