“I fantasmi d’Ismael”

di José de Arcangelo

Film d’apertura del Festival di Cannes 2017 e presentato in anteprima (nella versione originale ‘lunga’) a Rendez-Vous, il Festival del Nuovo Cinema Francese di Roma, “I fantasmi d’Ismael” di Arnaud Desplechin – sceneggiato con Julie Peyr – è un affascinante thriller esistenziale costruito come un puzzle (storie parallele incrociate) fra sogno e incubo, immaginazione e creazione, amore e fantasmi, appunto, e sui toni della commedia (‘romantica’ la definisce l’autore nel montaggio definitivo).

Ismaël Vuillard (il sempre bravo Mathieu Amalric), regista febbrile, scrive di notte per sfuggire gli incubi. Legato sentimentalmente a Sylvia (Charlotte Gainsbourg), astrofisica con la testa tra le stelle, ha perso Carlotta (come “La donna che visse due volte”, una splendida Marion Cotillard), la giovane consorte scomparsa nel nulla vent’anni prima. Da allora si prende cura di Henri Bloom (il grande, veterano, Làszlo Szabò), maestro cinematografico, mentore, suocero e padre inconsolabile di Carlotta, che una mattina d’estate ritorna dall’aldilà.

Fantasma tangibile, la sua morte non è mai stata accertata, rientra da una fuga ostinata e da un soggiorno in India, dove si è risposata e poi è rimasta vedova. Di nuovo sola nel mondo, ripara nella sua vecchia esistenza tra le braccia di Ismaël, sopraffatto dalle emozioni e dallo sconcerto. Il fantasma di Carlotta lo appressa e finisce per frangere i suoi sentimenti e la sua produzione artistica, anche perché sta girando un film sul fratello, particolare spia.

Pieno di riferimenti – soprattutto la “Nouvelle Vague”, stavolta più Truffaut che Godard, Hitchcock e Bergman – e citazioni, riflessioni e sensazioni, il film diventa un fantastico gioco anche per lo spettatore più attento. E ci sono anche quelli pittorici, dal Beato Angelico a Van Dyke e Pollock, in questo suggestivo viaggio fra realtà e finzione, sentimenti e passione. E ancora girato a Roubaix, città natale del regista francese.

Nel cast Louis Garrel (Ivan Dedalus), Alba Rohrwacher (Ariel/Faunia), Hippolyte Girardot (Zwy, l’amico produttore), Jacques Nolot (Claverie), Bruno Todeschini (responsabile sicurezza del  Tadjikistan) e Catherine Mouchet (la dottoressa). La fotografia è firmata da Irina Lubtchansky, il montaggio da Laurence Briaud e le musiche originali da Grégoire Hetzel e Mike Koutzer.

Nelle sale italiane dal 25 aprile distribuito da Europictures in associazione con Dragon Production