“Wajib – Invito al matrimonio”

di José de Arcangelo

Proposto dalla Palestina al premio Oscar per il Miglior Film Straniero e vincitore di quindici premi internazionali (incluso al Locarno Film Festival), “Wajib – Invito al matrimonio”, scritto e diretto dalla regista palestinese Annemarie Jacir (“Lamma shoftak –When I Saw You”) è un dramma on the road, urbano e sui toni della commedia dolce-amara che, attraverso ‘un invito al matrimonio’ (il titolo vuol dire proprio questo, e secondo tradizione, va consegnato personalmente dai familiari della sposa) mostra contraddizioni e tradizioni, sottomissione ed esilio, sentimenti e conflitti e traccia un delicato e commovente quadro della Nazareth odierna, la città che in occidente, forse, conosciamo meno. Conosciamo soprattutto quella antica, culla della cristianità

“Wajib” narra il confronto tra un padre e un figlio, fra antiche usanze e visione moderna di una realtà complessa e complicata. Shadi (Saled Bakri) è un giovane architetto palestinese residente a Roma, che torna nella città natale di Nazareth, a poche settimane dal Natale, allo scopo di aiutare il padre a consegnare gli inviti di nozze della sorella Amal (Maria Zreik).

Secondo un’antica tradizione della Palestina settentrionale – dove palestinesi e israeliani convivono apparentemente in pace -, quando qualcuno si sposa, gli uomini della famiglia sono tenuti a consegnare personalmente le partecipazioni a ogni invitato. Il padre Abu Shadi (Mohammad Bakri, padre di Saled nella realtà ed entrambi attivi anche in Italia) è un uomo molto stimato, un insegnante che ha cresciuto due figli da solo dopo la fuga della moglie negli Stati Uniti con un altro uomo.

Shadi gli è molto affezionato ma, allo stesso tempo, non ne condivide né ideali, né scelte. Nel loro girovagare di casa in casa – tra parenti e amici – per la consegna degli inviti, emergono a poco a poco i dettagli della loro diversa visione della vita e del mondo. Il senso di adattamento del padre, consapevole e in parte rassegnato ai rapporti di forza che governano la quotidianità di un territorio occupato, si scontra con l’impetuosità del figlio trentenne, animato da sentimenti di ribellione e di resistenza. E, infatti, sarà l’intenzione del padre di consegnare l’invito a un israeliano, Robbie, una sorta di capo-controllore nella scuola dove insegna, a far scoppiare discussione e conflitto tra genitore e figlio. Ma anche a una certa riconciliazione.

La Bacir usa il tono leggero, mai esasperato, per raccontare contrasti e punti di vista diversi non solo dei protagonisti, quel tocco femminile che istiga al dialogo anziché alla guerra – familiare o politica che sia – per raccontare una società divisa fra sogno (l’Italia viene scambiata spesso per l’America riguardo l’auto-esilio di Shadi, soprattutto dagli ‘anziani’) e realtà sociale. Ricco di sfumature, trovate e personaggi bizzarri, “Wajib” unisce l’utile al dilettevole, forma e contenuto, riflessione e divertimento.

Nel cast anche Tarik Kopty (Abu Murad), Monera Shehaded (Um Murad), Lama Tatour (Maria), Ruba Blal (moglie di Rami) e Rama Alamuddin (cugina Fadya).

Nelle sale italiane dal 19 aprile distribuito da Satine Film