“Petit Paysan”

“Petit Paysan”, opera prima di Hubert Charuel – sceneggiata con Claude Le Pape – è un sorprendente dramma d’attualità che fonde ottimamente episodi autobiografici (i genitori dell’autore hanno una fattoria lattearia in cui lui è cresciuto) e altri fatti presi dalla cronaca. Un dramma rurale che si sviluppa come un thriller psicologico e sociale da cui scaturiscono le contraddizioni istituzionali e la disperazione degli allevatori.

Presentata alla Semaine de la Critique del 56° Festival di Cannes, vincitrice di tre César (l’Oscar francese), per la miglior opera prima, il miglior attore e la miglior attrice non protagonista; pluripremiata al Festival du Film Francophone d’Angouleme e insignita col premio Foglia d’Oro al Festival France Odeon di Firenze, l’opera di Charuel coinvolge e commuove offrendo un sobrio spaccato di vita rurale che si sviluppa col ritmo del miglior thriller americano.

Pierre (la rivelazione Swann Arlaud), giovane allevatore di vacche da latte, è legato anima e corpo alla sua terra e ai suoi animali. Infatti, l’amore per le sue mucche rappresenta il pendolo della sua esistenza, scandita dal rapporto conflittuale con la sorella Pascale (la premiata Sara Giraudeau), veterinaria incaricata del controllo sanitario della regione. Ma il futuro dell’azienda familiare è messo a dura prova quando un’epidemia vaccina si diffonde in Francia, finendo per colpire una delle sue vacche, per cui secondo la legge dovranno essere abbattute tutte per prevenzione.

Allora, Pierre viene trascinato in un vortice di colpe e speranze, spingendosi ai limiti estremi della legalità pur di salvare i suo amati animali, anche quel tenero vitellino che ha salvato alla nascita quando era ormai condannato a non vedere la luce. Ma si sa, quando si tratta di animali, la legge che vige è quella della guerra, ucciderne cento per salvare, forse, milioni. Anche se ciò significa la morte di animali sani e la rovina degli allevatori.

“La crisi della mucca pazza – dichiara il regista esordiente – ha lasciato un’impressione indelebile in me. Ho un ricordo vivido di un servizio televisivo sulla malattia. Nessuno capiva cosa stesse accadendo. Hanno ucciso tutti gli animali… E mia madre disse: ‘Se succede alla nostra fattoria, mi uccido’. Come Pierre, i fattori chiamano spesso il loro veterinario, hanno bisogno di essere rassicurati. E la mucca pazza era una malattia inusuale che i veterinari non sapevano gestire. Non sapevano come veniva contratta. Tutti stavano impazzendo. Era pura paranoia”.

“Il personaggio – precisa – reagisce e parla in modo diverso, ma ovviamente Pierre conduce la vita che avrei vissuto io se non avessi deciso di fare film”.

Nel cast, tra professionisti e non, Bouli Lanners (Jamy), Isabelle Candelier (la madre), Jean-Paul Charuel (il padre), genitore del regista nella vita; Marc Barbé (responsabile DDPP), Valentin Lespinasse (Jean-Denis), Clément Bresson (Fabrice), India Hair (Angélique), il nonno dell’autore Jean Charuel (il vicino Raymond) e la madre nella parte dell’ispettore.

Nelle sale italiane dal 22 marzo distribuito da Nomad Entertainment

HANNO DETTO

“Un gioiello” (Le Parisien)

“Un solenne spaccato di vita rurale che gioca intrigantemente con le convenzioni del thriller americano” (Variety)

“Un’opera prima sorprendente e mozzafiato. Una rivelazione”. (L’Express)

“Un atto di vera resistenza” (The Hollywood Reporter)

“Petit Paysan esce realmente dai sentieri battuti” (Première)

“Swann Arlaud è impressionante: diviene l’incarnazione di un sacerdote che può vivere all’inferno” (Telerama)

“Il ritratto delicato della solitudine di un uomo legato anima e corpo alla sua terra e alle sue bestie” (CinEuropa)