“A Beautiful Day”

di José de Arcangelo

La regista Lynne Ramsay, nota per “…E ora parliamo di Kevin”, stavolta affronta il film di genere, ovvero un thriller costruito da un punto di vista diverso, mettendo in evidenza la violenza fisica e psicologica. Ispirandosi al racconto di Jonathan Ames – una storia che ricorda tante altre, da “Taxi Driver” a “Leon” e “Drive” -, Ramsey, anche sceneggiatrice premiata a Cannes, cambia i particolari, amplia il rapporto con la madre, reinventa il finale (anzi lo ‘sdoppia’) e usa ripetutamente i flashback dell’infanzia del protagonista alle prese con un padre sadico, ma anche con le sue perturbanti esperienze nei marine e poi nell’Fbi.

Joe (Joaquin Phoenix, Miglior attore a Cannes), tormentato reduce disposto a sacrificarsi per salvare delle vite innocenti, vive con l’anziana e malata madre (Judith Roberts) e si guadagna da vivere liberando giovani ragazze finite nel traffico delle schiave sessuali. Ma un giorno viene contattato dal senatore newyorkese Albert Votto (Alex Manette) che crede che la giovanissima figlia scomparsa, Nina (Ekaterina Samsonov), sia stata rapita da una organizzazione e costretta a prostituirsi. Il coraggioso sicario accetta il ‘lavoro’ e grazie al suo sangue freddo riesce a liberare la tredicenne, ma i conti non tornano, anzi. Scopre che dietro al suo rapimento ci sono persone molto potenti e corrotte, quindi la faccenda è molto più grande di lui…

 “You Were Never Really Here” (titolo originale, Non sei realmente mai stato qui) è un viaggio nella disturbante mente del protagonista, ma anche nell’inquietante società contemporanea, perché se ormai siamo tutti a conoscenza degli orribili traffici di esseri umani, rivederli rappresentati con crudo realismo sullo schermo paradossalmente provocano nello spettatore ancora più indignazione e impotenza dei telegiornali. Anche quando la regista ecceda con i flashback che, a volte, rischiano più di confondere anziché rivelare.

“Penso che la maggior parte dei cineasti abbia un approccio psicologico – ha detto la regista nell’intervista di Fabien Lemercier – e un interesse per la questione della condizione umana. Per quel che mi riguarda, amo approfondire i personaggi con la loro bellezza, i lori difetti, i loro diversi aspetti. Sul set, ho avuto l’impressione di vivere io stessa un’esperienza post-traumatica perché la storia del film ha un’influenza forte sulla mente… (‘Taxi Driver’ di Scorsese ndr.). E’ ovviamente un film magnifico che tratta il genere in modo interessante, ma non ci ho pensato particolarmente girando il mio. C’è forse qualche riferimento qua e là, ma non era voluto. Di fatto, ho amato molti film di genere durante la mia giovinezza e forse mi hanno ispirato. Quello che volevo, però, era approcciarmi al racconto di genere in maniera diversa… Ho sempre considerato la musica e il suono prima delle riprese. E per questo film, volevo darvi più importanza che alla sceneggiatura. Jonny Greenwood è un genio e sono molto contenta che abbia accettato di partecipare al film. Non compone in modo intellettuale, ma con sentimento”. (Cineuropa.org)

Nel cast anche Alessandro Nivola (senatore Williams), John Doman (John McCleary), Frank Pando (Angel), Kate Easton (la madre da giovane), Dante Pereira-Olson (Joe da ragazzo), Larry Canady (taxista di Cincinnatti), Vinicius Damasceno (Moises), Edward Latham. La volutamente cupa e fredda fotografia è firmata da Thomas Townend.

Nelle sale italiane dal 1° maggio distribuito da Europictures in associazione con Dragon Production