Stephen Hawking, si è spenta una stella

di Elio Nello Meucci

  Geniale e anticonformista; matematico e astrofisico britannico, aveva la cattedra a Cambridge, la stessa che fu di Isaac Newton. Questo era Stephen Hawking, uno dei cosmologi più noti nel panorama scientifico mondiale. «Per me è stato un esempio di vita unico e sorprendente», «uno dei ricordi più vivi è il sorriso che aveva negli occhi e il grande affetto tra noi, che ha permeato la mia vita in tutti questi anni», così lo ricorda Remo Ruffini, direttore del Centro Internazionale per la Rete di Astrofisica Relativistica (IcraNet) e presidente del Centro Internazionale di Astrofisica Relativistica (Icra) e suo amico. Un profilo umano che va oltre la scienza. Aveva 76 anni, gran parte dei quali passati su una sedia a rotelle, era affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) dall’età di 21 anni, ma questo non gli ha mai impedito di attraversare i decenni portando avanti le sue teorie rivoluzionarie.

  Nel 1963 il giovane Stephen Hawking è un cosmologo dell’Università di Cambridge che sta cercando di trovare un’equazione, quella unificatrice di tutte le leggi della fisica. Per spiegare la nascita dell’universo e come esso sarebbe stato all’alba dei tempi, propose la ‘teoria del tutto’, rivoluzionando il mondo accademico. Conosciuta anche come TOE, acronimo dell’inglese theory of everything, è una ipotetica teoria fisica che spiegherebbe come riunire in un unico quadro tutti i fenomeni fisici conosciuti inglobando contemporaneamente la teoria della relatività e la meccanica quantistica. Uno sforzo intellettuale notevole, ma che fino ad oggi però non ha ancora avuto una dimostrazione pratica; la scienza è metodo e da qui non si deroga. Il lavoro straordinario di Stephen Hawking gli ha fatto ottenere negli anni dozzine di premi e riconoscimenti, ma quello più ambito in campo accademico, il premio Nobel, gli è sempre sfuggito.

  Già in tempi antichi si parlava di riunire tutte le forze fisiche conosciute  in una o due al massimo. Nel 1915 Einstein pubblica la teoria della relatività, che soppianta quella di Newton sulla gravitazione; e  alla fine degli anni venti, la nuova meccanica quantistica mostrò che i legami chimici tra gli atomi erano esempi di forze elettriche; descrivendo così il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni. Hawking cavalcò l’onda dell’entusiasmo per queste teorie, studiate sui banchi dell’università, proponendone una che le accogliesse tutte e due. Da qui in poi l’astrofisico, come in un contrappasso tra la sua condizione fisica e la forza di «guardare le stelle e non i piedi» come amava ribadire spesso, teorizzerà il multiverso, la formazione ed evoluzione galattica e l’inflazione cosmica. Ma forse la sua più grande sfida è stata spiegare al grande pubblico che cosa fossero realmente i buchi neri. In definitiva, il fine di ogni comunicatore non è riuscire a spiegare in maniera semplice teorie altrimenti complesse? E questi misteriosi ammassi stellari, non fanno certo eccezione. Secondo Hawking per comprendere la teoria dei buchi neri bisogna prima avere chiaro il concetto di spazio-tempo e di collasso gravitazionale (concetti molto complessi). Ad esempio quando avviene il collasso di una grande stella, si forma una ‘singolarità’; questo evento è del tutto simile al centro del buco nero. Secondo la teoria quantistica infatti, lo spazio non è vuoto, ma popolato da coppie di particelle e antiparticelle. Per Hawking, in prossimità dei margini del buco nero queste coppie si separano: l’antiparticella viene assorbita dal centro, mentre l’altra diventa una particella ‘reale’ e pertanto produce energia sotto forma di radiazioni, chiamate ‘Radiazioni di Hawking’. Grazie allo scienziato di Cambridge i buchi neri hanno smesso di essere un’ipotesi fantasiosa e i viaggi nello spazio interstellare sono diventati una sfida concreta.

  I suoi numerosi testi di divulgazione scientifica sono diventati ‘pop’ e hanno permesso a molti neofiti di capire, o quanto meno avvicinarsi ad argomenti estremamente ostici con uno spirito di comprensione reale. Il fisico, che riusciva a comunicare solo grazie a una voce sintetizzata, è stato uno dei più attivi comunicatori scientifici, un vero guru, e il suo contributo alla fisica moderna rimarrà nella storia e sui libri, immortale come le stelle e celebre come una sua frase: «Finché c’è vita, c’è speranza».