Helen Mirren, l’attrice premio Oscar a Roma per “La vedova Winchester”

Arriva nei cinema italiani, il 22 febbraio distribuito da Eagle Pictures in 250 copie, il thriller soprannaturale ispirato alla storia vera de “La vedova Winchester”, ovvero della proprietaria della celeberrima fabbrica d’armi omonima, interpretata dal premio Oscar, la ‘regina’ delle attrici, Helen Mirren, affiancata dall’australiano Jason Clarke e diretta dai giovani gemelli Michael & Peter Spierig (“Saw Legacy”) e sceneggiato da Tom Vaughan.

“Non è un horror ma una ghost-story – esordisce la grande attrice alla presentazione romana alla Casa del cinema – che è molto diverso, a me non piace l’horror ma le storie di fantasmi seguono una narrazione classica e fanno parte dell’esperienza umana. A farmi accettare il ruolo è stata una combinazione di elementi, prima perché mi piace lavorare con dei giovani cineasti, la cui energia è una cosa meravigliosa e la loro fama non è ancora consolidata; poi perché la storia è ispirata a fatti reali, veri, una donna realmente esistita come la casa che ha costruito giorno per giorno, 24 ore su 24, fino alla sua morte e che esiste ancora nonostante il terremoto, e si può visitare”.

Infatti, il film racconta la storia di Sarah Winchester (Mirren, sempre magnifica), ereditiera dell’industria delle armi Winchester. La donna, convinta di essere perseguitata dalle anime delle persone uccise dai fucili dell’azienda di famiglia, dopo la morte improvvisa di suo marito e di sua figlia, dedica giorno e notte alla costruzione di un’enorme magione a San José (California) progettata per tenere a bada gli spiriti maligni. Ma quando lo scettico psichiatra Eric Price (Clarke), viene inviato nella tenuta per valutare il suo stato mentale, scopre che la sua ossessione non è proprio folle…

“Lei era una specie di eremita – prosegue l’attrice, che ha lavorato con i più grandi registi, da Ken Russell a Robert Altman – ed estremamente ricca. La leggenda dice che lo facesse per placcare la maledizione degli uccisi dalla Winchester. Non credo ai fantasmi finché no li vedrò, credo nel potere di credere, al lungo viaggio dell’immaginazione umana sul cosa siano gli spiriti. In sintesi, sono un’agnostica in attesa di notizie”.

“Ho visitato la casa – afferma -, è un edificio straordinario, ma dopo due minuti ti perdi (ha più di cento stanze ndr.) e non sai dove sei. Sarah era una donna minuta e quella sembra una casa di bambola, anzi tante case di bambole messe insieme. Ho riflettuto molto su di lei, ma non ci sono informazioni, perché dopo la morte del marito si è ritirata a vita privata, non è mai uscita, ha portato il lutto per tutta la vita e girava con quel velo nero sulla testa che porto nel film. Si sa poco di lei ma aveva una grandissima energia creativa che ha riversato sulla costruzione della casa. Un personaggio affascinante da esplorare dal punto di vista psicologico, da capire per poter entrare nella sua mente”.

“Il film racconta una storia di fantasmi – continua – ma c’è comunque un mistero, per esempio, entrando nella casa si scoprono delle citazioni shakespeariane da “Troilo e Cressida” e “Riccardo II” e sai che hanno un senso, ma non capirli è molto frustrante”.

“Credo che in ogni paese del mondo ci sia la cultura delle armi, solo che in America è un caso particolare, più forte, e non vedo una soluzione perché non c’è altro motivo che il guadagno. America, Inghilterra, Cina, Russia, Germania, Francia, Italia vendono armi ai signori della guerra delle nazioni instabili in via di sviluppo e delle dittature. Dovremmo riflettere sul perché visto che ne siamo tutti colpevoli, tutti coscienti e consapevoli. Infatti, tempo fa ho letto di bambini uccisi nello Yemen da bombe fabbricate in Italia. Il nostro film è di puro intrattenimento ma racconta di questi fantasmi, persone uccise in modo violento che ‘vivono’ intorno a noi e ci ricordano che dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. E ogni volta che sento di un massacro penso a questo. Il cinema è spesso intrattenimento, ma anche arte, informazione, a volte anche educativo perciò a me piace farne parte e lavorarci. In questo caso si tratta di puro intrattenimento, di provocare paura, magari spingerci ad aggrapparci al braccio del nostro vicino; di far provare allo spettatore questo tipo di esperienza, se poi invita anche alla riflessione ben venga. Ma ci sono altri film che offrono una riflessione filosofica più complessa”.

E dato che la protagonista del film è considerata pazza (sono i soci dell’azienda a mandare lo psichiatra), l’attrice dichiara: “Mi piace la gente pazza, quelli che vanno per strada vestiti in modo bizzarro, abbinando rosa, giallo, rosso e magari coi tacchi a spillo. L’eccentricità mi interessa, mi spaventa invece la gente che non è matta ma calcolatrice, manipolatrice e violenta. Detesto la generalizzazione ma amo i pazzi. E poi alcune delle più grandi menti della storia sono stati definiti pazzi”.

Poi confessa di essere orgogliosa di aver lavorato con Paolo Virzì in “Ella e John” e che non è stato selezionato per gli Oscar per una ragione di tempistica, visto che negli Stati Uniti il film uscirà a marzo, quindi, casomai verrà selezionato per l’anno prossimo. “Per me è stato bellissimo lavorare con lui – dice -, un piacere partecipare, ma un film non lo fai sperando in una nomination”.

Infine, interrogata sulla parità uomo-donna non ancora raggiunta e sui fatti odierni, la protagonista di “The Queen” dichiara: “Penso che un cambiamento richieda molto più tempo, bisogna guardare le cose da una prospettiva più ampia. Se pensiamo alla condizione delle donne durante la Grande Guerra, constatiamo che c’è stato un cambiamento molto profondo. E oggi va avanti, ho sentito come un ribollire sotto la crosta terrestre, forse ci vogliono ancora altri cent’anni oppure più, ma duecento anni fa le donne non avevano voce in capitolo, ma ora finalmente c’è stata l’eruzione e il magma avanza, il mio consiglio è se sentite che si sta avvicinando, meglio scansarsi”.