Svevo: solo noi malati sappiamo qualcosa di noi stessi

di Rossella Casciello

  Si è tenuto al Teatro Palladium di Roma l’ultimo appuntamento della stagione “Ritratti di scrittori e poeti”. L’iniziativa, curata da Giuseppe Leonelli, si è incentrata sull’analisi dei testi più significativi del panorama autoriale italiano partendo da Primo Levi, Manzoni e Leopardi fino ad arrivare a Italo Svevo, protagonista dell’ultima serata in programma. Svevo mostra la sua modernità attraverso il concetto di inettitudine, considerata sia come una malattia sia anche come un dono. La prospettiva dell’autore, che vede la malattia come una sorta di salute negativa, si fa strada prima in Senilità per poi consolidarsi nei romanzi pubblicati in età più matura, come La coscienza di Zeno. I temi presenti in quest’ultima opera come il mal di vivere, l’inettitudine, l’indifferenza, la non volontà, la dilatazione astratta della coscienza, si intrecciano nel romanzo in una via del tutto differente e innovativa ed è su questi argomenti e sullo stile narrativo dell’autore che è ruotato intorno il commento di Leonelli. Il protagonista, accompagnato al piano dal Maestro Emanuele Frenzilli, attraverso la lettura e l’interpretazione di diversi estratti, ha condotto gli spettatori in un percorso all’interno dell’opera dando rilievo alla particolarità e all’attualità di un romanzo che resta unico nel suo genere.