“L’amore secondo Isabelle”

di José de Arcangelo

La veterana regista francese Claire Denis, ispirandosi a un racconto di “Frammenti di un discorso amoroso” del semiologo Roland Barthes, offre il ritratto di una cinquantenne di oggi, Isabelle, interpretata da una splendida Juliette Binoche, divisa fra solitudine e delusione, ‘provini’ e speranze. Una commedia sentimental-esistenziale ma non romantica.

Infatti, Isabelle (Binoche), una bella donna di cinquant’anni, si sente molto sola. Dopo il divorzio, è alla continua ricerca del vero amore. E, nonostante le sofferenze, le illusioni, i dubbi, i desideri e i pianti, ci crede ancora, con tutto il suo cuore. E’ una pittrice e si prende cura della figlia di dieci anni, mentre aspetta che arrivi quel grande amore che le stravolgerà e riempirà l’esistenza.

Frequenta diversi uomini, tra cui l’ex marito, come un banchiere eccentrico, Vincent (Xavier Beauvois), che solo la illude; un giovane e insicuro attore sposato (Nicholas Duvauchelle); l’artista Fabrice e il gallerista Marc conosciuti per caso (rispettivamente Bruno Podalydés e Alex Descas) e, infine, il sex-symbol Sylvain (Paul Blain). Sullo sfondo di una Parigi intellettual-borghese, fotografata con tutti i suoi rumori e le sue luci, Isabelle vaga alla ricerca dell’uomo (perfetto?) che faccia per lei, fra eventi e gallerie, teatri e locali. Lei che in realtà non è sola, ma rappresenta tutte le donne.

Alla fine chiederà ‘consiglio’ a Denis, un terapista di coppia new age (Gérard Depardieu), e sorta di vedente, che arriva al coronamento del percorso amoroso di Isabelle, l’altra immagine speculare della sua agonia interiore. Probabilmente, il giorno dopo, Isabelle riprenderà la sua ‘ronde’, perché non si è mai arresa.

Denis (da “Chocolat”, 1988, a “Les salauds”, 2013), stavolta punta su leggerezza e ironia per offrirci un quadro di vita contemporanea, ovviamente attraverso lo sguardo femminile, e dove – come è tradizione nel cinema francese, sin dal primo Rohmer – non mancano le parole, anzi i dialoghi (sceneggiatura di Christine Angot) sempre ben curati (cosa che non succede quasi più nel cinema italiano), che però da noi non vengono spesso apprezzati, e perciò in questo caso dubitiamo della versione italiana. Cameo di Valeria Bruni Tedeschi, la donna in macchina con Depardieu.

Nel cast anche l’attrice-regista Josiane Balasko (Maxime), Philippe Katerine (Mathieu), Sandrine Dumas (Ariane) e Laurent Grévill (François).

Nelle sale dal 19 aprile distribuito da Cinema