“Terra bruciata!”, un docu-film sulla dimenticata Resistenza campana

di José de Arcangelo

Un docu-film importante perché ricostruisce dei fatti finora dimenticati e/o sepolti ma che mettono in evidenza che anche nel Meridione, e soprattutto in Campania, c’è stata una Resistenza al nazi-fascismo, magari spontanea e non largamente organizzata come nel Settentrione, in cui hanno avuto un ruolo non indifferente le donne, ma comunque messa in moto dalla popolazione stessa: “Terra Bruciata!” di Luca Gianfrancesco ce la racconta attraverso le testimonianze degli ultimi sopravvissuti, studiosi, materiale di repertorio e la ricostruzione con attori di alcuni episodi.

“L’idea del film – afferma il regista – nasce dall’incontro dopo cinque anni con il professore Angelone, impegnato nelle ricerche sul territorio della provincia di Caserta che mi raccontò questa storia, perché entrambi siamo nati in quella zona ed è una vicenda che non è tramontata, ma che nei libri e nelle ricerche precedenti non se ne parla. Si accennano lo sbarco in Sicilia, poi quello di Salerno, le Quattro Giornate di Napoli e il bombardamento di Montecassino, fino a Roma. L’autunno ’43, con il drammatico passaggio del fronte e la scia di sangue che ne conseguì in tutto il territorio che va dalla provincia nord di Napoli fino a Cassino, è stato inspiegabilmente ‘vittima’ di un colossale lavoro di rimozione”.

“Il documentario – prosegue – nasce da due esigenze: la necessità di raccontare una storia inedita ai più e incomprensibilmente sfuggita ai radar della grande storia e della politica e, di conseguenza, rimossa dalla memoria collettiva e individuale del nostro Paese; l’urgenza di rendere giustizia agli ultimi superstiti di una vicenda che, a più di settant’anni di distanza, può ancora aiutare da un lato a comprendere meglio le radici di quella metamorfosi che trasformò una presenza militare ‘pacifica’ o, in alcuni casi tollerata, in una brutale repressione contro popolazioni inermi, che, oltre alla distruzione del tessuto economico ed industriale, costò la vita a un migliaio di civili, e dall’altro può fornire dati importanti sulla genesi delle Resistenze civili e armate, che videro come protagonisti intere comunità della Campania centrosettentrionale”.

La mattina del 1° novembre 1943, a Conca della Campania, un minuscolo borgo della provincia di Caserta, 19 civili vengono trucidati da una pattuglia di militari tedeschi. Graziella Di Gasparro, figlia di uno dei caduti, lotta estremamente da anni per tener viva la memoria di quell’eccidio dimenticato. L’assassinio di suo padre fu il terribile epilogo della brutale occupazione del territorio che i nazisti misero in atto in tutta la Campania centro settentrionale a partire dell’8 settembre, data dell’armistizio. Dopo anni di sofferenza, Graziella – in occasione della 73.a commemorazione della strage -, oltre al riconoscimento dei suoi concittadini e la visita dell’ambasciatrice tedesca, ha avviato un processo di riconciliazione col suo tragico passato.

Il casertano – primo territorio italiano ad essere dichiarato ‘Zona di Operazioni’ – dovette sperimentare la devastante onda d’urto delle brutali leggi di guerra germaniche che si accanirono contro la popolazione civile. L’esautorazione delle istituzioni, le razzie dei beni alimentari (inclusi gli allevamenti), il rastrellamento e la deportazione degli uomini abili verso i campi di lavoro in Germania – circa 21.000 – e le devastazione degli impianti produttivi e delle abitazioni civili sono le condizioni nelle quali maturarono le ragioni che diedero vita alle prime azioni di resistenza organizzate dai civili in Italia.

Dopo le ‘Quattro giornate di Napoli’ (unico episodio ricordato spesso e portato sullo schermo da Nanni Loy nel film omonimo), a Riardo, piccolo centro a pochi chilometri da Capua, una squadra partigiana riesce a scacciare con le armi i tedeschi dalla cittadina, prima dell’arrivo degli alleati, mentre le istituzioni e gli abitanti di Tora e Piccilli, con il silenzio, salvano una cinquantina di ebrei dalla deportazione accogliendoli in paese.

Ed è proprio in risposta a questa insubordinazione, ormai diffusa su tutto il territorio, che i comandi tedeschi danno l’avvio all’operazione ‘terra bruciata’ dando libero sfogo al dissennato campionario di violenze e morte contro la popolazione civile che causò 752 vittime.

La strage di Conca della Campania, secondo la tesi dello storico Giuseppe Angelone – impegnato nelle ricerche e consulente di Gianfrancesco – assume un ruolo chiave per comprendere al meglio quel processo che trasformò l’occupazione tedesca dell’Italia da una presenza militare ‘tollerata’ a un’egemonia aggressiva e violenta nei confronti della popolazione.

“Ha avuto una gestazione di circa quattro anni – dichiara Angelone -, nell’ambito delle ricerche promosse dalla Procura militare di Salerno sulle stragi naziste. Ricerche già anticipate dal libro di Carlo Gentile. Le Quattro giornate di Napoli sono lo spartiacque della Resistenza, la prima forma con parametri settentrionali, contro soprusi, questa è una visione contrapposta”.

Nel cast degli episodi ricostruiti: Lucianna De Falco (Giovannina, madre di Graziella), ha detto: “La necessità di raccontare una storia del genere per noi attori è un’esigenza. Un’esperienza totalmente nuova ed emozionante, raccontare un momento di particolare violenza e di verità, anche perché la camicia da notte che indosso apparteneva proprio alla donna che interpreto così come il portafoglio del marito”.

Mino Sferra (Giacomo Di Gasparro, il padre): “Anche per me è stato emozionante, anch’io provengo da quelle parti ma non sapevo nulla dell’esistenza di una Resistenza. Sono orgoglioso che sia venuta fuori, era un tassello mancante”.

Paola Lavini (la donna che mette in salvo il marito): “Sono nata in Emilia-Romagna ma di madre campana, però questa è una storia che ci appartiene a tutti, e anche mia nonna salvò il marito. Le donne hanno avuto sempre un ruolo importante”.

Arturo Sepe (il partigiano Rocco Piscitelli): “Un ruolo importante e una storia che necessitava essere raccontata. Conoscevo le Quattro giornate, ma questa no”.

Antonio Pennarella (banditore napoletano) e Antonello Cossia (Silvio Valente).

“Terra bruciata! – Il laboratorio italiano della ferocia nazista” si rivela, quindi, oltre che importante documento storico, un passo in più nella costruzione di una memoria condivisa, che possa includere finalmente il Meridione nel racconto del difficile e tragico percorso che condusse alla liberazione del paese. Proprio per questo, dopo l’anteprima romana di domani 19 aprile, esce in occasione della Festa della Liberazione 2018, e tra il 23 e 25 ci saranno altre anteprime fra Campania e Lazio.

Il film è una produzione Mediacontents Production con il contributo di Comunità Montane Monte Santa Croce, e dei comuni di Pietravairano, Teano, Acerra, Presenzano, Caiazzo, Vairano, Patenora, Riardo, Tora e Piccilli, Marzano Appio, e di contributo per la ricerca di EPT Caserta e di Michela Acquaro e ITABC CNR.

Nelle sale italiane dal 23 aprile distribuito da Istituto Luce – Cinecittà