E’ la Repubblica Ceca la nazione del Festival

  E’ di questi giorni l’annuncio che la Repubblica Ceca sarà l’ospite della cinquantunesima edizione del Festival delle Nazioni che avrà luogo a Città di Castello da martedì 5 agosto a venerdì 7 settembre.  Questo che risulta essere il festival più longevo del nostro paese, nato col proposito di ospitare ogni anno la civiltà musicale di una specifica nazione, negli ultimi anni ha arricchito le primitive intenzioni  con un progetto che tiene conto delle realtà storiche oltre che musicali con agganci all’attualità. L’ampio progetto dedicato alla Grande Guerra, inaugurato nel 2014, anno della ricorrenza del centenario, dopo l’omaggio all’Armenia si sviluppò nel triennio successivo con i focus su Austria, Francia Germania. In un immediato prosieguo, dalle ceneri dell’impero austro ungarico nasceva nel 1918 (altra ricorrenza), la nazione cecoslovacca, che nel 1993 doveva scindersi in Repubblica Ceca (comprendente le regioni di Boemia e Moravia), e Slovacchia.

  Così si è espresso il presidente Giuliano Giubilei: “Sulla scia del successo della cinquantesima edizione, il Festival delle Nazioni vuole confermarsi come una realtà che non fa solo intrattenimento, ma che attraverso la musica e le altre espressioni artistiche permette a chi la segue di sviluppare conoscenze e, dal confronto con altre identità culturali, di comprendere più profondamente la propria.”

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Chiesa di San Domenico

  “Nella prossima programmazione – ha spiegato il direttore artistico Aldo Sisillo – incontreremo gli autori che hanno caratterizzato la storia musicale della Repubblica Ceca. A cominciare da Bedrich Smetana, l’anima romantica della Boemia, uno degli esponenti più autorevoli di quelle storie nazionali dei paesi del centro-Europa che posero le basi per la crescita delle identità nazionali durante il diciannovesimo secolo”.

  Si chiama Moldava, dal nome del fiume che bagna Praga, la sinfonia più conosciuta di Smetana, compresa in un ciclo dal titolo Ma vlast (La mia patria), di cui fanno parte sei poemi sinfonici ciascuno dei quali descrive alcuni aspetti del paesaggio, della storia o d’una leggenda della Boemia. Mentre del fiume che attraversa tutta la nazione, il compositore lo segue dalle sorgenti sino allo sbocco dell’Elba, passando per la capitale, Praga. Oltre a Smetana, Aldo Sisillo ha annunciato che saranno in programma musiche di Leos Janacek, Antonin Dvorak e altri autori meno noti e eseguiti come il violinista e compositore Josef Suk, o musicisti contemporanei del calibro di Pavel Sporci  e Ales Brezina.

  Come si evince dei programmi degli scorsi anni, i giorni del festival, oltre alle musiche, si arricchiranno di una serie di iniziative, come mostre, manifestazioni a latere della nazione prescelta, spettacoli di prosa e altro, oltre ai corsi di perfezionamento con premiazione finale del miglior partecipante, scelto da una giuria che fa capo al direttore artistico. Ma questo verrà precisato a tempo debito. I luoghi dei concerti sono tra i più suggestivi, distribuiti tra Città di Castello (la medievale chiesa di San Domenico, l’imponente Museo Burri ricavato dagli antichi essiccatoi del tabacco) e i paesi limitrofi.

Ivana Musiani

 

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