In difesa (e per amore) del magistero

di Alessandro Bassetta

  «È palese che i nostri principi non coincidono più con quelli della cultura moderna, che la struttura fondamentale cristiana non è più determinante […] A maggior ragione, i credenti dovranno sforzarsi di continuare a plasmare e sostenere la coscienza dei valori e della vita. Sarà importante una testimonianza di fede più decisa delle singole comunità e chiese locali. Avranno una maggiore responsabilità […] Da molto tempo l’argomento “Verità” è stato messo da parte […] Nessuno osa più dire “possediamo la Verità”, cosicché anche noi teologi abbiamo tralasciato sempre più il concetto […] Se lasciamo da parte la Verità, quale scopo ha tutto quanto? La Verità deve restare sempre al centro […] La Verità possiede noi, ci ha toccato […] La Chiesa ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia».

  Così due anni fa si esprimeva Benedetto XVI nel libro-intervista di Peter Seewald ‘Ultime conversazioni’. Rispondendo poi alle domande sulla Profezia di Malachia e sulla possibilità che l’elezione di Bergoglio fosse «il segno esteriore di una svolta epocale […] con lui inizia definitivamente una nuova era», affermava: «Tutto può essere […] È evidente che la Chiesa sta abbandonando sempre più le vecchie strutture tradizionali della vita europea e quindi muta aspetto e in lei vivono nuove forme».

  Joseph Ratzinger sin dagli anni ‘50 aveva previsto una graduale perdita della fede in Occidente, corrispondente a un ridimensionamento della Chiesa Cattolica, destinata a esser collocata ai margini della società. Le cause, in aggiunta ai soliti feroci attacchi del mondo esterno, erano da ravvisarsi soprattutto nel male all’interno, il più pericoloso. Un male che non si estrinseca solo in quei crimini commessi da alcuni consacrati, ma più subdolamente e minacciosamente attraverso il venir meno della Chiesa al suo ruolo, la sua missione, i suoi insegnamenti. Il futuro pontefice rassicurava però sulla rinascita della Sposa di Cristo, che non sarebbe dipesa da quanti si affannano a inseguire le mode del momento e lanciano proclami orecchiabili, ma dai santi, in grado di vedere più lontano degli altri, perché con gli occhi rivolti a Dio.

  Nell’ambito di queste considerazioni si inserisce l’opera ‘Come la Chiesa finì’ di Aldo Maria Valli. Il vaticanista immagina un futuro (più prossimo che remoto?) nel quale si muove «una Chiesa che, dimentica del Vangelo e impegnata a inseguire il mondo, nel folle tentativo di rendersi più amichevole e attraente, più dialogante e accogliente, meno arcigna e dottrinale, finisce col tradire se stessa e si consegna nelle mani dei dominatori di turno».

  Nel Mondo Finalmente Unificato l’umanità vive sotto un governo planetario, guidato da un’entità misteriosa e totalitaria: Coloro che Amano. Non c’è libertà, il regime controlla tutto e nulla può incrinare l’imperturbabilità delle coscienze. L’unica religione riconosciuta e consentita è la Nuova Religione Universale, mentre la Basilica di San Pietro è stata trasformata nel Tempio Numero Uno della Fratellanza Universale. La stessa storia dell’umanità è stata riscritta in modo funzionale alla nuova visione del mondo. «Ma ecco che un uomo, che si presenta come il Cantore Cieco, rivela che non tutti si sono uniformati. Qualcuno, da qualche parte, ha mantenuto viva l’autentica memoria storica e sente il bisogno di trasmetterla ai posteri, così che la fiammella della libertà, per quanto stentata, resti in vita».

  Ci vengono così raccontate «le vicende che hanno condotto al disastro». «L’argentino Jorge Mario Bergoglio fu così amato dal mondo, così osannato, così stimato, che la Chiesa […] stabilì che da allora in avanti tutti i pontefici sarebbero stati scelti tra cardinali sudamericani e tutti si sarebbero chiamati Francesco. […] Papa Francesco II […] si pose un problema: come continuare sulla strada della misericordia e del rinnovamento? Come far capire che la Chiesa non avrebbe messo fine al dialogo, e anzi avrebbe solo reso più evidente l’atteggiamento di amicizia verso il mondo?»

  Così, nelle decisioni e riflessioni di quindici papi immaginari, l’autore inserisce un gran numero di atti e dichiarazioni di Bergoglio, attraverso rimandi bibliografici o tramite curiose e colte parafrasi, non sempre immediatamente individuabili per un lettore meno attento, ma di notevole rilevanza, in quanto perlomeno controversi, se non addirittura contrari al Magistero. Come l’enciclica ‘Amoris Laetitia’, «pietra miliare sulla strada dell’aggiornamento», con il suo «concetto di misericordia sganciato da quello di giustizia e di verità».

  Valli ricorre ampiamente all’ironia e al paradosso: molti nomi di nascita di papi sono l’unione di nomi di calciatori sudamericani, così come i titoli delle loro encicliche sono proverbi, modi di dire o parodie di reali documenti ecclesiastici, senza dimenticare i sinodi e le commissioni cardinalizie a cui ogni volta ci si affida per studiare la modernità e le sue derivazioni e aderirvi in toto, finendo per promulgare qualcosa di sempre più grottesco (il “Vocabolario della Chiesa Accogliente”, il “Neosillabo della Neochiesa”, il “Superdogma del Dialogo”…).

  In questo quadro di crescente confusione, si sventolano senza sosta le bandiere dell’apertura, della comprensione, del dialogo, del discernimento, della misericordia, delle periferie esistenziali… Termini vacui, generici, volutamente aleatori, mentre, d’altra parte, si deplorano concetti quali autorità, castigo divino, condanna, giustizia, penitenza, proselitismo… Non più quindi Dio, la Sua legge e il Suo insegnamento, ma l’uomo, i suoi diritti e le questioni sociali, nella frenesia di voler avvicinare sempre e comunque tutti quelli fuori dal gregge, senza giudicare più nessuno.

  Più, però, i vicari di Cristo si “aggiornano”, più i fedeli si allontanano, mentre le poche pecore che strenuamente vogliono rimanere nel proprio recinto e difenderlo vengono spedite («con misericordia») alle Isole Solovki, quelle di ‘Arcipelago gulag‘ di Solzenicyn. Intanto, su tutta la Terra divampano sbandamento, violenza e terrorismo.

  «A forza di diluire e annacquare, la Chiesa si condanna all’irrilevanza. Un dramma non solo per i credenti, ma per l’umanità intera: con la Chiesa, infatti, cade l’ultimo bastione in grado di difendere la libertà e opporsi al pensiero unico […] Il desiderio di compiacere il mondo, di essere come il mondo la voleva, di non provocare conflitti, di apparire dialogante e disponibile, le ha fatto letteralmente perdere il senno […] È così che, abdicando al sacro dovere di testimoniare la Verità, si è resa colpevole di apostasia, aprendo in tal modo le porte alla tirannide […] Una domanda mi assale: le cose sarebbero andate diversamente se non fossimo stati così paurosi e, in concreto, complici di quanti hanno lavorato contro la libertà. Come sarebbe il mondo oggi, se molti di noi, e soprattutto di noi credenti, non avessero ceduto?». Arriviamo quindi, coerentemente con il percorso intrapreso da decenni, fino alla firma sull’atto di morte della Chiesa, apposta dall’argentino Francesco XXX (che si tratti sempre di Bergoglio?).

  Al termine del suo racconto, però, il Cantore Cieco ci svelerà che «a dispetto delle apparenze, la Chiesa non è finita. La Chiesa è viva. La fede non si è dissolta». Questa morte “ufficiale” infatti, illusoria vittoria dell’eterno nemico, non ha sancito affatto il capolinea per la Comunità istituita da Gesù, perché, sempre e comunque, «dove sono due o tre riuniti nel Mio nome, Io sono in mezzo a loro».

Aldo Maria Valli – Come la Chiesa finì – Liberilibri – Macerata 2017 – 180 pagine – 16,00 €