“1945”

di José de Arcangelo

Sul grande schermo un drammatico e inedito episodio che riguarda ancora nazismo, razzismo e Shoah, ma stavolta ambientato proprio alla fine del Secondo conflitto mondiale. “1945” dell’ungherese Torok Ferenc – classe 1971, al suo quarto lungometraggio e dopo una lunga gavetta in televisione – e sceneggiato con Gàbor T. Szantò, parte proprio dalle ore 11.00 del giorno in cui, dopo Hiroshima, è stata lanciata la seconda bomba atomica su Nagasaki.

In un afoso giorno, il 12 agosto 1945, mentre gli abitanti di un villaggio ungherese si preparano per il matrimonio del figlio del vicario, un treno lascia alla stazione due ebrei ortodossi, uno giovane e l’altro anziano. Sotto lo sguardo vigile delle truppe d’occupazione sovietiche, i due scaricano dal convoglio due misteriose casse e si avviano a piedi verso il paese, mentre le casse vengono portate da un carretto.

Il precario equilibrio quotidiano che la guerra appena finita ha lasciato sembra ora minacciato dall’arrivo dei due ebrei. In tutta la comunità si diffondono rapidamente la paura e il sospetto che i tradimenti, le omissioni e i furti, commessi e sepolti durante gli anni del conflitto, possano tornare a galla. Ma più del senso di colpa, riemerge la paura di dover restituire i beni  che hanno preso ai deportati e che vengano scoperte le ‘interessate’ denunce (persino degli amici). Solo i giovani, ignari alcuni, tormentati gli altri, sembrano disposti a cambiare atteggiamento o paese, per avviarsi verso un futuro diverso di pace e tolleranza.

Girato in uno splendido bianco e nero (direttore della fotografia Elemér Ragàlyi), “1945” – premiato al Jerusalem Film Festival e vincitore dei premi al Miglior attore (Rudolf Péter) e alla Miglior musica originale (Tibor Zemzo) all’Hungarian Film Week -, rivela uno dei terribili casi finora poco affrontato – non solo dal cinema e in Ungheria -, di collaborazionismo e sciacallaggio che si sono avverati, purtroppo spesso, durante guerre e dittature ovunque nel mondo, tra avidità e possesso, pregiudizi e intolleranza.

Ottimo il cast a noi sconosciuto: Rudolf Péter (il vicario Istvàn Szentes), Tasnadi Bence (Arpàd Szentes), Tamàs Szabò Kimmel (Jancsi), Dora Sztarenki (Kisrozsi), Agi Szirtes (Andràs Kustar).

Nelle sale italiane dal 3 maggio distribuito da Mariposa Cinematografica