“A casa tutti bene”, il film della maturità in famiglia di Gabriele Muccino

La nuova opera di Gabriele Muccino è una commedia corale dolce-amara e ruota intorno a una grande famiglia medio-alta che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni sull’isola (Ischia ma non viene identificata) dove questi si sono trasferiti a vivere. Però un’improvvisa mareggiata blocca l’arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini e segreti, tradimenti e bugie,  paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

Tra i “Parenti serpenti” di Mario Monicelli e “La famiglia” di Ettore Scola, “A casa tutti bene” – sceneggiato con Paolo Costella (dalla tivù a “Perfetti sconosciuti” -, ripropone un girotondo di intrecci sentimentali più graffiante e maturo che, col senno di poi, ridisegna un quadro famigliare più realistico e credibile dei precedenti.

Sono passati quasi vent’anni da “L’ultimo bacio” (2001) e una sequela di film ‘americani’ in cui il regista non solo è cresciuto artisticamente ma ha affrontato soprattutto il rapporto padri e figli, da “La ricerca della felicità” (2006) a “Padri e figlie” (2015), guarda caso i più riusciti, in cui il deludente “L’estate addosso” (2016) fa da film di transizione, ovvero del passaggio/ritorno a casa per riagganciare tematiche familiari italiane che diventano universali, perché realistiche e quotidiane, in qualche modo autobiografiche.

Non a caso, il regista confessa:

“Dopo 12 anni di vita e di lavoro a Los Angeles, dopo aver viaggiato fisicamente ed emotivamente in luoghi lontani scoprendo cose che mai avrei immaginato, il mio è un vero ritorno  a casa, anzi una sorta di ritorno ad Itaca di un Ulisse un po’ più adulto, che ha visto e vissuto tanto. Fare film permette di aprire la mia finestra sul mondo e restituire il mio sguardo da esploratore e osservatore. Qui c’è forse una sintesi di quello che ho realizzato finora”.

E, per disegnare un sincero quadro famigliare – il film della sua maturità -, non poteva che affidarsi a un cast di attori, alcuni di loro cresciuti insieme a lui, eterogeneo ed efficace – come precedentemente avevano fatto il suoi illustri maestri – che danno vita con naturalezza e credibilità a una ‘famiglia allargata’ che si consolida anche sul set sulle note di “Bella senz’anima”. Anche quando non manca qualche pecca (o qualche eccesso), soprattutto nei dialoghi, da tanto tempo punto debole del nostro cinema.

Eccoli in ordine alfabetico: Stefano Accorsi (Paolo), Carolina Crescentini (Ginevra), Elena Cucci (Isabella), Tea Falco (Arianna), Pierfrancesco Favino (Carlo), Claudia Gerini (Beatrice), Massimo Ghini (Sandro), Sabrina Impacciatore (Sara), anche collaborazione alla sceneggiatura; Gianfelice Imparato (sacerdote), Ivano Marescotti (Pietro), Giulia Michelini (Luana), Sandra Milo (Maria),  Giampaolo Morelli (Diego), Stefania Sandrelli (Alba), Valeria Solarino (Elettra), Gianmarco Tognazzi (Riccardo) e, fra figli e nipoti, Christian Marconcini (Vittorio), Elena Minichiello (Anna), Renato Raimondi (Edoardo), Elena Rapisarda (Cristina), Elisa Visari (Luna).

Nelle sale italiane dal 14 febbraio presentato da Leone Film Group e O1 Distribution