“Ricomincio da noi”

Presentato in anteprima mondiale, come film di apertura, al 35° Torino Film Festival, “Ricomincio da noi” di Richard Loncraine (“Ricardo III” e “Wimbledon”), è una commedia-ritratto di una sessantenne che proprio allora scopre di essere stata tradita dal marito con la sua miglior amica e, a quel punto, decide di lasciare tutto e di “ritrovare se stessa”, come spiega meglio il titolo originale “Finding Your Feet”. Ovvero afferma che “non è mai troppo tardi” per farlo e per ricominciare daccapo.

Sandra (la sempre brava Imelda Staunton, nomination all’Oscar per “Il segreto di Vera Drake”), signora inglese borghese, se ne va di casa quando scopre che il marito, con il quale è sposata da ben 35 anni, ha una relazione di lunga data con la sua amica Jackie (Joanna Lunley, attivissima in televisione, ha esordito in “Agente 000 Al servizio segreto di Sua Maestà”) e si rifugia dalla sorella Bif (Celia Imrie, grande e attiva anche lei soprattutto a teatro), una sessantenne ‘alternativa’ che vive da sola e non vede da anni.

Dopo i primi battibecchi e le vecchie incomprensioni, Sandra dovrà scrollarsi di dosso  le pretese della ‘lady’ che è in lei e ritrovare il gusto per le piccole grandi cose di una vita più ‘libera e vera’ lasciandosi dietro quella borghese, ma soprattutto ipocrita, che ha vissuto fino ad oggi. E grazie alla sorella scopre una curiosa scuola di ballo dove si appassiona (con i suoi nuovi amici partecipa a una gara in una Roma da cartolina) e che le permette di sentirsi più libera, appunto, e di sbloccare tutto ciò che ha tenuto chiuso dentro di sé.

Proprio sulla pista da ballo conosce Charlie (il camaleontico Timothy Spall), un eccentrico restauratore di mobili che vive su una barca. Piombata in quell’ambiente per lei totalmente insolito, Sandra darà davvero inizio a una nuova vita.

La piacevole commedia dolce-amara, scritta e prodotta da Nick Moorcroft e Meg Leonard, apparentemente superficiale, qualche accenno alla realtà e soprattutto alla terza età non li trascura, anzi, e offre finalmente un ritratto di donna sessantenne e, di conseguenza, a due grandi attrici il ruolo di protagoniste. E questo sta a indicare che qualcosa sta cambiando nel cinema, e che le attrici e le donne ‘mature’ possono e devono continuare ad essere in primo piano sullo schermo, grande o piccolo che sia, e non solo relegate in ruoli ‘da nonne’.

 

In sintesi, è una sorta di variazione in bilico tra “Marigold Hotel” e una “Blue Jasmine” (di Woody Allen), ‘inglese, invecchiata’ e corretta.

“Gli elementi più importanti di un film – afferma il regista Loncraine – sono la sceneggiatura e il casting. Un film funziona un po’ come una piramide: E’ la base che gli conferisce stabilità. Gli attori hanno accettato il proprio ruolo perché hanno apprezzato la sceneggiatura, e anche io ho accettato il mio perché la sceneggiatura mi è piaciuta”,

“Sebbene la danza giochi un ruolo molto importante nella storia – conclude -, il film potrà avere successo solo perché racconta una storia di persone reali e credibili. In questa storia ci sono parti più tristi e parti più allegre. Ma si tratta di un film che parla di persone, e sono questi i film più belli. Ci si affeziona da morire a queste tre persone, ci si innamora di loro, in un certo senso. Questo è un film dal grande cuore”.

Nel cast anche David Hayman (Ted), John Sessions (Mike), Josie Lawrence (Pamela), Phoebe Nicholls (Janet) e Indra Ové (Corrinna). La fotografia è firmata da John Pardue, il montaggio da Johnny Daukes e le musiche da Michael J. McEvoy.

Nelle sale italiane dall’8 marzo distribuito da Cinema