“La forma dell’acqua – The Shape of Water”

Finalmente nei cinema italiani il vincitore del Leone d’Oro alla 74.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ora candidato a ben 13 Oscar, “La forma dell’acqua” (The Shape of Water) del messicano Guillermo del Toro. Un appassionato omaggio al cinema tout court in un’opera tra fantascienza e favola, spy story e mélo, piena zeppa di citazioni e riferimenti al cinema di genere e non. A partire dall’uomo-pesce il cui riferimento ‘fisiologico’ diretto è “Il mostro della laguna nera” di Jack Arnold (1954) e sequel, sofisticato e corretto. Ma “La forma dell’acqua” è una fiaba dark romantica, cinefila e commovente, con tanti rimandi e riflessioni (dalla diversità al pregiudizio, dal razzismo alla politica, dall’amore all’amicizia, da “La bella e la bestia” a “Il gobbo di Notre Dame”).

Tanti i film e serie tivù che passano attraverso un televisore in bianco e nero (quasi) sempre acceso: dai musical anni ’30/’40, con Shirley Temple (con Bill ‘Bojangles’ Robinson) e Betty Grable, Carmen Miranda e Alice Fay (canta “You’ll Never Know”, poi replicata da Elisa), ai biblici (“La storia di Ruth” è in programma doppio con “Mardì Grass”, nel cinema sottocasa, in cui entrano i protagonisti); dai telegiornali dell’epoca al telefilm “Mr. Ed – Il cavallo parlante”. Un magnifico viaggio non solo per appassionati, perché in fondo ci passa davanti tutto il cinema, attraverso i film e i generi che del Toro ama e ha amato, sullo sfondo della guerra fredda che entra di prepotenza nella storia.

Nato da un’idea dello sceneggiatore e amico Daniel Kraus, sceneggiata dal regista con Vanessa Taylor, “The Shape of Water” narra l’incontro di due solitudini e due diversità. La storia, ambientata nel 1962 (ma l’ambientazione è cupa e soprattutto notturna, più vintage), della dolce Elisa (l’inimitabile Sally Hawkins, alla seconda nomination dopo “Blue Jasmine” e Golden Globe per “La felicità porta fortuna”), una giovane muta che lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico top secret di Baltimora.

Elisa è legata da profonda amicizia alla collega afroamericana, Zelda Fuller (la sempre brava Octavia Spencer), che lotta per i suoi diritti dentro il matrimonio e la società, e Giles (impagabile il veterano Richard Jenkins, anche lui alla seconda nomination dopo “L’ospite inatteso”), vicino di casa omosessuale, discriminato sul lavoro. Diversi in un mondo di mostri dall’aspetto rassicurante, scoprono che in laboratorio sopravvive a malapena in cattività una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità, torturata da un sadico agente della sicurezza (Michael Shannon), contro la volontà dell’ambiguo scienziato russo (Michael Stuhlbarg (da “Il ponte delle spie” a “Chiamami col tuo nome”). A scoprirle è proprio Elisa che, condannata al silenzio e alla solitudine, si innamora ricambiata di quel misterioso essere, capace di vivere tra acqua e aria.

Nel cast anche Doug Jones (la creatura anfibia), David Hewlet (Fleming), Nick Searcy (general Hoyt), Lauren Lee Smith (Elaine Strickland), Stewart Arnott (Bernard), Nigel Bennett (Mihalkov), Martin Roach (Brewster Fuller), John Kapelos (Mr. Arzoumanian) e Morgan Kelly (ragazzo). Le musiche sono del pluripremiato Alexandre Desplat, Oscar per “Gran Budapest Hotel” su 9 nomination e già insignito col Golden Globe. Il direttore della fotografia del danese Dan Laustsen, alla prima nomination.

Nelle sale italiane dal 14 febbraio distribuito da 20th Century Fox Italia