Isabella Leonarda, una suora musicista

  Se oramai una figura femminile sul podio non desta più sorpresa nel pubblico, certamente la farebbe senza dubbio  una badessa. E tuttavia l’inglese Charles Burney,  nel lontano 1770, trovò la cosa del tutto naturale. Lo colpì soltanto il fatto che di quell’orchestra tutta al femminile, persino il contrabbasso venisse suonato da una ragazza. L’episodio è riferito nel “Viaggio musicale in Italia”, durante il soggiorno veneziano di colui che fu tra i pionieri della storiografia musicale. L’occasione fu una visita alla scuola musicale dei Mendicanti, dove le allieve erano tutte ragazze orfane o poverissime e la musica serviva a tenerle lontane dalla strada e dai conseguenti vizi, in attesa di maritarsi o di far conoscere il loro talento, per le più dotate, nelle corti e nei teatri privati delle case patrizie.

  A Venezia ve n’erano altre di queste scuole musicali, il cui nome stava già a indicare la provenienza delle allieve: degli Incurabili, la Pietà, Ospedaletto. Ma era soprattutto nei conventi la maggior circolazione della musica, favorita anche dalle autorità ecclesiastiche per la partecipazione delle religiose nelle messe cantate e nelle altre funzioni dove col canto si lodava il Signore. A loro volta le suore, incaricate dalle nobili famiglie dell’istruzione delle loro figlie,  insieme alle materie attinenti al loro rango, gli impartivano  lezioni di musica. E quando non si accontentavano della scarsa scelta dei testi a disposizione, o li ritenevano invecchiati o poco interessanti, le musiche se le scrivevano da sole, pur nell’osservanza dei limiti loro concessi. Per esempio, l’unico strumento su cui lavorare era l’organo, gli altri appartenevano alla musica mondana e potevano indurre a cattivi pensieri e azioni. Così almeno la pensavano i vescovi, che esercitavano un severo controllo sulle consuetudini conventuali della musica, intervenendo sollecitamente appena si accorgevano di qualche licenza. Significativo è il quadro del Magnasco (1667-1749), intitolato Cioccolato, dove si vedono alcune dame sfarzosamente vestite,  che sorbiscono la peccaminosa bevanda in un sontuoso salotto (certamente facente parte degli appartamenti riservati alle religiose di nobile nascita), mentre spicca in bella vista un “lascivo” violoncello.

  Chi poteva permettersi di introdurre nelle sue composizioni strumenti proibiti tra cui il violino e persino occuparsi di voci maschili era suor Isabella Leonarda, come era solita firmare la sua ricca produzione, sempre dedicata alla Vergine Maria e al nome di un benefattore del convento o facoltoso personaggio che si augurava lo diventasse. Era nata a Novara nel 1620  dalla nobile e illustre famiglia Leonardi ed entrò nel locale Collegio delle Orsoline appena sedicenne, forse seguendo una genuina vocazione religiosa  o forse perché la casata non voleva veder impoverito il patrimonio con le doti, il che non è da escludere del tutto dal momento che a monacarsi furono altre due sorelle. In convento proseguì l’educazione musicale: e dai venti sino a quattro anni prima della morte (avvenuta nel 1704) si dedicò alla composizione. Il fatto di esser stata la prima donna a scrivere nel seicento – oltre che pubblicare – musica puramente strumentale e non soltanto liturgica, con un’impronta personale e soluzioni spesso inusuali, la fanno a tutti gli effetti una “professionista” come diremmo oggi. I riconoscimenti non le mancarono, favorita anche dal fatto di non avere rivali nella città che le aveva dato la nascita, tanto da diventare per tutti “La musa novarese”. Dalla sua aveva anche la Cappella Strumentale del Duomo, in attività sin dal 1564, che eseguiva le sue composizioni e che da una ventina d’anni ha avviato il recupero delle sue opere (più di duecento). L’attuale direttore della compagine, il musicologo e storico della musica Paolo Monticelli ha dato alle stampe nel 1968  un volume intitolato “Isabella Leonarda. La musa novarese”. Ma altri saggi, tesi di laurea, articoli hanno visto la luce in questi ultimi anni, insieme a una consistente produzione discografica. Così Paolo Monticelli descrive la personalità musicale di Isabella Leonarda: “In tutta l’opera di Leonarda si percepisce una delicatezza che è propria della sensibilità femminile. L’aspetto che più emerge dalla musica, comunque,  è soprattutto la sua grande fede. La bellezza delle sue composizioni  è nel fatto che in esse Leonarda riesce a integrare  pienamente la spiritualità comunicata dalla musica con quella enunciata dal testo. (…) Coerentemente con l’uso della sua epoca Isabella Leonarda adegua la musica al significato del testo senza però farle perdere d’importanza, grazie alla profondità della dimensione affettiva che riesce a esprimere nella dialettica delle linee melodiche”.

                    Ivana Musiani