Notte degli Oscar: trionfa Guillermo del Toro con “La forma dell’acqua”

Notte degli Oscar sotto tono e ‘cronometrata’ per i 90° Academy Awards, in cui sono state presentate dal vivo, come di consueto, le canzoni candidate, ma pochi e non proprio divertenti siparietti del conduttore Jimmy Kimmel. Confermate le previsioni, soprattutto per “La forma dell’acqua – The Shape of Water” di Guillermo del Toro, che ha vinto 4 Oscar su 13 nomination, i due più importanti Miglior Film e Miglior Regia, e altri due minori: Miglior colonna sonora ad Alexander Desplat e Miglior scenografia, Paul Denham Austerberry (Production Design), Shane Vieau e Jeff Melvin (Set Decoration).

Un premio che il regista messicano ha dedicato non solo alle sue radici (il Messico e la sua famiglia) ma anche ai giovani cineasti a cui ha detto: “il cinema è una porta aperta… entrate”. E poi ha sottolineato “anch’io sono un immigrato ma lavoro qui da oltre 12 anni, e amo il cinema che abbatte i confini”. Ad annunciare il vincitore assoluto sono stati richiamati Faye Dunaway e Warren Beatty (i ‘vecchi’ Bonnie & Clyde”) che l’anno scorso erano stati protagonista di una colossale gaffe involontaria: erano state scambiate le buste.

Solo 3 Oscar su 8 ma ‘tecnici’ per “Dunkirk” di Christopher Nolan, per il Miglior Montaggio (Lee Smith), Miglior sonoro (Mark Weingarten, Gregg Landaker, Gary A. Rizzo) e Miglior montaggio sonoro (Richard King e Alex Gibson). Delle 7 candidature avute, “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonaugh, si è aggiudicata due statuette, ma tra le più importanti: Miglior attrice protagonista per una Frances McDormand che, commossa, ha invitato tutte le donne candidate e non ad alzarsi e condividere quel momento insieme. Ha chiuso rivolgendosi a produttori e soci: “vedete sono tante, chiamatele tra due o tre giorni e fatevi raccontare le loro storie”. Oscar anche per il Miglior attore non protagonista (Sam Rockwell) che, dopo qualche anno di inattività, è tornato in grande forma.

Di 6 nomination, “Il filo nascosto” di Paul Thomas Anderson, deve accontentarsi dell’Oscar per i Miglior Costumi (Mark Bridges) per Daniel Day-Lewis ne aveva già vinto tre; mentre “L’ora più buia” di Joe Wright, ha avuto quello per il Miglior attore protagonista, un Gary Oldman inimitabile nel ruolo di Winston Churchill, e uno minore per i Miglior trucco e acconciatura (Kazuhiro Tsuji, David Malinowski, Lucy Sibbick). La vera sconfitta è Greta Gerwig (5 nomination per un’opera prima indipendente) con “Lady Bird” che, nonostante l’originalità dell’approccio, non ha conquistato nemmeno una statuetta.

 

La vera sorpresa è stata, invece, l’outsider “Scappa – Get Out” di Jordan Peele che si è aggiudicato l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura originale, nonostante si tratti di un film indipendente che usa il genere (thriller-horror) per costruire un’inquietante metafora della società americana contemporanea.

Al film italiano “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino è andato, invece, il premio – su quattro nomination – per la Miglior sceneggiatura non originale, dell’89enne James Ivory. Stavolta, sconfitta la scenografa Alessandra Querzola – ma era alla prima nomination – per “Blade Runner 2049” che si è aggiudicato gli altri due Oscar ‘tecnici’ per la Miglior fotografia (Roger Deakins) e per i Migliori effetti speciali visivi (John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert, Richard R. Hoover).

Se era difficile era la scelta della miglior attrice, protagonista lo era forse di più per la non protagonista, vinto Allison Janney, nel ruolo della dispotica e spietata madre di “I, Tonya”, in uscita prossimamente da noi, ma visto in anteprima alla Festa di Roma. Imprevedibile l’Oscar per il Miglior film straniero che è andato al cileno “Una donna fantastica” di Sebastian Lelio, ritratto intenso di una giovane trasgender che combatte contro ingiustizia e pregiudizio. La protagonista, Daniela Vega, non solo era presente alla cerimonia ma è stata anche scelta come presentatrice – la prima volta di una trasgender – di uno dei premi, di un’edizione all’insegna dell’amore e della diversità. Gli altri candidati, tutti di grande impatto e qualità artistica erano “L’insulto” (Libano),“Loveless” (Russia) , “Corpo e anima” (Ungheria)  e “The Square” (Svezia). Scontato l’Oscar per il Miglior film d’animazione Disney/Pixar al bellissimo “Coco”, che si è aggiudicato anche quello per la Miglior canzone “Remember Me”.

Infine, il Miglior documentario è “Icarus” di Bryan Fogel; il Miglior corto documentario “Heaven is a Traffic Jam on the 405” di Frank Stiefel; il Miglior cortometraggio “The Silent Child” di Chris Overton e Rachel Shenton; Miglior corto d’animazione “Dear Basketball” di Glen Keane e Kobe Bryant.

Ampia la presenza delle donne e degli attori di ogni origine, così come premi Oscar ottuagenari e oltre (Eva Marie Saint, 93; Rita Moreno, 86) e tra i candidati (Christopher Plummer, 88) anche se poi non sono stati premiati, a parte le attrici e l’afroamericano Jordan Peele, premiato per la sceneggiatura di “Get Out”. Sandra Bullock e Ashley Judd, Jane Fonda e Helen Mirren – presentatrici d’eccezione – hanno ricordato la mancanza di parità nel lavoro e il recente caso delle denunce di molestie, abusi e violenze, non solo a Hollywood.