“Escobar – Il fascino del male”

di José de Arcangelo

Torna ancora una volta sul grande schermo Pablo Escobar, il più pericoloso boss dei narcos che ha seminato terrore e morte per oltre un decennio fra la Colombia e gli Stati Uniti. Ma stavolta il punto di vista è diverso, concentrato soprattutto sulla sua relazione con la giornalista televisiva colombiana Virginia Vallejo che ha raccontato la loro vicenda  nel best seller “Loving Pablo, Hating Escobar”. E forse proprio per questo il film “Escobar”, scritto e diretto da Fernando Leon de Aranoa (“I lunedì al sole”) delude, perché si rivela un melodramma in cui la feroce attività criminale del boss è solo sullo sfondo, trascurata per mettere in risalto i suoi sentimenti e il suo legame indissolubile con la famiglia.

Un film voluto da Javier Bardem – anche produttore – che lo interpreta insieme alla moglie e collega Penélope Cruz, e che si rivela l’unica attrazione di “Loving Pablo” (titolo internazionale). Infatti, narra l’ascesa criminale all’inizio della carriera negli anni Ottanta – già affermato uomo ‘d’affari’ – fino alla morte nel 1993, passando per gli anni del narcoterrorismo, della lotta contro la possibile estradizione negli Usa e, soprattutto, del rapporto con l’ambigua e seducente giornalista Virginia che, dopo essere stata a lungo la sua amante e aver scoperto la corruzione politica del paese, è stata costretta a collaborare con la giustizia (americana) favorendo la sua cattura e garantendosi la propria salvezza a Miami. Ma ovviamente, anche se il film non lo dice, la guerra contro i narcos non è finita con lui, anzi.

Non per caso, Bardem dice: “Dal 1998 sono stato incuriosito dal personaggio di Pablo Escobar come uomo. Negli ultimi vent’anni mi sono stati offerti diversi ruoli come Escobar, ma li ho sempre rifiutati proprio perché non invocavano alcun sentimento al di là di un semplice stereotipo”.

Però il film – coproduzione Spagna-Bulgaria – rischia di cadere nella trappola opposta, cioè di mostrare troppo ‘umano’ un mostro che conquistava gli ultimi, magari offrendo loro pane e un tetto, mentre con i suoi traffici ne uccideva altrettanti (circa 3.000 persone). Escobar è famoso per aver cambiato la storia del crimine negli ultimi decenni del XX secolo, togliendo spazio alla mafia internazionale, e diventando il criminale più ricco della storia (la settima persona più ricca del pianeta), aveva un patrimonio netto stimato di 30 miliardi di dollari nei primi anni ’90 – equivalenti a più di 55 miliardi di oggi – che lo ha reso famoso come il ‘Re della cocaina’.

Il carisma e la contagiosa popolarità di Escobar lo hanno spinto verso una breve carriera politica nel suo paese natale, la Colombia, e il suo cartello ha fornito circa l’80% della cocaina di contrabbando negli Stati Uniti nel pieno della sua carriera, facendogli guadagnare oltre 21,9 miliardi di dollari all’anno. Il suo ‘regno’ ha causato alla Colombia due decenni turbolenti, con Escobar che è diventato uno dei fuggitivi più ricercati al mondo.

“Ci sono incredibili momenti di azione – afferma Bardem -, ma questa storia parla soprattutto di relazioni: amore, odio, avidità, ambizione, dolore e gioia”. Ma crediamo, anche se tutti abbiamo l’occasione di diventare ‘mostri’, non interessino affatto i ‘sentimenti’ di quelli che lo sono ormai diventati per scelta. Anche se è vero, come da sottotitolo, che ‘il fascino del male’ seduce sempre e ovunque.

Nel cast Peter Sarsgaard (agente Shepard), Julieth Restrepo (Maria Victoria Henao, la moglie), David Valencia (Santos), Pedro Calvo (Gatillero) e David Ojalvo (agente FBI). La fotografia è firmata Alex Catalàn, il montaggio Nacho Ruiz Capillas e le musiche Federico Jusid.

Nelle sale italiane dal 19 aprile distribuito da Notorious Pictures