L’oro blu, l’acqua: un bene a rischio

di Elio Nello Meucci

  Risorsa, dono, diritto. I punti imprescindibili per descrivere quello che le Nazioni Unite (NU) vogliono tutelare da venticinque anni: l’acqua, una risorsa per molti ma non per tutti.

 

  Sono venticinque gli anni trascorsi da quel 22 marzo 1993 quando le Nazioni Unite stilarono i punti focali per salvaguardare il bene più prezioso: l’acqua. Il 22 marzo 2018 si celebra la giornata mondiale ‘dell’oro blu’ e il focus voluto per quest’anno è il ruolo primario della natura stessa, declinata in tutte le sfumature, che può essere la guida sicura verso risoluzioni di problemi idrici impellenti. Dalla salvaguardia delle foreste, al riciclo urbano, all’architettura sostenibile per molti agglomerati urbani. Kofi Annan, ex segretario generale dell’ONU, ha previsto che l’accesso alle risorse idriche e il loro controllo potranno essere una tra le cause delle guerre del 21° secolo. La definizione di ‘oro blu’, in riferimento all’acqua, evidenzia come una risorsa basilare e prioritaria.

  Oggi, alla crisi idrica che coinvolge molte popolazioni che vivono nei Paesi a basso reddito si affianca una scarsità di risorse in quelli più sviluppati. Ma quali sono i numeri che ci spiegano l’effettivo rischio di perdere questo bene così prezioso?

  Il 71% della superficie terrestre è coperto da acqua, di cui il 97% è salata, il rimanente 3% è acqua dolce proveniente da ghiacciai e nevi perenni (68,9%), falde sotterranee (29,9%) e acque superficiali (1,2%); solo l’1% è acqua per uso umano. Sono infatti circa 2,1 miliardi, secondo l’Unicef, le persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile, mentre noi l’abbiamo perfino nel ‘gabinetto’. L’acqua è essenziale per sopravvivere e per proteggere la propria salute, un terzo della popolazione mondiale non ha possibilità di far uso di servizi igienici adeguati. Tra soli vent’anni, oltre cinque miliardi di persone rischiano di non avere abbastanza acqua a causa degli effetti dei cambiamenti climatici. Questo non deve farci sentire colpevoli di qualche misfatto, ma ci deve far riflettere su un consumo che dobbiamo inevitabilmente limitare, con ogni sforzo individuale e politico-decisionale.

  È la natura che ci suggerisce i mezzi più adeguati. La siccità può essere prevenuta tramite la riforestazione e la bonifica delle zone paludose, mentre le inondazioni si possono contrastare con il ripristino degli ecosistemi fluviali e la costruzione di “infrastrutture” verdi quali “muri” di alberi e “argini” di mangrovie. Nelle campagne bisogna provvedere ad un sistema di riciclo delle acque piovane, e nelle città realizzare infrastrutture che siano a basso impatto energetico, per far fronte ad un prelievo idrico a favore delle centrali elettriche, sempre più pressante: questo è il focus che ci invitano a seguire le NU. L’Italia ha fatto un balzo in avanti nelle gerarchie per il risparmio idrico e per i mezzi messi in campo per prevenirlo, e sono molte le istituzioni che si dedicano a questo fenomeno. Il CNR, con la sua multidisciplinarietà promuove filiere tra ricerca, applicazioni, tecnologia, industria, «con un approccio orientato alla soluzione dei numerosi problemi che affliggono le acque», dichiara Vito Uricchio, direttore CNR-IRSA. «Il destino dell’uomo è intrinsecamente correlato alla disponibilità idrica e dunque un’adeguata gestione interessa tutti». L’acqua è sinonimo di vita, da essa ha avuto origine la vita sul nostro pianeta e senza di essa cesserebbe di esistere; il nostro corpo è composto per due terzi da acqua, come la Terra. L’acqua è il filo conduttore dell’esistenza umana, partendo da quei pesci strisciati fuori dal brodo primordiale per avventurarsi sulla terraferma, passando per tutte le civiltà sorte vicino alle coste o lungo i fiumi.