Le unioni civili al centro della nuova commedia firmata Alessandro Genovesi “Puoi baciare lo sposo”

Il tema delle unioni civili arriva al cinema dal 1° marzo col nuovo film di Alessandro Genovesi “Puoi baciare lo sposo”, una commedia corale intorno a una coppia omosessuale che vive felicemente a Berlino e decide di tornare in Italia, a Civita di Bagnoregio, per sposarsi ma soprattutto per comunicarlo ai genitori, ovviamente centro-meridionali. Liberamente ispirata al musical di Broadway “My Big Gay Italian Wedding” di Anthony J. Wilkinson, la pellicola è stata sceneggiata da Genovesi e Giovanni Bognetti e supervisionata dalla presidente dell’Associazione Diversity, Francesca Vecchioni.

“Ci tenevo che nessuno venisse rappresentato in maniera sbagliata – esordisce il regista alla presentazione stampa romana – perché è un film non una proposta di legge su un tema serio affrontato in una commedia leggera sugli stereotipi e i pregiudizi che ancora ostacolano la sua compiuta attuazione e con una cura particolare della recitazione, non parodistica né farsesca ma naturalistica, realistica, perciò abbiamo usato molta macchina a mano in modo che lo spettatore potesse vivere le situazioni insieme ai protagonisti”.

“La bellezza sta in personaggi lievemente scorretti – afferma Monica Guerritore nel ruolo della madre -, escono dai cliché per offrire verità, forse perché noi donne abbiamo il dono dell’accoglienza, sappiamo cambiare costantemente e, quando c’è qualcosa di inatteso, facciamo come Anna che, superato lo shock e dopo una notte di riflessione, capisce che amore chiama amore e che lei ha i tipici sogni di madre come il matrimonio e decide di chiamare la star Enzo Miccio. Infatti si allea con frate Francesco, Antonio Catania perché interceda col padre, e alla fine si sente bene”.

Il padre Roberto, Diego Abatantuono, sindaco progressista che ha fatto dell’accoglienza ai rifugiati e immigrati e dell’integrazione i punti di forza della sua politica, invece, non ne vuol sapere di sposare il figlio a un altro uomo.

“Uomini e donne non sono tutti uguali – dice l’attore -, loro sono più emancipate, evolute, in questo caso il padre, in un quotidiano già difficile, si ritrova con un problema personale che fa venire fuori l’ottuso che è in lui, anzi millenni di ottusità. Esistono film belli e brutti, ma la commedia è il modo migliore per far passare una cosa drammatica in modo leggero. Nella commedia all’italiana ne è un ottimo esempio come ‘La grande guerra’. Il mio personaggio, apparentemente sicuro, crolla davanti alla realtà perché incapace di accettarla”.

“La leggerezza e la comicità – riprende il regista – hanno la capacità di aprire, ci permettono di affrontare argomenti seri che acquistano un altro significato, mentre il modo drammatico spinge alla chiusura”.

“Quando si ha avuto la fortuna di partecipare a un successo internazionale – ribatte Salvatore Esposito, il Genny di “Gomorra” – la gente ti vede sempre in quel ruolo. Io cerco di fare cose diverse senza rinnegare quello che ho fatto finora. Spero che lavorando con altri attori e registi, di fare altre commedie e far passare qualcosa di reale con sentimenti veri, come questa che racconta una storia d’amore con serietà”.

“Una storia d’amore vera – precisa Cristiano Caccamo, noto in tivù per “La prof 6” e “Il paradiso delle signore 1 e 2”,  sul suo personaggio -, dato che Antonio ha già conosciuto Paolo e, superata la prima fase, doveva ancora capire di essere omosessuale, e ora deve dirlo ai suoi”.

La vera rivelazione comica è Diana Del Bufalo che è Benedetta, l’amica e coinquilina un po’ sciroccata dei due e li accompagna nel ritorno a casa.

“L’esuberanza mi appartiene – sostiene l’attrice – e il regista mi ha cucito addosso un personaggio che sarà difficile abbandonare. Lei non ha paura di esagerare, è un flusso continuo di coscienza”. Infatti, un po’ lo rifà in conferenza stampa.

Donato/Dino Abbrescia invece ha scoperto tardi di essere un travestito, ma la sua famiglia non l’ha capito ed è stato costretto a lasciarla e, chiuso anche col lavoro, è il nuovo coinquilino della coppia appena arrivato a Berlino.

“Alla fine mi sembra che sia il più risolto di tutti – dichiara Abbrescia sul suo personaggio -, è riuscito a liberarsi ma porta solitudine dentro di sé, così condivide il viaggio (di ritorno ndr.) con i ragazzi, una situazione di benessere per lui. Tanto che mia madre quando mi ha visto (nei panni femminili della finta madre di Paolo ndr.) mi ha detto ‘stai proprio bene, anzi meglio così, sei più bello”.

La vera madre di Paolo, che non parla né vede il figlio da anni, Vincenza, è interpretata da Rosaria D’Urso.

“Credo che Camilla – dice Beatrice Arnera sull’ex fidanzata stalker – non si opponga ma è innamorata, non gestisce la situazione perché non accetta che l’ex si sia rifatto una vita”.

“Chi racconta storie, al cinema o in televisione – afferma Vecchioni di Diversity -, ha sempre una responsabilità nei confronti del pubblico. E il pubblico ha imparato a fare sì che chi racconta storie senta questa responsabilità. ‘Puoi baciare lo sposo’ è una commedia mainstream, che affronta il tema delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma è rivolta a chiunque, per questo è bello e importante che rispetti tutte e tutti. Parlare ad un pubblico mainstream, ricordiamoci, significa poter raggiungere soprattutto chi normalmente questi temi non li mastica o chi ha solo bisogno di rendersi conto che si può sorridere sulle cose senza essere offensivi”.

Una gradevole commedia – niente più -, senza macchiette né volgarità, con un finale musical, tra Holly e Bollywood. Il direttore della fotografia è Federico Masiero e le musiche originali sono firmate da Andrea Farri. Costumi di Cristina Audisio e montaggio di Claudio Di Mauro.

Nelle sale italiane dal 1° marzo distribuito da Medusa in 400 copie