Camilla e le altre compositrici del diciottesimo secolo

  Ci sono momenti, occasioni, celebrazioni, di solito attinenti al diciottesimo secolo, che hanno il merito di riportare casualmente alla luce, per vicinanza ad altri più celebri personaggi, figure di musicisti che ebbero il loro momento di gloria. Quel periodo fu anche favorevole alle donne compositrici, i cui lavori venivano commissionati ed eseguiti nelle corti e nei teatri, alla pari dei loro colleghi uomini. Prendiamo Marianne Martines,  nata e vissuta a Vienna (1744-1812), il cui padre,  Maestro di Cerimonie del Nunzio apostolico spagnolo alla corte di Maria Teresa, ospitava saltuariamente (ma a pagamento), nel suo palazzo Metastasio,  Haydn e Porpora: con essi Marianne studiò canto, pianoforte e composizione. Aveva solo 17 anni quando una sua messa venne eseguita nella chiesa di San Michele, che era anche la chiesa della corte imperiale. Da allora  scrisse altri 200 lavori, che ebbero larga diffusione, tant’è che la severa Accademia Filarmonica di Bologna l’accolse tra i suoi membri onorari quando ancora non aveva trent’anni.  Mozart suonò con lei a quattro mani e utilizzò un tema del Kyrie della  Missa Numero Uno  (quella dell’esordio di Marianne) nella sua Messa K139. Nell’anno mozartiano,  le due composizioni sono state spesso messe a confronto, una volta anche a Roma.

maria teresa agnesi pignottini

  Sempre a proposito di donne compositrici, la ricercatrice Patricia Adkins Chiti ha portato tempo fa  a Vienna (con un’anteprima romana al Teatro Valle)  l’opera Ulisse in Campania di Maria Teresa Agnesi  Pinottini, rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli nel 1768 per celebrare le nozze di Ferdinando di Borbone re di Napoli con la principessa Maria Carolina d’Austria. Quella di Maria Teresa era una gran bella famiglia, e non solo per il numero dei suoi componenti: dei 21 rampolli del nobile milanese Pietro Agnesi, due di essi raggiunsero la fama, ed erano tutte e due femmine: Maria Teresa, la musicista, e Maria Gaetana, insigne matematica. Il palazzo degli Agnesi era aperto a tutte le celebrità di passaggio a Milano, tra cui il quattordicenne Mozart accompagnato dal padre Leopold. Quest’ultimo ebbe ad annotare che la padrona di casa, ossia Maria Teresa, all’epoca ventenne, componeva “con tale idea, gusto ed espressione di parole, di novità di stile, e con tali motivi da sorprendere chicchessia”. Complimenti non da poco, se si considera con quale genio della musica Mozart padre aveva consuetudine.

  Si conosce praticamente niente, invece, di Camilla de Rossi. Per esempio, benché sui frontespizi dei pochi lavori pervenutici figuri sempre di suo pugno l’apposizione di Romana, non esiste certezza che sia nata a Roma.  La Martines e la Pinottini avevano potenti famiglie alle spalle, ma Camilla, come si era fatta strada al punto da far pervenire la sua fama sino a Vienna, alla cui corte fu invitata nel 1710 dal reggente Josep I? Le date dei quattro Oratori e della Pastorale che a tutt’oggi si conoscono, sono l’unica testimonianza che Camilla de Rossi sia vissuta una decina d’anni nella capitale austriaca. Dal 1710 se ne perdono le tracce. Scomparve per morte naturale (a quei tempi si moriva giovani facilmente) o per matrimonio? Una forte simpatia deve certo averla avuta. Tra i musicisti presenti alla corte di Vienna c’era  il fiorentino Francesco Bartolomei Conti, famoso come virtuoso di tiorba e compositore. Essendo nato nel 1681, si trovava in età suscettibile di bar battere i cuori femminili, e Camilla doveva essergli più o meno coetanea. Guarda caso, in tutti gli oratori di Camilla ritroviamo – tipica astuzia femminile – un’aria con tiorba obbligata. Si sposarono? E se così avvenne, fu lui a decidere che in casa non potevano essere in due a esercitare la stessa professione o fu lei a imporsi di tacere nel nome degli affetti e del quieto vivere? O, altra ipotesi, una delusa Camilla si ritirò in convento come la sua Santa Beatrice d’Este (tempo fa se ne ebbe una bella esecuzione presso  l’oratorio romano del Gonfalone). In ogni caso, il tempo ha lavorato in favore di Camilla: se le enciclopedie sono solite citare  soltanto il  Conti, lui continua a rimanere un nome mentre lei è sempre più presente nelle sale dei concerti e nei cd, grazie all’Ensemble Musica Fiorita e alla sua direttrice Daniela Dolci, che nel corso di una tournée hanno fatto conoscere anche a Roma la sapienza compositiva e la sensibilità di Camilla de Rossi, Romana. Prima di raggiungere  la santità, Beatrice era una giovane donna di casa d’Este che si monacò per eludere un matrimonio sgradito. Leggenda vuole che faccia sentire la sua voce dalla tomba ogni volta che sta per capitare una disgrazia a qualcuno della famiglia.

            Ivana Musiani