“Il Codice del Babbuino”

di José de Arcangelo

Una storia di rabbia e vendetta, raccontata in una sorta di western metropolitano contemporaneo, “Il Codice del Babbuino” di Davide Alfonsi e Denis Malagnino, colonne storiche del collettivo Amanda Flor. Un ‘dal tramonto all’alba, tutto in una notte’, ambientato nell’hinterland romano, con i campi rom al posto degli accampamenti indiani e le sale slot al posto dei saloon. Il tutto fra i tetri casermoni della via Tiburtina che si stagliano nel buio a ridefinire uno spazio più claustrofobico e angusto rispetto alle guglie della Monument Valley, immortalata da John Ford.

Infatti, nelle vicinanze di un campo rom viene rinvenuto il corpo di una donna, vittima di uno stupro. Il compagno della giovane, Tiberio (Tiberio Suma), vorrebbe trovare i responsabili e dar fuoco al campo, per vendicarla. Ma l’amico Denis (Malagnino), padre di famiglia disoccupato che, proprio per disperazione, ha deciso di iniziare a spacciare droga, cerca di convincerlo a desistere dai progetti di vendetta. La situazione diventa pericolosa quando, durante la ricerca dei colpevoli, entra in scena il Tibetano (Stefano Miconi Proietti), sornione e beffardo boss del quartiere col quale Denis è pesantemente indebitato…

 

Dramma duro e crudo che ricrea le atmosfere care a Claudio Caligari, soprattutto quelle di “Non essere cattivo”, ma anche quelle proprie del duo Alfonsi & Malagnino, già sperimentate nei precedenti “La rieducazione” e “Ad ogni costo”.

“E’ una variazione su un tema classico della cinematografia – scrivono i registi nelle note -, quello dei film ‘stupro’ e vendetta’ (filone nato quarant’anni fa con ‘Il giustiziere della notte’ ndr.)”.

E poi aggiungono: “Proprio come nei western lo sceriffo non c’è – o se c’è, è stravaccato nel suo ufficio, ubriaco – e dunque l’esercizio della giustizia diventa un atto pericolosamente privato, irrazionale e impulsivo, lasciato nelle mani dei nostri protagonisti: cowboy scheggiati, sopraffatti dalla durezza del vivere, che non montano cavalli ma percorrono pericolosi sentieri indiani a bordo di una vecchia utilitaria Citroen, con la spia sempre in rosso”.

Dramma thriller che prende spunto dalla realtà che gli autori costruiscono pian piano con mano sicura, fra tensione e riflessione, in solo 81’ grazie a un ritmo serrato, e fino a un finale sconvolgente.

Nel cast anche Marco Pocetta (anche fotografia e montaggio), Fabio Sperandeo, Alessandra Ronzoni, Cristina Morar, Lionello Pocetta e Daniele Guerrini.

Nelle sale italiane dal 17 maggio presentato da Distribuzione Indipendente