La Sonnambula di Bellini all’Opera di Roma

  Quando il drammaturgo francese Eugene Scribe, nel 1827, scrisse il ballet-pantomime La somnambule ou l’arrivée d’un nouveau seigneur, toccava un argomento di grande attualità, il sonnambulismo, attorno al quale si davano molto da fare gli scienziati di quegli anni, insieme al magnetismo e al mesmerismo. Gli esperimenti si facevano su giovani donne particolarmente dotate, e consistevano nel bendar loro gli occhi: così combinate, nonostante l’impedimento visivo, pare che riuscissero a leggere gli scritti che gli venivano messi davanti. Qualcosa del genere avveniva nel delizioso film di René Clair, Accadde domani, con Linda Darnell che faceva la sonnambula davanti a un pubblico credulone dei suoi pronostici. Perché il trucco c’era, non solo nel film ma certamente anche negli esperimenti cosiddetti scientifici dell’epoca.

La sonnambula_Teatro Petruzzelli di Bari_Jessica Pratt (Amina)_ph Carlo Cofano_9

  Pochi anni dopo, Bellini riprendeva il soggetto di Scribe, con molte modifiche sia da parte sue che del librettista Felice Romani. Il soggetto era quanto di più idilliaco e pastorale si potesse immaginare, salvo il momento in cui vira sullo scientifico, con  la lezione sul sonnambulismo da parte del Conte, nella cui camera da letto si era introdotta nottetempo Amina, camminando nel sonno. Invano il Conte si sforza di convincere i bravi villici (ci troviamo in un villaggio svizzeri) che “V’han certuni che dormendo/Vanno intorno come desti./Favellando, rispondendo/Come vengono richiesti./E chiamati son sonnambuli”, ma il coro gli risponde: “Andiamo/A tai fole non crediamo./Un che dorme e che cammina!/No, non è; non si può dar”.

Jessica pratt
Jessica Pratt

  Purtroppo anche il promesso sposo Elvino si unisce all’incredulità del coro: non solo il fidanzamento è rotto, ma  per ripicca si rifidanza con la sua ex Lisa, la stessa che aveva fatto accorrere tutti quando aveva scoperto Amina nella stanza del Conte. Ma se nel primo atto il sonnambulismo aveva portato disgrazia alla giovane, nel secondo  interviene a salvarla. Nottetempo – non si sa come ci sia arrivata – i paesani scorgono Amina che passeggia, visibilmente nel sonno, sul tetto di casa, e sotto c’è la ruota del mulino. Tutti lì col fiato sospeso: precipiterà nel vuoto? No, si fermerà un istante prima. Ora tutti si ricredono sulle teorie del conte e sull’innocenza di Amina, e presto ci saranno le sospirate nozze.

  La prima della Sonnambula ebbe luogo a Milano, al teatro Carcano, nel marzo del 1831, e fu subito un trionfo, ripetuto nei vari teatri stranieri, tra cui Parigi, Londra (si parlò di deliranti acclamazioni all’indirizzo del compositore) e New York.

  La sonnambula ritorna in questi giorni al Teatro dell’Opera di Roma con le sue famose arie giudicate a suo tempo “le più lunghe e le più dolci che mente umana potesse creare”: sono la cavatina di Elvino (Prendi, l’anel  ti dono) e l’aria di Amina (Ah, non credea mirarti), che qui avranno come interpreti Juan Francisco Gatell e Jessica Pratt, acclamata specialista del ruolo. Nei panni dei Conte vi sarà Riccardo Zanellato. Completano il cast Reur Ventorero e Valentina Varriale. Sul podio la romana Speranza Scappucci, giovane e già affermatissima in campo internazionale, che il capolavoro di Bellini ha già diretto a New York. La regia è affidata a Giorgio Barberio  Corsetti, che ha anticipato di voler immergere l’opera in una dimensione onirica, dove le montagne svizzere sono sostituite inizialmente da  mobili giganteschi, che poi riprendono il loro aspetto naturale, per assumere infine le dimensioni di quelli che arredano le case delle bambole, al fine di “raffigurare l’immaginazione, le paure, le ossessioni dei principali interpreti della storia”.

  La prima è fissata per martedì 20 febbraio alle 20, le repliche venerdì  23 ore 20, domenica 25 alle 16,30, sabato 3 marzo alle 18.

  L’opera sarà trasmessa su RAI 5 giovedì 29 marzo alle 21.15

Ivana Musiani