Paolo Sorrentino parla di “Loro 2”, dei suoi personaggi, degli italiani, del suo cinema e della ‘tenerezza’

di José de Arcangelo

“Loro 2” completa il ritratto, tra realtà e fantasia, di Lui, Berlusconi, ad opera di Paolo Sorrentino, nonostante il film resti sbilanciato, la seconda parte concentra l’attenzione sul lato umano del protagonista, più privato che pubblico, più psicologico che politico. E stavolta è lo stesso regista a parlarne con la stampa a Roma, dopo la presentazione.

Se su noi italiani si dice che “siamo tutti attori”, Berlusconi avrebbe addirittura il complesso della ‘primadonna’, quello che invece non aveva Veronica, essendo in realtà un’attrice.

“La ricerca del ‘chi è chi’ da rotocalco non ha senso – esordisce Sorrentino sul gioco di riconoscere i personaggi cui si sono buttati un po’ tutti, visto che hanno altri nomi -, ma vi assicuro che Bentivoglio/Recchia non è Sandro Bondi, anche se scrive poesie, né la Smuniak/Kira è Sabina Began, non volevo chiamarli in causa, ma seguire le vicende di personaggi veri”.

“Non posso fare che film ‘alla Sorrentino’ – risponde all’assurda domanda di un collega -, che a qualcuno può stufare, perché è difficile uscire da se stessi. Altri dicono che faccio dei film ‘alla’ Kubrick, alla Fellini’, ma come dice Radiguet (‘Il diavolo in corpo’ ndr.) ‘imitando un capolavoro alla fine si riesce a farlo’. Più difficile è con Berlusconi perché è un personaggio reale, è più complicato rispetto a ‘The Youg Pope’ che era un personaggio inventato, infatti, in questo caso sono dovuto essere più contenuto per diverse ragioni”.

“Da parte mia racconto una storia, non politica né da schierato – spiega – ma su quello che penso non fosse stato puntualizzato, sui sentimenti che c’erano dietro. Non è un attacco né una difesa in cui la controparte è Veronica / E.S.Ricci che gli fa una serie di domande che volevano, forse, porgli i detrattori. La paura della vecchiaia e della morte aleggia in tutti, non solo in loro ma anche nei giovani, non nei fatti che sono storici; dove ci sono i sentimenti delle persone – che restano gli stessi ma vengono messi in gioco -, poi si finisce in un’ineluttabile delusione”.

“Faccio fatica a parlare di personaggi reali – ribatte la Ricci -, mi sono preparata leggendo l’autobiografia. Quando ho letto la sceneggiatura ho capito che era riferibile a lei ma che riguarda tutte le donne. La delusione, lo sgretolarsi di un amore, il vedersi sfiorire. Mi sono lasciata guidare dalla donna di 56 anni che sono, quello che può aver vissuto durante una separazione, la difesa della sua dignità, tutti sentimenti universali. Non vedevo più me né Veronica ma tutte noi donne. E con Toni è stato facilissimo recitare, anzi semplice”.

“L’aver fatto ‘Il divo’ mi ha dato la possibilità di mettere a confronto uno con l’altro, l’uomo e il politico – confessa Servillo -, divo nel senso di qualifica da imperatore romano, Andreotti, solo nell’ambiente politico, del Palazzo dove si muoveva con introversione e alimentava il suo segreto; Berlusconi, invece, è un mistero, un divo estroverso al centro della scena politica, un personaggio da cinema, e la sua affannosa ricerca di un modello senza riuscirci”.

“Quando ho letto la scena del dialogo Berlusconi – Ennio Doris, entrambi interpretati da me – spiega -, mi sono reso conto come ci si allontanava dalla cronaca per raccontarlo in modo cinematografico. Inoltre, ho trovato molto interessante farlo lontano dai luoghi della politica, in questo suo Eden sardo in cui si trova in uno stato di pura sopravvivenza che quasi si alimenta del potere, aspettando il momento di (ri)entrare in scena”.

“Lo sguardo sta nel tono di una parola, per fortuna, molto usata in questo periodo: la tenerezza – conclude Sorrentino -, possiamo considerare pretenzioso o presuntuoso un libro o un film che deve però portare, a dispetto della cronaca emotiva, alla comprensione di qualcosa, ma ti espone a giudizi non gradevoli, ad essere male interpretati. Anche quando si tratta di personaggi che non ci piacciono o sono discutibili, bisogna comprendere il perché delle cose. Come dice Elena parecchi italiani possono riconoscersi in Veronica. Inoltre, lo spunto iniziale è stata una storia d’amore, anche se poi il film prende altre vie, ma è la tenerezza che mi ha aiutato a dare quel senso di pietas profondo”.

“Tutte le scene della vita di coppia – chiude il co-sceneggiatore Umberto Contarello –preannunciavano un lungo e doloroso addio, tutte scene interpretate con enorme verità, nei dolori e nelle paure, e che Sorrentino pone con coraggio senza giudicare, anche perché non si può condannare chi – come tutti noi – è in difficoltà”.

Nelle sale italiane dal 10 maggio distribuito da Universal International Pictures Italia