La conferma di Lina Sastri

  Ci sta che Lina Sastri, esaltata dall’ovazione ricevuta alla prima romana del suo ‘Appunti di viaggio’, saltelli sul palco urlando: “E mentre c’è Sanremo in tv!”. In effetti, il confronto tra la qualità media delle canzoni del Festival e quella complessiva dello spettacolo in scena alla Sala Umberto fino al 18 febbraio è impietoso quanto impraticabile: mediocre in modo sconcertante la prima, eccelsa la seconda. E, seppure sia vero che Sanremo non seleziona il meglio della produzione musicale italiana dell’anno (anche se viene da chiedere quale sia il criterio, allora), è anche vero che lo spettacolo dell’artista napoletana raccoglie solo poche briciole dell’immenso patrimonio artistico della città. In non molti altri posti, forse solo a Venezia, stereotipo e realtà coincidono come a Napoli: l’immaginario è effettivo, reale, tangibile. Nella cortesia delle persone, nella fantasmagoria dei colori, nella convivenza stridente degli opposti, nella ricchezza e nelle varietà dei tesori esposti e aperti al pubblico, così come in quelle celate negli anfratti più fatiscenti. In una miniera musicale e artistica inesauribile, incredibile.

  Di questa napoletanità Lina Sastri è un’interprete ideale perché, come lei stessa spiega nello spettacolo, si è liberata dalle tentazioni alternative, contestatrici e protestatarie come da un peccato di gioventù, del quale si è pentita. Ha sposato la tradizione perché ha capito che in essa è contenuto tutto e il suo contrario, un po’ come nelle scene da un matrimonio delle quali racconta, e a cui assisteva da bambina, quando le dolci melodie materne si fondevano con i ritmi sudamericani importati dal padre.

  In qualche modo, questo racconto autobiografico non sorprende perché conferma: c’è quello che ci deve essere, come contenuti e come qualità, stile, presenza scenica, personalità vocale (vengono alla mente gli show di Massimo Ranieri, per fare un paragone). Lina Sastri viaggia dal debutto in Masaniello alle prime esperienze teatrali con Eduardo e Patroni Griffi, dal cinema alla musica, fino alla sintesi perfetta del teatro musicale. Il repertorio, a proposito di musica, è quello atteso – in sala abbiamo incontrato uno spettatore che vedeva ‘Appunti di viaggio’ per la quinta volta – da Assaje di Pino Daniele alla Madonna de lu Carmine di Roberto De Simone, da Reginella a Maruzzella. I classici, insomma, rispetto ai quali gli inediti contemporanei sono in qualche modo degli omaggi deferenti.

  Una nota biografica merita di essere evidenziata: Lina Sastri debutta a 17 anni, senza essere mai stata prima in un teatro ‘vero’. È la dimostrazione non solo che il talento dell’artista basta a se stesso, non a caso su di lei hanno investito tanti autori prestigiosi, ma anche che la folgorazione spesso è più luminosa se colpisce le persone che apparentemente vivono più nel buio. L’accompagna un sestetto di grande livello.

Battista Falconi