Aiutatemi. Tutti mi odiano!

  Tutti mi odiano. Sono circondata dall’odio. La mattina, quando mi sveglio, il primo sguardo che si posa su di me è di odio. Così carico, così intenso, che vorrei non essere mai nata. Eppure sono sicurissima di non aver fatto niente di male, né di  aver commesso azioni di disturbo. Tutta la notte sono stata immobile, zitta zitta, senza quasi respirare. Solo, appena mi sveglio, sento l’irresistibile bisogno di schiarirmi la voce.  E chi, quando apre gli occhi dopo una nottata di sonno, non sente il bisogno di schiarirsi la voce? Pare che questo  dispiaccia a tutti.

  Credete che la cosa finisca qua, dopo che chiaramente mi hanno fatto capire d’aver commesso un’imperdonabile gaffe? Neanche per sogno. Nella mezz’ora seguente, benché non mi sia mossa né abbia fiatato, da odio lo sguardo si fa impaziente, insofferente, e questo certo non mi mette di buon umore. Non solo i grandi si comportano così, ma anche i bambini, e pazienza – dico – se si limitassero a lanciarmi occhiate cattive: una volta hanno cercato di affogarmi nella vasca da bagno. Per fortuna è arrivata la loro madre, appena in tempo.

  Finalmente l’uomo esce di casa, portandosi dietro i  bambini. In casa rimane la donna, e per qualche ora mi godo un po’ di tranquillità, ma quando si avvicina mezzogiorno  comincia a gettarmi sguardi sempre più ansiosi e preoccupati.  Lo so perché dalla camera da letto mi porta sempre in cucina, dove la vedo trafficare freneticamente tra i fornelli. Suppongo che voglia avermi a portata di mano per controllarmi in assenza del marito. Chissà poi cosa temono che faccia, se rimango sola. Tutto questo non facilita certo la mia esistenza. Se avessi libertà d’azione, me ne andrei da un neurologo, a farmi mettere a posto i miei poveri nervi a pezzi, ma dubito fortemente che riuscirebbe a ricomporli.

  Ora io mi chiedo: se nessuno mi può soffrire, perché mi vogliono tenere con loro a tutti i costi? Cosa gli costerebbe restituirmi la libertà? Gli sarei riconoscente persino se mi collocassero in un ospizio.

  La cosa curiosa è questa: non possono fare a meno di me, e ne ho già avute diverse prove. Una fu quando, per disperazione, cercai di suicidarmi schiantandomi al suolo. Mi portarono di corsa all’ospedale, spaventatissimi, e quando tornai a casa guarita ci fu un unanime urlo di gioia. Dunque, mi volevano bene e forse, dopo lo scampato pericolo, il loro atteggiamento nei miei confronti sarebbe cambiato. L’idillio durò una sola notte. Il mattino dopo, appena desta, mi schiarii come al solito la voce, ma lui mi ricambiò col solito sguardo di odio. E i bambini, poi! Essendo sfuggita a tutti la causa della mia caduta – a nessuno è passato per la mente che quei loro comportamenti potessero indurmi al suicidio – ne furono incolpati i bambini: che ora mi girano alla larga, ma facendomi orribili boccacce. Trascorsero molti e tristi anni, poi un giorno l’uomo, non so per quale ragione, mi aiutò a togliermi la fastidiosa abitudine di schiarirmi la voce appena sveglia. Così potei dormire qualche ora in più, e anche lui.

  Quando poi apriva gli occhi, notai che mi guardava quasi con affetto. Solo la donna continuava a tenermi d’occhio con ansia, come si avvicinava l’ora del pranzo, ma oramai non ci badavo più, ne avevo passate di peggio.

  Trascorsero altri anni, finalmente felici. Finché un giorno, in casa, si verificò un gran trambusto. Uno degli insopportabili bambini che tanto mi avevano odiata in passato, non solo si era fatto grande, ma si era  anche brillantemente laureato e aveva già trovato un ottimo impiego. E ora si stavano preparando grandi festeggiamenti. Io non pensavo di parteciparvi,  credevo soltanto di fare da spettatrice, invece l’uomo mi prese e mi avvolse in una bellissima carta colorata, e la donna vi passò intorno un nastro in tinta, che fece terminare con un gran fiocco. Ci fu un lungo pranzo, e al momento dei doni, fui consegnata solennemente al neo laureato con le seguenti parole: “Questa, adesso, farà al caso tuo”.

  Incuriosito, il ragazzo mi tolse in fretta dall’involucro, dove stavo soffocando: “E’ la sveglia del nonno! Grazie papà, la gradisco moltissimo”, disse tutto festante.

  Soddisfatto dell’accoglienza, l’uomo precisò: “E’ praticamente indistruttibile. Ha servito il nonno, ha servito me, e ora servirà te. Basta solo che tu le ridia la carica”.

  “E ogni mattina, non potrò fare a meno di odiarla”, commentò il figlio con un complice sorriso.

  Io a quelle parole mi sentii morire: si ricominciava tutto d’accapo, ed ero indistruttibile!

Mamma Oca