“Interruption”

di José de Arcangelo

Presentato in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e vincitore del premio HFAA per la miglior opera prima, “Interruption” del regista greco Yorgos Zois, è un film, fra lo sperimentale e il metaforico, sorta di film a tesi come si usava negli anni Settanta – ma anche prima e dopo -, quando anche una parte non indifferente del pubblico riusciva a ‘partecipare’ alla riflessione e nell’impegno socio-politico dell’autore.

Un adattamento teatrale postmoderno di una tragedia greca classica (l’Orestiade di Eschilo) si svolge in un prestigioso teatro di Atene. Come ogni sera, il pubblico prende posto e la rappresentazione può cominciare. All’improvviso, le luci si accendono. Un gruppo di giovani vestiti di nero sale sul palco. Si intravede, tra loro, una pistola. “Ci scusiamo per l’interruzione”, dice uno di loro, invitando il pubblico dalla platea a raggiungerli sul palco, invitandoli quindi a partecipare. La rappresentazione riprende, eppure qualcosa è cambiato: vanno in scena gli stessi personaggi, ma è il pubblico che comincia a sentirsi diverso, sotto e sul palcoscenico.

Ovviamente ad un certo punto realtà e finzione si fondono e confondono, quindi, quelli del pubblico che ne partecipano si presentano e poi vengono ‘guidati’ dal regista. La rappresentazione riprende e diventa una sorta di dibattito sul crimine di Oreste (ha ucciso la madre Clitennestra, che a sua volta aveva ucciso il padre), su come si dovrebbe comportare nella realtà contemporanea.

“Interruption’ è una storia che si svolge all’interno di un teatro – scrive il regista nelle note -. La parola ‘teatro’ deriva da ‘Theatron’, che sta a significare il luogo in cui vediamo. ‘Interruption’ è un film sull’Atto del Vedere. Il 23 ottobre 2002, cinquanta ceceni armati presero in ostaggio 850 spettatori nel Teatro Dubrovka di Mosca. Durante i primi minuti di questa occupazione, il pubblico, affascinato dall’ambivalenza del momento, pensò di avere davanti degli attori e che tutto facesse parte della rappresentazione a cui stavano assistendo. In momenti così cruciali, finzione e realtà, verità e bugie, logica e assurdo si fondono. Il film nasce dalla suggestione di questi primi minuti di ambiguità”.

Un’opera che ricorda le rappresentazioni del glorioso Living Theatre in cui gli spettatori venivano invitati a partecipare, a uscire dai binari del testo mettendo in scena le proprie idee e reazioni, in questo caso seguendo le orme della tragedia greca, incluso il Deus Ex Machina, la catarsi con tanto di pioggia purificatrice, e oltre. Ma anche noi come il pubblico del teatro resteremo col dubbio – nonostante si parli, forse, troppo -, è stata finzione o realtà. Senz’altro un apologo sulla nostra società sempre più in crisi morale (oltre che economica) dove, forse, non c’è più differenza tra vendetta e giustizia, senso di colpa e casi di coscienza. Dove non partecipiamo nemmeno socio-politicamente se non siamo (più) costretti.

Quindi, un’opera prima d’autore perché “Interruption” appartiene a un cinema che, quanto meno, cerca ancora di sperimentare e al tempo stesso di invitare alla riflessione. Però in questi nostri anni è stato confinato come cinema di élite o di nicchia che dir si voglia.

Gli interpreti: Alexandros Vardaxoglou, Sofia Kokkali, Pavlos Iordanopoulos, Hristos Karteris, Romanna Lobats, Angeliki Margeti, Natassa Brouzioti, Aineias Tsamatis, Constantinos Voudouris, Maria Kallimani, Areti Seidaridou, Spyros Sidiras, Christos Sougaris, Alexandros Sotiriou, Elena Topalidou, Maria Filini, Vasilis Andreou, Daphne Ioakimidou-Patakia, Alexia Kaltsiki, Effi Rabsilber, Christos Stergioglou, Labros Filippou, Nikos Flessas.

Nelle sale italiane dal 24 aprile presentato da Tycoon Distribution