Albergo vista Terra

di Elio Nello Meucci

  Riparte il turismo spaziale, ma adesso la realtà supera la fantasia: è pronto il primo albergo con ‘camere vista Terra’. La space economy sta per iniziare.

  Test falliti, incidenti  e poi il completamento della navetta Space Sship Two VSS Unity della Virgin Galactic di Richard Brenson,  la prima a partire con direzione: stazione orbitante Aurora Station della società Orion Span (Huston – Texas). La stazione sarà la prima ad essere convertita in un albergo a 1 stella, il Sole. Per i fortunati viaggiatori la struttura sarà operativa dal 2021. Il progetto avveniristico ma con solide basi reali vedrà protagonista anche il Bel Paese. Infatti l’Italia, con l’Agenzia spaziale (ASI) non vuole perdere l’occasione di essere tra i protagonisti di quest’avventura là dove nessun uomo aveva mai osato arrivare. La scienza, con la biologia e la tecnologia in testa, porterà nei viaggi spaziali molto materiale da sperimentare.

  La stazione misura 10 metri di lunghezza e ha un diametro di 4.2 metri, può sembrare un monolocale, ma è in grado di ospitare quattro turisti, ovviamente assistiti dall’equipaggio. Il soggiorno massimo sarà di dodici giorni a 320 chilometri dalla terra per il costo di soli 9,5 milioni di dollari, a testa ovviamente. Quindi se andiamo a dividere per singola notte, come nei migliori hotel, la cifra è quasi di ottocentomila dollari. «Vogliamo portare la gente nello spazio perché è la frontiera finale della nostra civiltà», ha spiegato il fondatore della compagnia, Frank Bunger. La Orion Span punta a ridurre da ventiquattro a tre i mesi di addestramento per preparare i viaggiatori a visitare lo spazio, riducendo in questo modo i costi. Ai turisti saranno fornite nozioni basilari su volo spaziale, meccanica orbitale e vita in ambienti pressurizzati. La società «assicura che i viaggiatori godranno l’euforia della gravità zero, ammireranno le aurore polari e le loro città dalle tante ‘camere con vista’ dell’hotel spaziale»: soddisfatti o rimborsati; magari non sarà proprio così, ma sicuramente il ‘rischio’ vale lo sforzo economico.

  L’Italia dal canto suo parteciperà al progetto fornendo uno spazioporto per i voli subordinati, come quelli commerciali. Impossibile prevedere i tempi per realizzare uno spazioporto in Italia, potrebbero essere necessari da 3 a 5 anni: tutto dipende dal sistema di reazioni a livello politico, tecnologico e dell’industria capaci di porre l’attenzione su questo tema. A margine dell’incontro tra il responsabile per le attività spaziali del ministero degli Affari Esteri, Fabrizio Nicoletti e  Roberto Vittori, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e addetto alle attività spaziali presso l’Ambasciata Italiana a Washington, si è parlato anche delle aree più idonee. I siti individuati sembrano essere al Centro-Sud, che si dovrà preparare a ospitare una così imponente struttura. Sarà da identificare con molta attenzione la location dove installare la base operativa per un eventuale rilancio del meridione; quello che molti amministratori si augurano è di certo uno sviluppo industriale importante.

  I viaggi nello spazio, e ora anche con equipaggio civile, sono nell’immaginario di tutti, come anche gli esperimenti scientifici che possono essere sviluppati a bordo. Infatti tra le possibili attività per rendere il soggiorno più piacevole, come se già non bastasse lo spettacolo dell’universo, sarà la coltivazione di piante e sviluppare esperienze con il ‘ponte ad ologrammi’, una realtà virtuale aumentata. Gli utenti possono vedere il mondo 3D da diverse prospettive in base alla loro posizione registrata nello spazio, come se si fosse in un enorme videogioco. La tecnologia infatti apre le porte a una nuova generazione di applicazioni: come la ricostruzione di antiche città, negli addestramenti (per simulare un soccorso), in architettura (per ricostruire gli edifici progettati) o nella realizzazione di prototipi. Insomma la new economy, o meglio la space economy è in pieno fermento, i presupposti sono incoraggianti. Dalla parte della scienza c’è da dire che continua a fare passi in avanti, in tutte le sue sfumature della ricerca. La curiosità umana cresce di pari passo con la tecnologia e il futuro sembra essere sempre più vicino, o più ‘lontano’ se parliamo di spazio.