“Insyriated”

Premio del pubblico ed Europa Cinemas Label alla 67.a Berlinale, altri nove riconoscimenti e sette nomination, per un avvincente e sconvolgente dramma da camera ambientato nella Siria della guerra, su una famiglia asserragliata in casa per sfuggire non solo alle bombe ma anche a sciacalli, cecchini e ‘nemici’ di ogni sorta. Tutto questo ricostruisce “Insyriated”, opera seconda sceneggiata e diretta dall’ex direttore della fotografia belga Philippe Van Leeuw.

La matura e coraggiosa Oum Yazan (Hiam Abbas, da “Il giardino dei limoni” e “L’ospite inatteso” a “Blade Runner 2049”), madre di tre figli, vive barricata nella propria casa, in una città sotto assedio. La donna ha reso l’appartamento un porto sicuro per la famiglia e per una giovane coppia di vicini, con bebè a carico, cercando di proteggerli dalla guerra. Ma quando le bombe minacciano di distruggere l’edificio, quando i cecchini trasformano il cortile in zona di morte e i ladri irrompono per saccheggiare e violentare, mantenere tra quelle mura il sottile equilibrio della routine quotidiana diventa una questione di vita e di morte.

Una giornata senza fine (in soli 85’) dove regnano ansia e paura, solidarietà ed egoismo, sentimenti e passioni, ma soprattutto reazioni inaspettate di un gruppo di esseri umani braccati in un interno, mentre all’esterno divampa la guerra. Ispirandosi al racconto di una sua amica di Damasco, sul padre rimasto prigioniero nella propria casa per tre settimane, alla sua esperienza in Libia e alle testimonianze di rifugiati siriani, il regista costruisce un tragico dramma a porte chiuse.

“Il film narra la storia di una famiglia – afferma l’autore nelle note di regia – confinata nella propria casa per via della guerra che si sta scatenando all’esterno. Il progetto è stato motivato dal senso dell’urgenza. Nel tentativo di reagire rapidamente, ho deciso fin dall’inizio che ci sarebbe stata un’unica ambientazione, l’appartamento, e che il film si sarebbe svolto nell’arco temporale di 24 ore. Volevo cercare, in tal modo, di comprendere che cosa anima della gente comune sospinta in circostanze straordinarie. Non si tratta di eroi, ma di persone semplici chiamate a rispondere alla complessa situazione che stanno attraversando”.

Tutte le emozioni del caso vengono trasmesse allo spettatore attraverso un senso di disagio e angoscia, d’impotenza e claustrofobia, in un’ambigua atmosfera di luci e ombre, suspense e tensione, resa credibile dall’ottimo lavoro degli attori e da un ritmo serrato, senza tempi morti e privo di retorica. Un dramma sconvolgente e commovente da cui scaturiscono ambiguità e sospetti, verità e segreti.

“Quello che ho cercato di comunicare – conclude il regista – è la fragilità e la forza che possediamo quando siamo immersi in uno stato di pericolo. L’istinto che ci dà la resistenza per lottare al fine di sopravvivere e l’energia per auto-conservarci alle spese dei bisogni di altre persone mosse dagli stessi impulsi vitali e sbagli morali”.

Nel cast, oltre l’attivissima e nota Hiam Abbas, anche Diamand Abou Abbous (Alima), e i veri rifugiati siriani Juliette Navis (Delhani), Mohsen Abbas (Abou Monzer), Moustapha Al Kar (Samir), Mohammad Jihad Sleik (Yazan), Alissar Kaghadou (Yara), Ninar Halabi (Aliya), Elias Khatter (Karim).

Nelle sale italiane dal 22 marzo distribuito da Movies Inspired