Clarence Brown

Clarence Brown, ovvero il regista più fedele alla divina Greta Garbo, negli ultimi decenni dimenticato insieme a lei, mito del cinema muto, non solo. La diresse in ben sette film, di cui almeno quattro delle sue interpretazioni più apprezzate: “La carne e il diavolo” (1927) che consacrò definitivamente l’attrice sul piano internazionale; “Il destino” (1928), sempre al fianco del suo partner ideale John Gilbert; “Romanzo” (1930, non accreditato); “Anna Christie” (1930), il primo ‘parlato’ dell’attrice; “La modella” (1931), il meno noto; “Anna Karenina” (1935), una delle versioni più celebri e intense del romanzo di Tolstoj, che restò a modello per le successive, e “Maria Walewska” (1937). Dopo, la divina interpreterà il mitico “Ninotchka” (1939), del maestro della commedia Ernst Lubitsch, dove per la prima volta ‘rideva’ e faceva ridere, e chiuderà la carriera nel 1941 con “Non tradirmi con me”, del ‘regista delle dive’ George Cukor.

Nato a Clinton, Massachusetts, il 10 maggio 1892 – ma alcuni sostengono sia nato due anni prima -, Clarence (Leon) Brown studiò ingegneria all’Università del Tennessee. Dopo la laurea lavorò come ingegnere in una fabbrica di motori fino al 1915. Entrò nel mondo del cinema dalla mano di un grande dello schermo, il francese Maurice Tourneur, di cui fu collaboratore per sette anni: montatore, scrittore di titoli e didascalie, organizzatore delle riprese in esterni, aiuto regista.

Dopo essere stato co-regista, proprio con Tourneur, de “L’ultimo dei Moicani”, debuttò nella regia nel 1921 con “The Foolish Matrons”, ma è con “Aquila nera” (1925), uno degli ultimi film dell’amato divo Rodolfo Valentino, che ottiene il suo primo successo commerciale. Brown non è stato però solo regista di divi – da Clark Gable a Joan Crawford, da Myrna Loy a Hedy Lamarr – e, fino al 1952, realizzò ben cinquantadue film, anche se sarà ricordato soprattutto per aver contribuito all’affermazione internazionale della diva per eccellenza.

“Ho realizzato sette film con lei – dichiarava – mentre nessuno riusciva a girarne più di due. La Garbo era molto sensibile e andava trattata con riguardo. Non bisognava impartirle ordini urlando, come era d’uso allora nella direzione degli attori, e soprattutto mai farle appunti in presenza di altri”.

Brown era un autore che amava, oltre gli attori, gli effetti pittorici e aveva appreso da Tourneur quel ‘tocco europeo’, elegante e curato nei minimi particolari. Un cinema diretto allo spettatore, ma meno attento al botteghino e alle regole della mecca del cinema.

Non fu un ribelle, ma approfittò spesso del fatto che i film della divina erano ambientati in Europa – soprattutto dopo l’avvento del sonoro quando bisognava giustificare l’accento dell’attrice svedese – per uscire dai dettami di Hollywood e del codice Hays che aboliva le storie di sesso e violenza se erano ambientate in America.

Un regista molto affiatato con gli attori, infatti, li rispettava facendosi rispettare, e la Garbo ne è un esempio lampante. Nei suoi film venivano esaltate le qualità umane: l’amore, la generosità, l’amicizia, il sacrificio.

La maggior parte delle sue pellicole sono tratte da romanzi e commedie teatrali. “Aquila nera” da Aleksandr Puskin, “La carne e il diavolo” dal libro “The Undying Past” (Es War) di Hermann Sudermann, “La grande pioggia” da R. Louis Bronfield, “La commedia umana” da William Saroyan, “Anna Christie” dal dramma di Eugene O’Neill, “Il cucciolo” dal premio Pulitzer, Marjorie Kinnan Rowlings, e “Anna Karenina”, come accennavano più su, dal celebre romanzo di Lev Tolstoj.

Il suo ultimo grande successo commerciale è stato proprio “Il cucciolo” (The Yearling, 1946), un dramma sentimentale a colori che narra il tormentato rapporto tra un bambino e un cerbiatto, sulla scia del precedente “Gran Premio” con i giovanissimi Elizabeth Taylor e Mickey Rooney (due premi Oscar e una delle sei nomination per la regia). Un film che tutti ricorderanno di aver visto almeno una volta, date le riedizioni che erano in uso (da noi soprattutto d’estate) fino agli anni Settanta-Ottanta, oltre le diverse proposte televisive.

La sua ultima opera, invece, “Gli avventurieri di Plymouth”(Plymouth Adventure, 1952), è un discreto film d’avventura. Ma uno dei film più interessanti degli ultimi anni della sua carriera è stato un po’ bistrattato, tanto che in Italia non uscì neanche nelle sale, “Intruder in the Dust” (Non si fruga nella polvere, 1949), tratto dal romanzo di William Faulkner, un forte dramma sociale ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti. L’Oscar non l’ha avuto, nemmeno alla carriera, ma in compenso al Festival di Venezia ha vinto il premio per il Miglior film straniero con “Anna Karenina”. La stella sulla Walk of Fame di Hollywood l’ha avuta solo nel 1960, quando ormai era in ‘pensione’.

“I più anziani – scriveva lo storico del cinema Georges Sadoul negli anni ’70 – ebbero talora lampi, come per esempio Clarence Brown, che diresse una bella e dignitosa riduzione del romanzo di Faulkner” (GS. Storia del Cinema Mondiale – Feltrinelli Economica).

Nel 1971 il regista ha contribuito alla fondazione del Clarence Brown Theater for the Performing Arts, presso la sua vecchia università. Si era sposato, e poi divorziato, due volte con le attrici Mona Maris e Alice Joyce. Morì – quattro decenni dopo il suo ritiro dal set – a 95/97 anni, il 17 agosto 1987 a Santa Monica, in California.

 

FILMOGRAFIA

1919 L’ultimo dei Moicani (co.regia)

1921 The Foolish Matrons

1922 The Light in the Dark

1923 Don’t Marry for Money

The Acquittal

1924 The Signal Tower

Butterfly

1925  Smouldering Fires

The Goose Woman

Aquila nera

Kiki Mascotte

1927  La carne e il diavolo

1928  The Trial of ‘98

I cosacchi (non accreditato

Il destino

1929  Ombre sul cuore

Navy Blues

1930  Anna Christie

Romanzo (non accreditato)

1931  La modella

Io amo

L’amante (non accreditato)

1932  Ingratitudine

Ritorno

The Son-Daughter

1933  Looking Forward

Volo di notte

1934  Sadie McKee

Incatenata

1935  Anna Karenina

Ah Wilderness!

1936  Gelosia

Troppo amata

1937  Maria Walewska

1938  Cuori umani

1939  Spregiucati

La grande pioggia

1940  Il romanzo di una vita

1941  Vieni a vivere con me

Avventura a Bombay

1943  La commedia umana

1944  Le bianche scogliere di Dover

Gran Premio

1946  Il cucciolo

1947  Canto d’amore

1949  Non si fruga nella polvere – Nella polvere del profondo sud

1950  The Schumann Story (corto)

Indianapolis

Angel in the Outfield

1951  It’s a Big Country: An American Anthology

1952  Whem in Rome

Gli avventurieri di Plymouth